domenica 2 luglio 2017

Vaticano Repubblica
(Paolo Rodari) L’Hallelujah di Händel risuonava a tutto volume in piazza San Pietro, l’altroieri mattina, mentre il  cardinale George Pell annunciava in sala stampa vaticana il proprio congedo da Roma. La  concomitanza, dovuta alle prove della Messa del Papa per la festa dei santi Pietro e Paolo, è stata  letta da una parte della vecchia curia d’Oltretevere come un segno propizio: finalmente il  “caterpillar” australiano lascia le mura leonine, con sollievo dei suoi non pochi nemici. E strada, a  onor del vero, sembra segnata non solo per Pell, che avendo 76 anni difficilmente tornerà a Roma  come prefetto della Segreteria per l’economia, incarico che tuttora ricopre, ma per tutta la sua  squadra che in questi tre anni ha provato, senza successo, a imporre ai dicasteri romani il suo  metodo anglosassone. Con ogni probabilità, il comparto economico nei prossimi mesi passerà nelle mani di una figura che sappia agire con minore decisionismo, una personalità capace di ascoltare soprattutto le esigenze  della Segreteria di stato vaticana e dell’Apsa, che hanno risposto colpo su colpo ai tentativi del  cardinale australiano di gestire autonomamente tutti i bilanci del “ministeri” vaticani. I nomi per il  dopo- Pell non sono ancora stati vagliati, anche se per molti una personalità giusta sarebbe quella  del cardinale Kevin Joseph Farrell. Chiamato a Roma dirigere il dicastero di laici, famiglia e vita,  vanta anche importanti competenze economiche. Così, non a caso, disse di lui il cardinale Donald  Wuerl, al suo arrivo un anno fa a Roma: «Farrell ha dimostrate capacità pastorali e riconosciute  abilità amministrative». È stato, infatti, Segretario delle finanze dell’arcidiocesi di Washington e  moderatore della curia, cancelliere dell’Università di Dallas, membro del Consiglio  d’amministrazione della Papal Foundation (organizzazione americana che provvede ogni anno  un’imponente donazione al Papa), e dell’Università cattolica d’America. Un curriculum perfetto per guidare le riforme finanziarie della Santa Sede. Il congedo di Pell potrebbe aprire la strada anche alla sostituzione di altri suoi fedelissimi. Fra  questi il presidente dello Ior, Jean Baptiste De Franssu. Dopo le dimissioni di Libero Milone,  revisore dei conti alle dipendenze di Pell, anche colui che lo stesso porporato australiano aveva  imposto al posto di Von Freyberg potrebbe fare nei prossimi mesi un passo indietro. Del resto,  furono Pell e de Franssu a cercare di imporre la costituzione di un fondo sovrano, una Sicav  (Società d’investimento a capitale variabile) domiciliata in Lussemburgo, con l’intento di  ottimizzare ricavi e impieghi, massimizzando carità e profitti. L’operazione venne sventata in  extremis dal cardinale Santos Abril y Castelló, capo della Commissione cardinalizia di vigilanza  sullo Ior, e dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, coordinatore del Consiglio per  l’Economia. È stato Marx, fra l’altro, in una recente cena informale a Roma, a dire: «Per riformare  fino in fondo le finanze vaticane serve meno decisionismo». Francesco in ogni caso non si fermerà qui. Altre nomine arriveranno. Domenica scadono i cinque  anni in sella alla Congregazione per la Dottrina della fede del cardinale tedesco Gerhard Ludwig  Müller, conservatore nominato da Benedetto XVI. Secondo quanto riportato ieri dai siti Rorate coeli e Corrispondenza Romana, canali internet di gruppi cattolici tradizionalisti e conservatori, Müller  verrà esautorato. Il Vaticano non conferma, ma le voci si rincorrono sempre più insistenti. Di certo  Müller e Bergoglio si sono visti in queste ore, ma il contenuto resta top secret.