martedì 4 luglio 2017

Julio Andrés Borges Junyent, presidente del parlamento venezuelano controllato dall’opposizione, ha annunciato la convocazione per il prossimo 16 luglio di un referendum per chiedere ai cittadini se sono favorevoli o contrari all’organizzazione di una Assemblea costituente come quella annunciata dal presidente Nicolás Maduro, i cui delegati dovrebbero essere scelti due settimane dopo, il 30 luglio. «Che sia il popolo a decidere se respingere o semplicemente disconoscere la costituente che Maduro ha convocato, in modo incostituzionale», ha detto Borges in un comizio a Caracas. Il voto, ha spiegato il dirigente dell’opposizione, servirà a chiarire principalmente due questioni. Il popolo deve decidere «che ruolo esige dai funzionari e dalle forze armate per riportare l’ordine costituzionale» e se appoggia o meno «il rinnovamento degli incarichi pubblici e la creazione di un governo di unità nazionale, attraverso elezioni trasparenti, libere e costituzionali».
L’iniziativa intende da una parte verificare se, come sostengono i sondaggi, la maggioranza dei venezuelani è contraria alla costituente voluta da Maduro, e dall’altra cercare di attrarre i settori del chavismo che non appoggiano il progetto del governo. Resta però da chiarire come potrà il parlamento, dichiarato fuori legge dal Tribunale supremo di giustizia (Tsg), organizzare una votazione a livello nazionale senza l’avallo del Consiglio nazionale elettorale, anch’esso allineato sulle posizioni di Maduro.
Intanto si registra una doppia impasse legale nello scontro istituzionale fra il procuratore generale Luisa Ortega Díaz e il Tsg, che ormai mettono in causa reciprocamente la legittimità dei loro rispettivi poteri, in un duello fra organi dello stato che rende ancora più tesa la crisi a Caracas.
A poche ore dalla sua attesa udienza davanti al Tsg, dove è chiamata a rispondere alle accuse mosse contro di lei da un deputato chavista, Ortega Díaz ha chiesto la ricusazione di 17 magistrati dell’alta corte, denunciando gravi irregolarità nella procedura aperta per la sua rimozione.
Il Tsg, a sua volta, ha annullato l’imputazione formulata giorni fa da Ortega Díaz contro l’ex comandante della Guardia nazionale, Antonio Benavides Torres, accusato di violazioni dei diritti umani durante la repressione delle proteste che si susseguono nel paese da inizio aprile, con un bilancio di decine di morti.
Il procuratore accusa ora il Tsg di aver ammesso la denuncia contro di lei, in base alla quale la corte ha congelato i suoi beni e le ha proibito l’espatrio, in violazione delle procedure legali. Secondo il Tsg, invece, Ortega Díaz è incorsa in un «errore grave, cadendo nell’abuso di potere», per aver accusato Antonio Benavides Torres.
L'Osservatore Romano, 4-5 luglio 2017.