sabato 8 luglio 2017

Vaticano
il Fatto Quotidiano
(Fabrizio D'Esposito)  La domanda è brutalmente netta: che cosa sta accadendo in Vaticano? A quattro anni e quattro mesi  dalla sua elezione al trono di Pietro, il papa venuto “dalla fine del mondo” è entrato in una fase  decisiva del suo pontificato francescano e rivoluzionario. Gli eventi di queste ultime settimane  stanno lì a testimoniarlo. Un vortice turbolento che si è aperto con la clamorosa notizia delle accuse per pedofilia al cardinale australiano George Pell, già al centro delle carte del cosiddetto Vatileaks 2 diffuse, o quantomeno  strumentalizzate, da una filiera vicina ai settori più conservatori e retrivi della Chiesa che si  oppongono a Bergoglio.
Pell, infatti, è stato un uomo chiave delle riforme economiche di Francesco ma non ha mai toccato “palla” contro le resistenze curiali. Non a caso la reazione del papa è stata  altrettanto importante: ha rimosso il tedesco Gerhard Ludwig Müller dalla “cattedra”  autorevolissima del Sant’Uffizio, l’attuale Congregazione per la Dottrina della fede. Tra le colpe  attribuite al cardinale teutonico, avversario dei suoi colleghi “progressisti” e faro dell’arida dottrina  clericale, anche quella di non aver mai fatto decollare, in seno al Sant’Uffizio, la commissione per  tutelare i minori, voluta a suo tempo da Ratzinger per combattere la pedofilia nella Chiesa. Una  gestione definita addirittura “vergognosa”. Ma Müller, soprattutto, è amico di monsignor Georg  Gänswein, storico e ambizioso segretario del papa emerito, Benedetto XVI, e tuttora prefetto della  Casa pontificia. Forse la prossima mossa di Francesco sarà proprio quella di mandare Gänswein  nella sua patria d’origine, la Germania. Il filo di queste intricate vicende attraversa il terzo corposo numero di Millennium da domani in  edicola. Ad aprire il mensile del Fatto sarà infatti una lunga inchiesta sui nemici di Bergoglio, cui è  dedicata la copertina con il papa trasfigurato in un San Sebastiano trafitto dalle frecce. Saranno  svelati tutti i misteri e i dettagli di una guerra iniziata nell’autunno del 2015 quando un quotidiano  propalò l’incredibile bufala di un Bergoglio morente a causa di un tumore al cervello. Perché questo è il punto: i nemici interni di Francesco, sia suoi confratelli, sia laici, vogliono al più  presto un conclave nuovo per eleggere un altro papa. Morte a parte, c’è la strada delle dimissioni,  magari provocate con altri scandali, oppure quella della decadenza per eresia. Per comprendere il  clima in cui Francesco opera la sua rivoluzione basta compulsare i vari siti dei cattolici conservatori o tradizionalisti. L’altro giorno, per esempio, su una nota testata di questi ambienti ci si augurava  “ottimisticamente” un conclave nel 2018. Roba da non credere. Così come gli sberleffi, sempre  cattolici, a Bergoglio raffigurato come l’eretico Martin Lutero. Questi e altri motivi hanno spinto Peter Gomez, direttore di Millennium, a scrivere nel suo  editoriale sul numero in edicola da domani: “Lo scontro in atto, anzi la vera e propria guerra  scatenata contro Francesco da potenti cardinali, ex piduisti di grido e opinionisti politicamente  interessati, riguarda tutti i cittadini. Anche chi non crede. Perché se davvero la Chiesa riuscirà a  mutare, cambierà (probabilmente in meglio) pure la nostra società”. Questo, in fondo, il senso  profondo dell’elezione di Bergoglio nel marzo del 2013. Si presentò come un “vescovo”, cioè come un pastore che vive in mezzo al suo gregge e guarda a tutti, anche ai lontani. La guerra contro di lui  rievoca le crociate conservatrici antimontiniane subito dopo il Concilio Vaticano II. Il culmine di  quei lunghi anni, dal 1963 al 1972, fu quando Paolo VI denunciò che “da qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio”. Stavolta non si tratta di una sola “fessura”. Siamo di fronte a vere “crepe” che minacciano il  pontificato di questo papa che ha rimesso il Vangelo al centro della sua missione. Non gli attici alla  Bertone o l’amicizia con gay e massoni.