sabato 5 agosto 2017

lavie.fr
(Intervista a Anne-Marie Pelletier, a cura di Sixtine Chartier) Il 5 agosto 2017 è il decimo anniversario della morte di Aron Jean-Marie Lustiger, cardinale arcivescovo di Parigi. La teologa Anne-Marie Pelletier, decorata con il premio Ratzinger nel 2014, membro dell'Istituto Jean-Marie Lustiger, lo ha conosciuto bene e parla del segno da lui lasciato nella diocesi di Parigi e nella Chiesa francese.
A dieci anni dalla morte, che cosa resta oggi dell'azione di Jean-Marie Lustiger?
Passare in rassegna le rubriche che strutturano il convegno che si terrà in ottobre per il decimo anniversario della sua morte è forse il modo migliore di evidenziare ciò ne è della sua memoria. Il programma presenta diversi aspetti della personalità e della storia di Jean-Marie Lustiger, come parroco a Parigi, pastore, arcivescovo, come ebreo, amico di Giovanni Paolo II, come accademico. Ma questo convegno elenca anche i molteplici aspetti della sua azione: nel governo della diocesi, nella Chiesa universale, ma anche nella società francese, quando dovette prender parte alle dispute politiche della vita della nazione. Mette in evidenza anche quella che resta la parte più importante della sua eredità: il suo contributo decisivo alla comprensione da parte dei cristiani del mistero di Israele, o, ancora più esattamente, alla comprensione di se stessa da parte della Chiesa alla luce del mistero di Israele.
Quali sono stati i grandi cantieri del cardinal Lustiger a Parigi?
Sono stati molteplici perché, ai suoi occhi, la missione della Chiesa doveva essere onorata in tutte le sue dimensioni e secondo tutte le risonanze che trovava nella grande città. Una delle sue priorità fu certamente, in conformità con la sua missione di vescovo, ma anche con una gravità particolare, quella di educare i cristiani ad una fede solida, interrogata e interrogante. Fin dall'inizio del suo episcopato, ha promosso luoghi di formazione per i laici e per i preti. Ma il compito di evangelizzazione era il suo rovello continuo. Entrare in comunicazione con i giovani lontani dalla Chiesa fu una delle sue preoccupazioni, culminate nelle Giornate mondiali della Gioventù nel 1997 a Parigi. E anche entrare in comunicazione con la folla scristianizzata della capitale. Per mobilitare le forze vive della diocesi, inaugurò nel 1990 una “Marcia del Vangelo”, versione personale dei sinodi diocesani. Convinto delle risorse spirituali della creazione artistica, fu anche costruttore di chiese. Sensibile alle esigenze nuove della comunicazione, fondò Radio Notre-Dame, poi KTO, dove faceva sentire anche personalmente la voce della Chiesa con una facilità e una forza singolari. Bisognerebbe anche citare il suo impegno per l'Europa in moltissimi suoi interventi.
Potremmo dire che ha fatto entrare la diocesi di Parigi in una nuova era?
Quando è diventato arcivescovo di Parigi nel 1991, tutta la Chiesa stava vivendo giorni intensi. Era percorsa dalle evoluzioni e dai dibattiti post-conciliari, ma anche toccata dall'avvento nel 1978 di Giovanni Paolo II. Fu in questo contesto che Jean-Marie Lustiger fu chiamato a far vivere, a livello della diocesi, delle convinzioni teologiche ed ecclesiali forti, maturate nel corso delle sue esperienze precedenti. Tutto rappresentò necessariamente delle novità. Incontestabilmente, fecce soffiare un vento dinamizzante sull'istituzione, suscitando anche critiche e resistenze. Così come aveva scosso dal suo letargo una parrocchia di Parigi, prese rapidamente delle decisioni fondamentali sulla natura della Chiesa, sulla sua visibilità, sulla sua missione. La forza della sua personalità imponeva un
“ritorno al centro”, per citare il titolo di un'opera del teologo Hans Urs von Balthasar, che il cardinale ammirava molto.
Dando impulso a tutti questi cambiamenti, ha segnato una rottura con i metodi e l'eredità del suo predecessore, il cardinal Marty. Ciò che ha istituito, ha avuto un avvenire dopo di lui, o tutto dipendeva dalla sua personalità eccezionale?
La Chiesa di Parigi, lo si può notare, vive attualmente nel quadro di istituzioni volute, pensate e attuate da Jean-Marie Lustiger. Attraverso tutto questo, la visione che il cardinale aveva della Chiesa ha continuato ad incarnarsi e a portare i suoi frutti nel corso dell'ultimo decennio. Non dimentichiamo che aveva la forte preoccupazione di  lavorare per la durata, di incarnare le sue intuizioni e i suoi progetti in istituzioni perenni. Così, ad esempio, ha voluto l'esistenza del
Collège des Bernardins  come luogo fisicamente  basato sulla memoria della Chiesa e aperto al mondo di oggi. È stato, in senso stretto, un edificatore. E tutto questo va al di là della sua persona, al punto che molti di coloro che frequentano oggi queste istituzioni possono ignorare praticamente tutto di
lui. È la funzione dell'Istituto Jean-Marie Lustiger, da diversi anni, far sì che l'eredità da lui lasciata continui ad essere fonte di ispirazione. Lo specifico di una grande personalità è proprio quello di mettere in atto delle realtà che vanno oltre il tempo limitato della sua esistenza.
Quale è stato il suo impatto sulla formazione dei preti della diocesi? Ha riformato la formazione?
La formazione dei preti era al centro delle sue preoccupazioni. Fin dal 1981 aveva deciso di fondare un seminario a Parigi, sotto la sua autorità di vescovo. Introduceva la novità di un anno preparatorio di formazione spirituale, di uno stile di insegnamento originale, in cui la Scrittura aveva un posto centrale. La novità anche di una vita comunitaria dei seminaristi in “case”. Di tutto questo ha parlato con passione in un libro, Les prêtres que Dieu donne,  uscito nel 2000. Fino alla fine ha avuto questa preoccupazione di veder nascere una generazione di preti ben preparata intellettualmente e spiritualmente. E ha celebrato con ardore la magnificenza della chiamata ad “essere prete di Cristo”.
Si può parlare di una “generazione Lustiger” nella diocesi di Parigi, in particolare per i preti? Quali sarebbero le sue caratteristiche?
Mi permetta di rispondere indirettamente. Quando era lui stesso “parroco di Parigi”, secondo il titolo che figura sul volume dei Sermons  pubblicato nel 1978, ha mostrato chiaramente in che cosa consistevano la missione e la responsabilità di un pastore donato da Dio a una comunità di battezzati. Ha manifestato come la Parola di Dio era fondamento, nutrimento, e insieme insistenza critica, al principio della vita ecclesiale. Il modo in cui lavorò allora alla creazione di un corpus di
canti liturgici rigorosamente scritturistici è, a questo riguardo, esemplare. Coloro che furono suoi parrocchiani impararono da lui, con vigore, come la celebrazione eucaristica nutrisse in ciascuno di loro la capacità missionaria. Ha insegnato loro la vera identità della Chiesa suscitata da Dio e guidata da lui alla sequela di Cristo. Questa è la matrice della formazione dei preti che ha voluto mettere in atto in modo nuovo.
Allora, possiamo dire che è anche il profilo caratteristico della generazione di preti che ha suscitato?
In effetti, bisogna chiederselo. Jean-Marie Lustiger si riconoscerebbe nell'insieme della generazione attuale del clero formato nella diocesi? Non ci nascondiamo che esiste oggi un incontestabile ritorno del clericalismo. Per chi, come me, è stato testimone degli anni della Parrocchia di Sainte-Jeanne, c'è materia di riflessione. La mia convinzione è che, per ravvivare la verità del ministero presbiterale, dovremmo rivisitare proprio gli anni anteriori all'episcopato. Dovremmo meditare sulla testimonianza che ci danno di una ecclesiologia notevolmente inclusiva, che cioè univa preti e laici in una stessa esperienza spirituale a densità quasi mistica, poiché si tratta di essere configurati su Cristo e di essere sacramento di Cristo per il mondo. Niente di più, ma niente di meno, insomma, rispetto alla teologia della Lumen Gentium, con tutta la sua generosità fondata su una teologia integrale della grazia battesimale. Insomma, ancora una volta, tutto un programma...
Il suo successore, Mons. André Vingt-Trois, era uno dei suoi collaboratori. Ha assunto, e se sì, come, l'eredità di Mons. Lustiger?
Mons. Vingt-Trois è stato molto vicino a Jean-Marie Lustiger, da prima che quest'ultimo diventasse cardinale. La sua priorità è stata incontestabilmente quella di assicurare il futuro di tutto ciò che era stato creato e attuato dal predecessore. Sono due uomini dai profili psicologici molto diversi, ma sono stati in profonda connivenza nella percezione dell'identità della Chiesa, della sua missione, delle priorità da onorare perché Cristo sia autenticamente manifestato in un mondo difficile, ambiguo, in preda a tentazioni molto pericolose. In realtà, il nostro presente non è più esattamente il mondo in cui ha operato Jean-Marie Lustiger. Sono nati nuovi problemi, si sono accentuate delle minacce. Ma la griglia dell'analisi, come la bussola dei due cardinali, è stata la stessa. Sia per l'uno
che per l'altro, la rivelazione biblica è lo svelamento delle grandi tentazioni spirituali che continuano a travagliare l'umanità. E il Vangelo è il segreto di una invincibile speranza che, all'interno di una chiaroveggenza senza concessioni, deve impedirci di rinchiuderci nel pessimismo e nella denigrazione.
Mons. Vingt-Trois andrà presto in pensione, la diocesi di Parigi si trova a vivere un periodo di transizione. Come può affrontarlo? Ricentrandosi sull'eredità di Mons. Lustiger?
Senza dubbio questa scadenza è una data importante per la vita della diocesi. Deve essere, più che mai, l'occasione di vivere guardando avanti. E cioè il contrario di una problematica di “ricentramento” su ciò che è stato e che non è più. Come se la salvezza consistesse nel ripetere o nell'immobilizzarsi nel riferimento ad una personalità, anche se eccezionale. Dobbiamo accettare che i tempi si rinnovino, anche all'interno della Chiesa. Dobbiamo credere che esiste una novità buona che, senza annullare ciò che precede, dilata la visione che la Chiesa ha di se stessa, del mondo e della sua missione. Lo stile di papa Francesco non è quello di Giovanni Paolo II... Eppure è la stessa fede, lo stesso Cristo, la stessa Chiesa. Anzi, è perfino ancor più la Chiesa quando essa si arricchisce di nuovi modi di intendere e di seguire l'appello del Vangelo. Nello specifico, chi intende essere fedele a Jean-Marie Lustiger deve, alla sua scuola, mi sembra, avere il coraggio di aver fiducia nel futuro. Il cristianesimo sta appena cominciando, ripeteva. Non c'è migliore convinzione per contrastare le paure e i ripiegamenti dettati dal timore...
(traduzione: www.finesettimana.org)