mercoledì 2 agosto 2017

Colombia
Papa Francesco in Colombia. I luoghi di Medellín nel ricordo di Paolo VI e della sua enciclica Popolorum progressio (15) 
(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) La terza giornata di Papa Francesco in Colombia - sabato 9 settembre - sarà dedicata alla chiesa e al popolo della città di Medellin; qui, alle ore 10:15 (17.15 in Italia) i fedeli della città e della regione potranno assistere alla Celebrazione Eucaristica nell'aeroporto Enrique Olaya Herrera, lo stesso luogo dove la celebrò Papa Wojtyla il 5 luglio 1986. Nel pomeriggio il Pontefice incontrerà i sacerdoti, le religiose, i religiosi e i seminaristi della città nello stadio coperto La Macarena ma prima ancora Francesco farà visita alla casa famiglia Hogar San José, un tipo di incontro a cui Papa Bergoglio non rinuncia in nessuno dei suoi Viaggi.
Medellín non ha ospitato Papa Paolo VI nel corso della sua Visita Apostolica del 1968, eppure tra Papa Montini e questa località, molto famosa e molto importante per i cattolici latinoamericani, esiste un rapporto molto stretto al punto che in molti casi dire Medellín è come dire papa Paolo VI. E ciò semplicemente perché la città è stata la sede della Seconda Conferenza generale degli Episcopati dell'America Latina, conferenza inagurata da Paolo VI nella città di Bogotá il 24 agosto 1968, quasi un anno mezzo dopo la pubblicazione dell'Enciclica Popolorum progressio che nella regione ebbe un grandissimo impatto.
Aeroporto Olaya Herrera
La struttura sorge a sud-ovest della città di Medellin e serve voli internazionali, nazionali e regionali, è il secondo aeroporto della Colombia per volume di traffico aereo. Deve il suo nome a quello dell'ex presidente del paese Enrique Olaya Herrera, decisione presa dal consiglio di Medellin già nel 1932, anno in cui furono terminati i primi lavori per la costruzione, voluta da tre potenti famiglie della città, di un aeroporto adatto a gestire i primi traffici aerei di larga scala.
Hogar San José
La storia di questo istituto affonda le radici all'inizio del secolo XX, quando Medellin era ancora un centro urbano che si stava lentamente riprendendo dalla Guerra dei Mille Giorni (una guerra civile che sconvolse la Colombia tra il 1899 e il 1902) che aveva profondamente segnato il paese. In città il numero di orfani e bambini costretti a vivere per strada, perché ormai senza casa e famiglia, era molto alto, così un missionario dell'epoca decise di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita dei tanti orfani di guerra e, assieme ad altre persone e con l'aiuto dell'arcivescovo, fondò l'orfanotrofio di san José, oggi conosciuto come Hogares san José. La struttura sorge da sempre nel quartiere Boston, nel centro di Medellin, ed è il centro di assistenza sociale più antica della città, accogliendo bambini e giovani da ogni parte del paese: nato prima come orfanotrofio misto già nel 1955 le bambine vennero alloggiate nella struttura del quartiere Boston, mentre i bambini nel comprensorio più recente di Las Palmas.
Da 25 anni l'Hogar San José è retto da mons. Armando Ortiz Santamaría sotto la cui direzione sono stati seguiti centinaia di bambini, dalla prima infanzia alla formazione scolastica elementare. Sono previsti inoltre corsi di avviamento superiore per quei bambini che, una volta cresciuti, continuano ad avere bisogno di un luogo dove poter condurre una vita serena. I bambini che arrivano qui provengono spesso da nuclei familiari pressoché assenti o dove la violenza, la povertà, la prostituzione rendono impossibili una corretta educazione e formazione.
Oggi sono circa cinque le strutture che ospitano orfani, bambine e bambini, ragazze e ragazzi che sono stati affidati alle istituzioni perché tolti alla patria potestà: in totale sono più di 600 a beneficiare dell'opera di assistenza, educazione e reinserimento delle Hogar San José.
Stadio coperto La Macarena
Anche se porta il nome di stadio La Macarena nasce come plaza de toros, quindi come arena per le corride, "esportate" in quelle aree del Sud America dove l'influenza spagnola era più forte. La passione per le corse dei tori è infatti molto antica in Colombia e la struttura sorge in una piazza - Circo el palo - famosa per essere stata in precedenza il luogo dove si tenevano fiere taurine, corse e festeggiamenti. Con una capienza di 12.865 spettatori lo stadio fu inaugurato il 4 marzo 1945 e da allora ogni anno, nei mesi di gennaio e febbraio, si celebra la tradizionale Fiera Taurina de La Macarena: un evento di fama mondiale nell'ambiente della tauromachia. Tuttavia La Macarena ospita ormai da anni eventi non necessariamente legati al mondo dei tori ed è diventata una location di concerti e altri eventi musicali.
In America Latina il ricordo di Paolo VI, sempre attuale e vivo, è legato fortemente alla città di Medellìn che però lui non visitò mai ...
Pablo VI, primo Papa a recarsi nel continente americano, arrivò in Colombia il 22 agosto 1968 e ripartì verso Roma il 24. Il suo, quindi, fu un viggio lampo che si tenne nella sola capitale, Bogotá. Eppure nel ricordo il nome di Paolo VI è inseparabile dal nome della città di Medellín, anche se non la visitò mai. Si tratta di un qulacosa del tutto comprensibile. Papa Montini si recò in Colombia per due motivi principali: il Congresso Eucaristico e l'apertura, il 24 agosto, della Seconda Conferenza generale degli Episcopati latinoamericani, coordinati dal Celam.
La Prima Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano fu celebrata nel 1955 a Rio de Janeiro dal 25 luglio al 4 agosto per iniziativa di Papa Pio XII con Lettera Apostolica d'indizione Ecclesiam Christi. Fu inaugurata dal cardinale Adeodato Giovanni Piazza, Segretario della Sacra Congregazione Concistoriale, con una funzione religiosa solenne nella chiesa di Nostra Signora di Candelária. Al termine delle sessioni, i 96 Ordinari, di cui 6 cardinali, rappresentanti di tutta la gerarchia cattolica del continente produssero un documento costituito da 11 titoli e un'appendice. Gli argomenti trattati durante i dieci giorni della conferenza furono: Le vocazioni e la formazione del clero secolare; il clero nazionale; i religiosi; Ausiliari del clero; Organizzazione della cura delle anime; mezzi speciali di propaganda; movimenti protestanti e anti-cattolici conservazione e difesa della fede; problemi sociali; Missioni, indigeni e persone di colore; immigrazione e marittimi; il problema della scarsità di clero e possibili soluzioni; Consiglio Episcopale Latino-americano. L'assemblea in particolare approvò all'unanimità la richiesta alla Santa Sede, di creazione del "Consiglio Episcopale Latino-Americano" (CELAM) in seguito costituito con l'approvazione papale il 24 settembre 1955.

La Seconda Conferenza Generale dopo quella di Rio de Janeiro si tenne in Colombia, a Medellín, nel 1968 e la sua inaugurazione, tenutasi però a Bogotà, fu presieduta da Papa Paolo VI, evento unico, inatteso e storico. 
Papa Paolo VI visita la Colombia i giorni dell'invasione sovietica della Repubblica Cecoslovacca e la fine della "Primavera di Praga"
Il 22 agosto 1968, Papa Montini così si congedò presso l'Aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma: "Prima di partire, Ci sentiamo obbligati a ringraziare ed a salutare quanti hanno voluto, nonostante l’ora mattutina, e a Nostro malgrado, venire all’aeroporto per augurarci il «buon viaggio» e ad assicurarci dell’unione dei loro cuori e delle loro preghiere in questo Nostro intervento al Congresso Eucaristico Internazionale di Bogotà e all’Assemblea generale dell’Episcopato Latino-Americano. Ringraziamo cordialmente tutti i presenti e tutti coloro che sono da loro qui rappresentati: anche Noi vi avremo presenti nel Nostro spirito e nella grande celebrazione di carità e di unità, che Ci attende. Ma non possiamo lasciare voi e quanti vedono la scena della Nostra partenza e ascoltano la Nostra voce, mediante la Radio e la Televisione, senza confidarvi l’acerba amarezza e la grande ansia che pesano sull’animo Nostro a causa degli avvenimenti in corso nella Cecoslovacchia."
Quanto fosse grande e grave la preoccupazione del Papa lo dimostrano queste parole aggiunte subito dopo: "Saremmo disposti a rinunciare all’istante al Nostro viaggio, se sapessimo che la Nostra presenza e la Nostra opera potessero servire a qualche cosa per impedire l’aggravarsi dei mali, che già opprimono quella a Noi sempre cara Nazione, e per scongiurarne le disastrose conseguenze, che purtroppo non è temerario prevedere. Ancora una volta la forza delle armi sembra voler decidere delle sorti d’un Popolo, della sua indipendenza, della sua dignità; la tranquillità dell’Europa è scossa, compromessa quella del mondo; e la pace, che la maturità dei tempi, anche per un insopprimibile senso cristiano, va cercando e costruendo, dopo le fierissime esperienze delle guerre passate ed anche di quelle in corso, la pace è fieramente vulnerata. Dio voglia che non lo sia mortalmente. Vivamente Ci rattrista questa ferita all’incolumità d’un Paese, alle buone relazioni fra i Popoli, ai principi soprattutto, tanto faticosamente e dolorosamente emersi dalla nostra storia, come indispensabili per la consistenza e per l’avvenire della civiltà.
E tanto più siamo addolorati di questa sciagura, quanto maggiormente Noi stessi Ci siamo fatti in questi anni disinteressati e ardenti apostoli della pace, ed abbiamo sperato che le diversità delle culture e degli interessi non dovessero finalmente compromettere una comune e leale cospirazione al mantenimento del diritto internazionale e alla progressiva collaborazione fra gli uomini del nostro tempo. Noi non vogliamo giudicare alcuno; ma come non risalire all’analisi dei principi, donde simili sventure sembrano naturalmente scaturire? Noi portiamo nel cuore queste amare riflessioni, che tuttavia la speranza umana e cristiana rischiara con ipotesi di sempre possibili onorevoli e pacifiche soluzioni di così deprecabile conflitto. E voglia il Signore della pace, per la cui gloria intraprendiamo questo viaggio, usarci la sua misericordia e ridare a tutti la «tranquillità dell’ordine». Egli, per mano Nostra, ora tutti vi benedica."

***
(1) Nella notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968 i carri armati sovietici entrano nella capitale cecoslovacca e mettono fine alla Primavera di Praga. Dodici anni dopo la sanguinosa repressione in Ungheria le truppe del patto di Varsavia reprimevano il tentativo compiuto da Alexander Dubceck di riformare dall’interno il regime comunista.
*** 
(1) Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Colombia (6-11 settembre 2017) - Programma
(2) Papa Francesco in Colombia: 4 città, 12 allocuzioni e 21.178 km (andata e ritorno)
(3) Colombia. Il quinto pellegrinaggio di Papa Francesco in America Latina. Nel ricordo di Paolo VI e del suo insegnamento: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”
(4) Papa Francesco in Colombia. Un terzo Pontefice visita la capitale dopo Paolo VI (1968) e Giovanni Paolo II (1986)
(10) Papa Francesco in Colombia. I luoghi del viaggio. Nella Nunziatura di Bogotá incontro con i membri del Comitato direttivo del CELAM
(11) Papa in Colombia: i luoghi della visita di Papa Francesco a Bogotà. La Messa nel Parco "Simón Bolívar"
(14) La biografia di mons. Jesús Jaramillo (1916-1989) che Papa Francesco beatificherà l'8 settembre nella città di Villavicencio