domenica 13 agosto 2017

Africa
Vittime di guerre, terrorismo e sfruttamento. Trecento milioni di bambini africani in povertà estrema
L'Osservatore Romano
Sono i bambini a pagare il prezzo più alto delle crisi. E questo soprattutto in Africa. A confermarlo è un rapporto pubblicato ieri dalle Nazioni Unite secondo cui il sessanta per cento dei bambini africani, ovvero circa trecento milioni, sono poveri, costretti a vivere con meno di 1,25 dollari al mese. È la cifra più alta mai registrata.
«Queste cifre sono preoccupanti» commentano i funzionari dell’Onu, citati dalle agenzie. «In Africa e in Asia meridionale l’incidenza della povertà tra i bambini è rispettivamente del 66 e del 50 per cento, molto più elevata di qualsiasi parte del globo». In 39 paesi dell’Africa subsahariana i ragazzi con meno di 18 anni sono il gruppo sociale più numeroso tra i poveri. La condizione peggiore — secondo gli esperti dell’Onu — è quella vissuta dai bambini con meno di nove anni. In Sud Sudan, Niger ed Etiopia almeno nove bambini su dieci sono in condizioni di grave miseria.
Questa analisi si aggiunge a quella fornita dal fondo per i bambini della Banca mondiale, pubblicata nell’ottobre scorso, secondo cui l’Africa subsahariana non solo ha il maggior numero di piccoli che vivono in povertà (49 per cento), ma ospita anche la maggiore quota di bambini estremamente poveri (51 per cento). «I bambini — ha affermato il vice direttore esecutivo dell’Unicef, Justin Forsyth — hanno il doppio di probabilità di un adulto di vivere in povertà estrema, ma hanno meno strumenti di un adulto per affrontare la povertà a causa delle malattie, della mortalità infantile e del carente sviluppo nella prima infanzia».
Ci sono ovviamente paesi in cui la situazione è più drammatica. A esempio, nella Repubblica Democratica del Congo, che, paradossalmente, è uno dei più ricchi del continente. Ma è proprio a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse del sottosuolo — in particolare, oro, coltan e cassiterite — che l’est congolese continua a vivere una situazione di gravissima instabilità e violenza, con conseguenze drammatiche per la popolazione locale. C’è poi la Nigeria, dove il terrorismo di Boko Haram ha dilaniato il territorio e la popolazione. Nei primi mesi del 2017 sono stati distrutti 53 villaggi e uccise più di 800 persone, soprattutto bambini. E dietro alla lotta contro i jihadisti si nascondono spesso gli interessi di uomini di potere, che in questi anni hanno speculato e si sono arricchiti alle spalle delle vittime.

L'Osservatore Romano, 12 - 13 agosto 2017