sabato 8 luglio 2017

Vaticano
Messaggio del cardinale Tauran ai vescovi dell’Africa centrale.  Il dialogo antidoto agli estremismi violenti
L'Osservatore Romano
Un incoraggiamento a «progredire nella ricerca di un dialogo sincero e fruttuoso a livello ecumenico, interreligioso e interculturale, per il bene delle popolazioni delle Chiese» locali è stato rivolto dal cardinale Jean-Louis Tauran ai partecipanti all’undicesima assemblea plenaria dell’Associazione delle conferenze episcopali della regione dell’Africa centrale (Acerac), apertasi sabato 8 luglio a Yaoundé.
Il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato un messaggio ai presuli dei sei Paesi prevalentemente francofoni a cavallo dell’Equatore (Ciad, Camerun, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gabon e Repubblica del Congo) che compongono l’Acerac. Nella capitale camerunense si sono dati appuntamento fino a mercoledì 12, per confrontarsi sulle sfide poste a livello regionale all’ecumenismo e al dialogo tra le religioni. Partecipa ai lavori anche il vescovo segretario del dicastero vaticano, il comboniano Miguel Ángel Ayuso Guixot, accompagnato dall’officiale monsignor Lucio Sembrano.
Nel messaggio il cardinale Tauran sottolinea come la tematica scelta vada «presa seriamente in considerazione. L’Africa, infatti, non è esente dai problemi provocati a livello globale dalla crescita degli estremismi violenti». Come — spiega citando la realtà locale — «la setta Boko Haram, che continua a mietere vittime soprattutto in Ciad e nel Camerun settentrionale, dove vive una popolazione a stragrande maggioranza musulmana, che però non viene risparmiata dagli attacchi». Inoltre, prosegue il porporato, «l’instabilità politica influisce anche a livello economico sulla vita delle comunità. In Gabon e nella Repubblica del Congo è urgente migliorare i rapporti tra i membri della Chiesa cattolica e le altre confessioni cristiane. Allo stesso modo, in tutti questi Paesi è necessario un dialogo con i seguaci della religione tradizionale africana».
In particolare, fa notare il presidente del Pontificio consiglio, «nella situazione difficile e complessa» dei paesi dell’Africa centrale, «i cristiani hanno la speciale responsabilità di mantenere viva la speranza dei loro concittadini, aiutandoli nella ricerca di ragioni di vita autentiche e credibili, in modo da poter affrontare il futuro con fiducia». Inoltre gli stessi cristiani hanno il «dovere di ricordare i valori fondamentali legati alla dignità di ogni persona umana e di annunciare instancabilmente la volontà di Dio affinché tutti gli uomini costituiscano un’unica famiglia, riconoscendosi vicendevolmente come fratelli».
Da qui l’invito ai vescovi dell’Acerac a «proseguire nella coraggiosa lotta per lo sviluppo integrale della persona umana, per la promozione della giustizia e della pace tra tutti i componenti delle nazioni rappresentate». Nella consapevolezza che «il dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale è ormai diventato uno strumento indispensabile» a tal fine. Del resto — chiarisce Tauran — «ogni persona appartiene alla stessa umanità e condivide con la famiglia dei popoli la speranza di un futuro migliore». E in quest’ottica «il vivere nell’unità nel rispetto delle differenze, il dare accoglienza e ospitalità, il favorire la condivisione equa dei beni della terra; il lavorare insieme per la salvaguardia della nostra casa comune; il promuovere la dignità e la centralità di ogni essere umano sono tutti obiettivi che non vanno mai persi di vista». Per raggiungere i quali, suggerisce il porporato, occorre passare «da una cultura dello scarto a una cultura dell’incontro, da una cultura del sospetto a una cultura della fiducia, come spesso ricorda Papa Francesco».
Infine il messaggio si rivolge direttamente ai cattolici dell’area, per i quali «lavorare insieme per un mondo migliore presuppone» che essi uniscano i loro «sforzi con gli altri cristiani e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, in uno spirito di disponibilità e di fiducia, oltrepassando le barriere dei pregiudizi e la paura delle differenze». Perché una simile «testimonianza di unità sarà senza dubbio un incoraggiamento per i governanti ad affrontare gli squilibri socio-economici e a creare migliori condizioni di vita e posti di lavoro nelle economie locali, in un ambiente stabile che è, per ciascuno e per la collettività, un potente fattore di pace».
Anche se, conclude il cardinale Tauran, «nulla di tutto ciò sarà possibile senza una formazione adeguata delle persone e delle comunità. È per questo che accolgo con favore la scelta del tema del dialogo, che voi vescovi dell’Acerac avete scelto per i vostri lavori». Nella certezza che «questo investimento contribuirà senza dubbio a una maggiore concordia in vista dell’edificazione di una società più giusta, di una democrazia più credibile, di un mondo più fraterno e di una comunità cristiana sempre più accogliente».
L'Osservatore Romano, 8-9 luglio 2017