mercoledì 26 luglio 2017

Venezuela
L’opposizione chiede il sostegno dell’esercito. Messaggio di Leopoldo López ai militari alla vigilia di due giorni di sciopero generale contro Maduro
L'Osservatore Romano
«Vi invito a non essere complici della distruzione della repubblica, di una frode costituzionale e della repressione». È questo il messaggio che il leader dell’opposizione venezuelana Leopoldo López ha rivolto, con un video diffuso attraverso i social media, ai membri dell’esercito. Un chiaro segno del livello al quale è giunta la crisi politica e istituzionale nel paese e che rischia di precipitare ulteriormente dopo la decisione del presidente, Nicolás Maduro, di arrestare due dei nuovi giudici supremi eletti dall’opposizione antichavista.
López, che si trova agli arresti domiciliari dallo scorso 8 luglio dopo almeno tre anni di prigione, ha chiesto ai militari di ribellarsi ai dettami del governo e di sostenere le riforme proposte dall’opposizione. «State sicuri che avrete il sostegno dei cittadini e della costituzione» ha detto López nel messaggio. Intanto l’opposizione ha indetto per mercoledì e giovedì un nuovo sciopero generale contro il governo. Sono attese migliaia di persone in piazza e c’è il timore di scontri.
Non è semplice spiegare che cosa stia accadendo in questo momento in Venezuela. Gli elementi sono molti e tutti intrecciati fra loro. In primo luogo lo scontro istituzionale tra il governo e i partiti che formano la Mesa de la Unidad Democrática (coalizione antichavista che detiene il controllo del parlamento).
Al momento, sono due i principali temi del confronto: la riforma costituzionale e il tribunale supremo. Maduro ha proposto di riscrivere la costituzione e ha fissato per il prossimo 30 luglio le elezioni per l’assemblea costituente. L’obiettivo della riforma — nell’intento di Maduro e dei suoi sostenitori — sarebbe quello di arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione.
Lo scorso 16 luglio un referendum simbolico dell’opposizione ha bocciato (con una maggioranza di oltre il 98 per cento e un’affluenza di sette milioni di persone) il progetto della costituente. Il voto ha suscitato anche la reazione di Washington. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto per criticare Maduro e annunciare sanzioni. Critiche dirette sono state espresse anche dal presidente brasiliano Michel Temer. In Venezuela, ha dichiarato Temer durante il recente vertice del Mercosur, «è avvenuta una rottura della democrazia». Il governo di Caracas, da parte sua, ha detto che non ci sarà nessun passo indietro.
La seconda questione al centro del confronto è il tribunale supremo. Lo scorso aprile la corte ha cercato di esautorare il parlamento annullandone le decisioni e assumendone i poteri. L’iniziativa ha provocato una durissima reazione. Manifestazioni, disordini e scontri con le forze dell’ordine hanno provocato finora circa cento morti. L’opposizione ha quindi deciso di eleggere nuovi giudici del tribunale supremo. Ma Maduro ha denunciato l’illegalità del provvedimento. Finora sono tre i giudici supremi dell’opposizione fatti arrestare dal governo.
Sullo sfondo dello scontro istituzionale, c’è poi una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo i dati forniti dalle autorità colombiane, tra 45.000 e 50.000 persone ogni giorno lasciano il Venezuela. Alcune stime parlano di un 1.200.000 venezuelani residenti, legalmente o illegalmente, in Colombia.
Questo spostamento quotidiano è causato dalla totale mancanza di alimenti e generi di prima necessità in Venezuela. Tutte queste persone cercano di procurarsi il necessario in Colombia, nonostante i costi proibitivi. Basti pensare — come fanno presente i media — che il salario minimo in Colombia equivale a 280 dollari, quello base in Venezuela a soli 20 dollari.
L'Osservatore Romano, 26-27 luglio 2017