domenica 13 agosto 2017

Si è ridotto drasticamente il numero delle famiglie destinatarie del Bolsa Família, uno dei programmi sociali volti alla riduzione della povertà in Brasile. Dal giugno dello scorso anno al luglio del 2017 il numero di persone che possono accedere ai finanziamenti è sceso di 543.000 unità. A renderlo noto è stato il portale internet Uol, secondo il quale si tratta del maggior taglio al programma registrato dal suo avvio, nel 2003.Il Bolsa Família, lanciato durante il primo governo guidato dall’ex presidente della repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva, ha riguardato, solo il mese scorso, quasi tredici milioni di famiglie. Si calcola tuttavia che in tre anni, tra sospensioni e cancellazioni, circa un milione e mezzo di famiglie abbiano perso il diritto di ricevere gli assegni.
Gli obiettivi del progetto sono quelli di combattere fame, povertà e disuguaglianza attraverso un trasferimento monetario associato alla garanzia dell’accesso ai diritti sociali di base quali salute, educazione, aiuto sociale e alimentazione.
Sul piano sociale, il progetto si propone di promuovere l’inclusione contribuendo all’emancipazione delle famiglie beneficiarie, assicurando loro un reddito in grado di affrontare le condizioni di vulnerabilità.
Nel piano sono stati raggruppati tutti i programmi specifici che erano stati avviati precedentemente come la Bolsa Escola (programma di sostegno scolastico), la Bolsa Alimentação, per il sostegno alimentare, e altri ancora.
Il mezzo principale è l’utilizzo di trasferimenti condizionati e legati alla frequenza scolastica o alle vaccinazioni dei bambini. I risultati, tenuto conto che il programma utilizza meno dello 0,5 per cento del prodotto interno lordo, sono considerati buoni dagli esperti e sono stati riconosciuti anche da grandi organizzazioni come il Fondo monetario internazionale. Diversi indicatori di povertà hanno visto miglioramenti, i livelli educativi e sanitari giovanili si sono incrementati e alcuni ostacoli sociali, quali la disuguaglianza di genere e la disoccupazione sembrano essere stati in parte abbattuti.
L'Osservatore Romano, 12-13 agosto 2014.