venerdì 7 luglio 2017

L'Osservatore Romano
La crisi sociale e politica in Venezuela è «gravissima» ed è urgente un dialogo fra il governo e l’opposizione per evitare ulteriore spargimento di sangue: da Bogotá, ospite dell’episcopato colombiano che sta tenendo la propria assemblea plenaria, l’arcivescovo presidente della Conferenza episcopale venezuelana, Diego Rafael Padrón Sánchez, lancia un nuovo urgente appello alla collaborazione fra le istituzioni, mentre si inseguono gli annunci di una possibile itmediazione della Chiesa venezuelana o del governo colombiano nella crisi (per ora smentita dallo stesso presule).Tre mesi di proteste ininterrotte nel paese sono un segno evidente della criticità in cui vive il popolo venezuelano, ha detto ai giornalisti monsignor Padrón Sánchez, manifestando preoccupazione per la mancanza di chiarezza sul tema dei diritti umani. Sarebbero oltre novanta le persone, principalmente giovani, morte nel corso delle dimostrazioni, ma non si conoscono i dettagli dei tragici fatti. «Si sa solo, attraverso resoconti, di un gran numero di denunce per violazioni dei diritti umani nelle forme più impensate e in tutti i sensi», ha spiegato l’arcivescovo.
Secondo la Chiesa venezuelana, in questo momento non è né prudente né necessario un processo costituente così come voluto dal governo di Caracas: «La Conferenza episcopale il 3 maggio scorso ha dichiarato che una nuova assemblea costituente non ha alcun senso», ha ribadito Padrón Sánchez. Sono principalmente tre i motivi addotti a sostegno di tale contrarietà. In primo luogo, la costituzione venezuelana è recente, essendo stata aggiornata nel 1999; inoltre il governo del presidente Maduro ha sempre definito la costituzione venezuelana come «la migliore del mondo»; infine, sempre secondo i vescovi, una costituente potrebbe aprire le porte a un estado comunal, «una formula comunista e marxista di organizzare la società».
Adesso la vera urgenza in Venezuela non è quindi una nuova costituzione ma la soluzione dei problemi legati alla mancanza di cibo e medicinali, alla libertà e al rispetto della dignità umana. Il presidente dell’episcopato ha negato che la Chiesa nel paese sia perseguitata, anche se il suo lavoro è in qualche modo «ostacolato». La Chiesa cattolica — ha concluso — continuerà a difendere la dignità della persona umana e a sostenere il popolo nella lotta per il rispetto dei propri diritti.
Nell’omelia della messa celebrata a Bogotá, monsignor Padrón Sánchez ha esortato i presuli colombiani a «non avere paura davanti alle tempeste della storia», confidando sempre nella guida di Cristo.
L'Osservatore Romano, 6-7 luglio 2017.