martedì 1 agosto 2017

Brasile
Il parlamento brasiliano al voto sull’impeachment per il presidente Temer. Resa dei conti
L'Osservatore Romano
Resa dei conti. Domani, 2 agosto, il parlamento brasiliano sarà chiamato a decidere la sorte del presidente Michel Temer, accusato di corruzione nell’ambito dello scandalo tangenti Petrobras. L’opposizione dovrà raggiungere una maggioranza di 342 voti su 513 per far scattare la procedura di impeachment, sospendere il potere di Temer e chiamarlo a difendersi di fronte alla giustizia. Il clima nel paese è estremamente teso. I sondaggi dicono che la popolarità di Temer ha toccato i minimi storici: la scorsa settimana era al cinque per cento, il livello più basso mai toccato da un capo dello stato dalla fine della dittatura militare nel 1985. Secondo i dati dell’istituto Ibope, oltre l’ottanta per cento dei brasiliani spera che il parlamento voti per rinviare Temer di fronte alla corte suprema. Tuttavia — stando a quanto riporta la France Presse — l’entourage del presidente sembra tranquillo a causa delle molteplici alleanze parlamentari che Temer ha saputo tessere negli ultimi mesi. «Cinque grandi partiti hanno già deciso di sostenere il presidente, e questo significa che dalla sua parte ci sono già 200 voti» ha spiegato alla France Presse una fonte vicina alla presidenza. Se confermati, i numeri basterebbero: Temer ha infatti bisogno di almeno 172 consensi per evitare di comparire di fronte ai giudici e far classificare le accuse. «È necessario che questa cosa finisca al più presto, per il bene del Brasile» ha detto il presidente della camera dei deputati, Rodrigo Maia.
Il procedimento è lo stesso seguito per l’ex presidente Rousseff, sottoposta a impeachment e poi deposta lo scorso agosto. All’epoca le subentrò proprio Temer, eletto nel 2014 alla vicepresidenza.
La delicata situazione giuridica di Temer rischia di aggravare ulteriormente la crisi politica e istituzionale in corso nel paese. Mentre si temono nuovi riflessi negativi anche sul mercato interno, con la ripresa economica che ancora stenta a decollare.
Temer è formalmente accusato dalla procura generale di corruzione passiva sulla base delle denunce fatte dall’imprenditore Joesley Batista nella grande inchiesta Lava Jato. Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto tangenti per 38 milioni di real brasiliani, pari a circa 11,5 milioni di dollari, dalla Jbs, la più grande industria della carne del paese sudamericano. «Non accetterò di essere accusato di un crimine che non ho commesso. Si tratta di un attacco ingiurioso e infamante alla mia dignità: la mia intenzione è lavorare per il Brasile» ha detto di recente il presidente.

L'Osservatore Romano, 1° - 2 agosto 2017