domenica 2 luglio 2017

La Stampa
(Andrea Tornielli) Dopo la (temporanea) uscita di scena del cardinale Pell, in congedo per potersi difendere dalle  accuse di abusi, arriva un altro colpo di scena ai vertici vaticani: Francesco non ha confermato  nell’incarico il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, 69 anni, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, giunto alla scadenza del suo primo mandato quinquennale alla guida del  dicastero più piccolo ma più importante della Curia romana, un tempo detto «La Suprema». Al suo  posto, il Papa ha designato il numero due della stessa congregazione, il gesuita spagnolo Luis  Ladaria Ferrer, 73 anni, da nove segretario dell’ex Sant’Uffizio. Sia Müller che Ladaria erano stati  nominati da Benedetto XVI.
La notizia è stata comunicata da Francesco a Müller durante l’udienza di tabella di venerdì mattina.  Il porporato non ha accettato altri incarichi, considerando irricevibile qualsiasi proposta che lo  facesse spostare dal dicastero dottrinale. E ha deciso di ritirarsi in pensione, nonostante manchino  ancora cinque anni e mezzo all’età canonica della rinuncia. Subito dopo l’incontro con il Pontefice,  Müller ha comunicato l’inattesa decisione papale del mancato rinnovo ai suoi collaboratori e la  notizia è subito filtrata a due siti web ultra-conservatori, legati al mondo tradizionalista in Italia e  negli Stati Uniti. Per questo l’ufficializzazione dell’annuncio, inizialmente previsto per  mezzogiorno di domani, è stato anticipato a ieri. Nel bollettino vaticano si legge che Francesco «ha  ringraziato l’Eminentissimo Signor Cardinale Gerhard Ludwig Müller alla conclusione del suo  mandato quinquennale» e «ha chiamato a succedergli» in tutti gli incarichi il vice Ladaria. Quali sono le ragioni di questa mancata conferma con conseguente pensionamento? La vulgata diffusa dagli ambienti tradizionalisti parla di «cacciata» di un cardinale che non era in  sintonia con alcune delle aperture bergogliane, in particolare sulla morale familiare e  sull’esortazione «Amoris laetitia». Ma questa spiegazione non regge. Proprio la designazione di  Ladaria, e non di un porporato esterno più vicino alla sensibilità di Francesco, basta a mettere in  discussione questa ipotesi. Ladaria infatti non è certo classificabile come «progressista». È  probabile invece che all’origine della decisione vi sia il mancato funzionamento del dicastero, dove  esiste un’enorme mole di lavoro pregresso sui processi riguardanti la pedofilia, e una difficoltà nei  rapporti e nella collaborazione. Inoltre sembra aver influito l’eccesso di esposizione mediatica dello  stesso Müller: le sue prese di posizione personali sono spesso suonate più come quelle di uno  specialista che di un capo dicastero a servizio del Papa, nonostante i ripetuti inviti a «parlare»  soprattutto con i documenti e gli atti della Congregazione. Interventi, quelli del porporato tedesco,  che suonavano quasi sempre come una presa di distanze dal Pontefice. Cambiamenti ai vertici dei dicasteri alla scadenza del quinquennio non sono una novità di questo  pontificato. Nel 2006, alla fine del primo mandato come Prefetto della Congregazione di  Propaganda Fide (una delle congregazioni più importanti e potenti), Benedetto XVI decise di  trasferire a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe facendogli lasciare la Curia romana. In pochi giorni  dunque lasciano il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio e il Prefetto della Segreteria per l’Economia. Ma nel caso di George Pell non si tratta di rinuncia o di mancata conferma. Il porporato australiano,  disposto anche a dimettersi per difendersi dalle accuse di aver abusato di minori, sarebbe stato  invitato a scegliere il congedo temporaneo in attesa che le accuse vengano vagliate e verificate.