mercoledì 9 agosto 2017

Ecuador
L’episcopato sulla crisi politica e sociale. Al primo posto il bene dell’Ecuador
L'Osservatore Romano
«Noi vescovi dell’Ecuador esprimiamo la nostra preoccupazione e chiediamo a coloro che hanno responsabilità politiche, e ai cittadini, che sia rispettato il paese come istituzione e che il bene comune sia messo al primo posto rispetto agli interessi di partito e ideologici, così come indicano la nostra Costituzione e la volontà popolare emersa dalle urne».
È quanto afferma la Conferenza episcopale in merito alla crisi politica che la nazione sudamericana sta vivendo in questi giorni. A soli quattro mesi dalle elezioni presidenziali e a tre dall’insediamento del presidente Lenín Moreno, infatti, lo stesso capo dello stato ha tolto tutte le deleghe al suo vice Jorge Glas, fedelissimo dell’ex presidente Rafael Correa, per il suo coinvolgimento nell’inchiesta Odebrecht su presunti casi di corruzione, partita dal Brasile e diffusasi in diversi altri paesi del continente.
È presto per capire se il partito di maggioranza rischi divisioni insanabili. Fin da subito dopo l’insediamento però sono apparse evidenti le divergenze di vedute tra presidente (propenso a qualche discontinuità, soprattutto nello stile, rispetto a Correa) e il suo vice. In ogni caso si tratta di una situazione politica molto delicata, anche in considerazione della crisi in atto in Venezuela.
In un comunicato il consiglio di presidenza della Conferenza episcopale afferma che «questa rottura non può né deve distrarre il paese dal cammino intrapreso dal presidente della Repubblica né mettere in ombra l’azione della magistratura e degli organi di controllo dello stato contro la corruzione. Il momento che stiamo vivendo esige che tutti, governanti e governati, mostrino equilibrio, trasparenza e rispetto della legge». I vescovi si dicono dunque preoccupati soprattutto per le possibili ricadute della crisi sulla popolazione. «Siamo principalmente preoccupati — si legge nel comunicato — per l’impoverimento del nostro popolo, prima vittima della crisi economica ed etica; esso soffre sulla propria carne delle conseguenze di una corruzione che, in alcun modo, può restare impunita, poiché sempre l’impunità causa ancora maggiore corruzione».
Già nell’aprile scorso, di fronte alle contestazioni e alle denunce di brogli che erano state avanzate a seguito del risultato elettorale, i vescovi erano intervenuti per richiamare tutte le parti a lavorare per il bene del paese. «Mai violenza, sia da parte del potere che dell’opposizione, ma cammino verso la pace, lo sviluppo e la democrazia», è stata l’esortazione dell’episcopato ecuadoriano.
L'Osservatore Romano, 9-10 agosto 2017