sabato 12 agosto 2017

Francia
(Fratel Alois) Siamo nel pieno di una bella estate e vorrei esprimere stasera [10 agosto] la mia ammirazione per coloro che rimangono a lungo sulla collina, i permanenti che sono qui per un anno e i volontari di qualche settimana. Con il loro impegno, essi sostengono enormemente i nostri incontri. Tra di essi si trovano circa centoventi giovani provenienti da Asia, Africa, America latina e Vicino oriente. Per la maggior parte, si tratta della prima volta in Europa. Tutto è diverso: il cibo, il clima, il modo di vivere i rapporti umani. Gli diciamo grazie per essersi avventurati fin qui. Vorremmo ascoltarli per meglio comprendere il loro paese e come ci vivono da cristiani.
Quest’estate, la presenza di arabi cristiani è notevole: dall’Egitto, dalla Palestina, dalla Giordania, dal Libano. Spesso conoscono delle tensioni nei propri paesi. Per accoglierli ci siamo messi a cantare in arabo Ubi caritas Deus ibi est. Quale stupore per molti scoprire che in arabo Dio si dice Allah e che, da sempre, cristiani e musulmani utilizzano la stessa parola. Vorremmo essere vicini a questi giovani arabi cristiani. A fine settembre, alcuni frati tra di noi andranno in Egitto insieme a un centinaio di giovani europei e mediorientali per vivere alcuni giorni di condivisione e di preghiera con cento coetanei egiziani. Alcuni frati visitano anche il Libano. Vi scoprono numerose iniziative che permettono un dialogo tra cristiani e musulmani. Siamo felici di accogliere qui attualmente due giovani musulmani del Libano, Mohamad e Ali. Li ringrazio di avere il coraggio di venire a vivere in un luogo cristiano.
Tutti insieme possiamo realizzare sulla collina una vita di condivisione. La semplicità che accettate aiuta enormemente: le lunghe file per i pasti, stare inginocchiati o seduti per terra in chiesa, la mancanza di wi-fi. Insomma: condividere le stesse condizioni semplici favorisce la creazione dell’amicizia. Avete ricevuto all’inizio della settimana le proposte per il 2017. La seconda invita proprio a «semplificare la nostra vita per condividere». Per noi frati, una semplificazione continua e uno spirito di condivisione sono fondamentali. Ci addestrano a diventare come un microcosmo di fraternità universale. Per le prime comunità cristiane, la condivisione materiale faceva parte integrante della fede per Cristo. Se le nostre comunità, le nostre parrocchie, i nostri movimenti potessero prestare più attenzione ed energie a una tale condivisione, saremmo un più chiaro segno del Vangelo. In Cristo Gesù, Dio è venuto a condividere la nostra condizione umana fino alla morte, perfino una morte violenta sulla croce. E Gesù è risorto. Quando riponiamo la nostra fede in lui, egli ci rende testimoni del suo amore. Ci ispira dei gesti di condivisione di fronte alla sofferenza umana, all’umiliazione della povertà, alle prove dei senzatetto e dei migranti.
Dobbiamo avere il coraggio di andare verso gli altri, anche con pochissimi mezzi, quasi nulla. Condividere il nostro tempo è già importante in un mondo che ci spinge a essere efficaci e a non perdere tempo. Cerchiamo uno stile di vita semplice. Ci aiuta a meglio apprezzare il dono e la bellezza della creazione. È vero che possiamo avere paura di condividere ciò che abbiamo. Ma quando superiamo le nostre resistenze, scopriamo una gioia. Lo vediamo ogni anno durante l’incontro europeo che organizziamo dopo Natale in una grande città del continente. L’ospitalità offerta a migliaia di giovani dona una grande gioia a coloro che sono accolti come a quelli che li accolgono. Quindi il benvenuto a Basilea per il prossimo incontro europeo si preannuncia molto caloroso. Nella misura in cui cerchiamo la prossimità di Cristo, diventiamo liberi per una vita di condivisione. Ma è allora essenziale radicare il nostro impegno nell’amore di Dio per noi. Per questo ci ritroviamo qui in chiesa tre volte al giorno. Si tratta di attingere alla fonte dell’amore: rivolgerci al Cristo che ha aperto questa fonte sulla croce, accogliere lo Spirito santo che fa scorrere questa fonte in noi giorno e notte.
A Taizé siamo molto riconoscenti dell’incoraggiamento che Papa Francesco ci trasmette per una vita nella gioia, nella semplicità e nella condivisione con i più poveri. Mi ha già accolto tre volte in un incontro personale. Questa settimana gli ho scritto per raccontargli quello che viviamo questa estate. Vorrei chiedervi di pregare per lui ogni giorno. Anche un sospiro in una frazione di secondo basterà. Al di là dei credenti cattolici e perfino al di là dei cristiani, egli fa sorgere una speranza di pace nell’umanità.
L'Osservatore Romano, 11-12 agosto 2017.