martedì 4 luglio 2017

Vaticano
Il cardinale Turkson contro lo sfruttamento delle risorse naturali. In difesa degli oceani
L'Osservatore Romano
Contro il rischio di un «vorace e miope sfruttamento delle risorse naturali» che le generazioni future rischiano di vedere «decimate» ha messo in guardia il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, intervenendo martedì 4 luglio a Roma, alla conferenza internazionale «Oceani. Prendersi cura di un patrimonio comune», organizzata dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale.
E proprio esortando a non perdere e a non svilire il concetto di “patrimonio comune” rappresentato anche dalle immense distese d’acqua che costituiscono circa il settanta per cento della superficie della terra, il porporato ha parlato dell’interesse della Chiesa per la salvaguardia del creato.
Organizzato alla Pontificia università della Santa Croce, in collaborazione con le ambasciate presso la Santa Sede di Francia, Monaco e Paesi Bassi, l’incontro è stato animato anche dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, segretario del dicastero. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di una serie di appuntamenti tenutisi di recente sul tema in Indonesia, Paesi Bassi, Cile, Stati Uniti, fino alla conferenza di giugno all’Onu sugli obbiettivi per uno sviluppo sostenibile. Proprio le Nazioni Unite, ha ricordato il cardinale Turkson, stanno preparando attraverso un gruppo di lavoro un «nuovo strumento giuridicamente vincolante per estendere la legge del mare al fine di regolare la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina». E su questo argomento, l’Unione europea ha promosso una conferenza internazionale per il prossimo ottobre.
Del resto, ha detto il prefetto del dicastero, l’interesse per le questioni collegate agli oceani sta progressivamente montando: «Il lavoro di ricerca, l’acidificazione delle acque, le meraviglie del mondo marino, la pesca, la cosiddetta economia blu, la governance, i diritti umani delle popolazioni costiere e isolane, i traffici illegali, la pirateria, i pattugliamenti delle navi militari, le rotte dei migranti, le tensioni riguardo il controllo dei mari e delle isole» sono tutti temi sempre più all’ordine del giorno. Ma, su tutto, ha aggiunto il porporato, aleggia ciò che nel 1970 aveva dichiarato l’Assemblea generale dell’Onu, ovvero che «l’area del fondo marino e degli oceani e il loro sottosuolo, così come le loro risorse, al di là dei limiti della giurisdizione nazionale, sono patrimonio comune dell’umanità».
Una certezza, però, che si sta pericolosamente perdendo. Quando si parla di patrimonio comune, ha detto il porporato, «riconosciamo che non siamo i suoi autori, che è qualcosa che ci è stato trasmesso» e che perciò, innanzitutto, «suscita in noi sentimenti di gratitudine e di rispetto». Si tratta di un dono, ed esige che noi «lo trattiamo in modo responsabile». Inoltre ci coinvolge in un patto di solidarietà: «Solidarietà con il presente che diventerà un passato per un altro e un altro presente», ovvero: solidarietà con chi ci succederà e che «riceverà da noi tale eredità». Perciò «nessuna avidità è possibile», quello che è comune «deve appartenere a tutti e deve essere condiviso con gli eredi».
Se, però, «si perde il senso del dono», tutto ciò rischia di crollare nel nome del profitto e degli interessi economici. In tal senso il cardinale Turkson ha invitato le Nazioni Unite a vigilare affinché la legge sui mari venga rispettata. Una normativa che, ha ricordato, è stata definita negli anni della guerra fredda, quando i capi delle nazioni «hanno trovato utile riferirsi agli oceani e alle loro risorse come a un patrimonio comune dell’umanità». Oggi, invece, «che viviamo quella che Papa Francesco ha definito come una “terza guerra mondiale a pezzi”», i leader sembrano «tirarsi indietro».
Gli oceani e le loro risorse, ha concluso il porporato, «non solo sono un patrimonio comune dell’umanità. Essi anche chiamano l’umanità a stare insieme. Queste immense masse di acqua salata sono un richiamo all’unità allo scambio, al benessere e alla collaborazione fraterna. Si dice che gli oceani dividono i continenti ma uniscono le persone: facciamo sì che ciò sia vero!», ha auspicato.

L'Osservatore Romano, 4-5 luglio 2017