venerdì 28 luglio 2017

Venezuela
Maduro vieta cortei e manifestazioni
L'Osservatore Romano
Il Venezuela si prepara a un fine settimana di grandissima tensione. A meno di 48 ore dal voto per la costituente deciso dal presidente Nicolás Maduro, si registrano disordini, manifestazioni e vittime. Ieri un giovane di vent’anni è morto durante gli scontri con le forze dell'ordine. È stata — secondo i calcoli dei media — la 106ª vittima dallo scorso aprile. L’opposizione antichavista ha annunciato nuove mobilitazioni. Il governo ha risposto con la linea dura, vietando i cortei e minacciando arresti.
Nelle strade la tensione non accenna a stemperarsi. Come detto, un manifestante ventenne è morto ieri durante scontri fra oppositori, agenti della guardia nazionale e i colectivos (gruppi vicini al governo) a Cabudare, nei pressi di Barquisimeto, capitale dello stato di Lara (centro-ovest del Venezuela). È stata la stampa locale ad anticipare la notizia, successivamente confermata dalla procura generale, che ha identificato la nuova vittima in José Miguel Pestano. Secondo le prime ricostruzioni, Pestano è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco al torace durante scontri contro la guardia nazionale. Con l’uccisione di Pestano diventano sette le persone uccise durante lo sciopero nazionale di 48 ore convocato mercoledì e giovedì dall’opposizione. «Chiediamo al paese di occupare tutte le strade fino a quando non finirà questa frode costituzionale» ha detto Jorge Millán, rappresentante dell’opposizione.
Lo scontro istituzionale paralizza il paese. Maduro ha proposto all’opposizione di aprire un tavolo di dialogo, ma nello stesso discorso ha avvertito Freddy Guevara, il vicepresidente del parlamento, (controllato dall'opposizione) che «ha la sua cella pronta». Maduro ha minacciato arresti e vietato nuove manifestazioni. Nell’incontro di chiusura della campagna per le elezioni per l’assemblea costituente a Caracas, il leader chavista ha detto che l’opposizione deve «abbandonare la via insurrezionale» e «iniziare un dialogo prima della costituente». In caso contrario, «darò alla costituente tutti i poteri necessari per obbligare al dialogo nazionale di pace, con una legge costituzionale che obblighi le parti». Quanto allo sciopero nazionale, Maduro ha detto che «qui non c’è nessuno sciopero, c’è lavoro» perché «il popolo e la classe operaia non hanno seguito il richiamo degli estremisti come il vicepresidente del parlamento». Il presidente venezuelano ha quindi sottolineato che è l’opposizione a essere responsabile dei morti di questi mesi, così come del saccheggio di 500.000 negozi. «E queste sarebbero le manifestazioni pacifiche? Questi sono assassini pagati per uccidere il popolo» ha detto.
Intanto, gli Stati Uniti hanno ordinato ieri ai familiari dei loro diplomatici che vivono a Caracas di lasciare la capitale del Venezuela prima della prossima consultazione elettorale. Lo riporta la Associated Press. Il dipartimento di stato intende inoltre consentire a dipendenti del governo americano presso l’ambasciata in Venezuela di lasciare la capitale o di limitare i movimenti di coloro che restano. In un avviso aggiornato si invitano americani a non recarsi in viaggio in Venezuela per via dei disordini sociali.
Sulla gravità della crisi politica e sociale sono già intervenuti numerosi paesi sudamericani e organismi internazionali. Domenica è atteso il voto per l’assemblea costituente: su oltre 50.000 candidature ricevute ne sono state accettate poco più di seimila. I membri della costituente — dice la France Presse — saranno in tutto 545. Prenderanno il posto dei deputati nella sede del parlamento monocamerale di Caracas a partire dal 2 agosto.
L'Osservatore Romano, 28-29 luglio 2017