martedì 8 agosto 2017

Argentina
Celebrata a Buenos Aires la festa di san Gaetano. La vera ricchezza
L'Osservatore Romano
«La vera ricchezza del nostro popolo è quella spirituale, che ci rende solidali con gli altri, che ci mantiene in piedi davanti alle prove e alle incertezze, con una fede e una speranza che non crollano di fronte alle ingiustizie e alle umiliazioni»: parole del cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Mario Aurelio Poli, che ieri, presiedendo la messa per la festa di san Gaetano Thiene nel santuario del quartiere di Liniers, ha sottolineato, davanti a migliaia di pellegrini, che è dal tesoro spirituale della gente che «dipende la nostra speranza, la nostra voglia di andare avanti nonostante tutto». Il porporato ha messo in evidenza la generosità «senza limiti» degli argentini e ha osservato che, «anche se si chiudono le porte del cuore degli uomini che dovrebbero fornire posti di lavoro dignitosi, la santità del pane e del lavoro ci apre le porte del santuario e ci mostra che la provvidenza di Dio vince sempre in generosità».
La festa di san Cayetano, sacerdote italiano vissuto fra il il XV e il XVI secolo, fondatore dei teatini, è particolarmente sentita in Argentina. Ogni anno il 7 agosto una grande folla di fedeli si raduna nelle parrocchie chiedendo l’intercessione di colui che è considerato il santo della provvidenza e il patrono del pane e del lavoro, in particolare nel barrio di Liniers, a Buenos Aires, dove sorge la chiesa a lui dedicata. La celebrazione aveva quest’anno per tema «San Gaetano, amico dei lavoratori, dacci pane, giustizia e uguaglianza».
Nell’omelia Poli ha insistito sull’importanza di ringraziare per i doni ricevuti e di valorizzare il sacrificio dei più poveri e umili quando si tratta di dare e dedicarsi all’altro. E «i pellegrini che passano davanti all’immagine del santo dopo ore di attesa e di coda già sono una grande offerta agli occhi di Dio, perché ciò rappresenta dedicare tempo, fatica, fede, preghiera. Alcuni fanno offerte di cibo e denaro. La generosità della nostra gente non ha limiti, tutti vengono a rinnovare la speranza e la fiducia nel santo della provvidenza, come lo chiamava la beata Mama Antula, a cui si deve questa devozione degli argentini». Il cardinale ha aggiunto che «i poveri e gli umili sanno queste cose e per questo sono qui a fare il sacrificio di ore in coda per incontrare chi li sa ascoltare per davvero».
Dopo la messa, l’arcivescovo di Buenos Aires è passato tra due ali di folla e benedetto i pellegrini come era solito fare il suo predecessore, Papa Francesco. A migliaia i fedeli sono quindi entrati nel santuario (era stato il vescovo ausiliare Juan Carlos Ares ad aprire dalla mezzanotte le porte) ma, da lì, è partita anche una manifestazione pacifica fino alla centrale Plaza de Mayo dove organizzazioni sociali e sindacali avevano convocato un raduno per mettere in evidenza la difficile situazione economica, sollecitando l’approvazione di una legge sull’emergenza alimentare.

L'Osservatore Romano, 8-9 agosto 2017