domenica 9 luglio 2017

Vaticano
Testi e sottotesti
rubrica gazzetta santa marta, mensile jesus
(Iacopo Scaramuzzi) Incubo del vaticanista, che alle sette del venerdì sera si accorge per caso che ne è uscita una nuova all’altro capo del mondo, l’intervista di Papa Bergoglio è più di un genere letterario. Certo, da Leone XIII in poi non c’è Pontefice che non abbia risposto a qualche giornalista. Ma le parole consegnate da Francesco ai microfoni e ai taccuini dei cronisti di tutto il globo – e meritoriamente raccolti dalla Libreria Editrice Vaticana in due volumi, l’ultimo appena uscito – non hanno precedenti.
Quando Bergoglio ha deciso di non andare in Francia ha però voluto parlare ai francesi – facendo trasecolare testate più blasonate – tramite un colloquio con il popolare Paris Match. Continua a telefonare a Eugenio Scalfari senza scomporsi – o più probabilmente divertendosi – per i sobbalzi che ciò provoca in più di un monsignore di Curia. Se non era ancora chiaro, ha voluto rispiegare alla Chiesa italiana, con doppia intervista ad Avvenire e a Tv2000, il senso del giubileo della misericordia quando è giunto al suo termine. Ha aperto il dibattito sui viri probati con la Zeit, giornale di quella Germania dove le sue aperture non vengono boicottate. Ha commentato il populismo di Trump evocando il nazismo, non, frontalmente, con un quotidiano Usa, ma con lo spagnolo El Pais, molto letto nelle Americhe. Ha aperto alla Cina con un’intervista ad un quotidiano, Asia Times, con base a Hong Kong e proprietà israeliano-statunitense. Prima del Conclave, ha detto al gesuita Ulf Jonsson che lo ha intervistato sui 500 anni della riforma di Lutero, i cardinali hanno anch’essi caldeggiato una «riforma». Che Francesco attua anche scegliendo attentamente testi e sottotesti delle sue interviste.