sabato 29 luglio 2017

L'Osservatore Romano
«San Nicola fa parte dell’ampia schiera di cristiani perseguitati, che comprende anche» molti fedeli dell’epoca odierna. «Oggi tutte le Chiese hanno i loro confessori e i loro martiri. I cristiani non sono perseguitati perché appartenenti a una specifica confessione, ma perché cristiani». Ha rilanciato il tema purtroppo sempre attuale dell’«ecumenismo dei confessori e dei martiri» il cardinale Kurt Koch, presiedendo a Bari la celebrazione dei vespri per il ritorno dalla Russia della reliquia del santo.Nel pomeriggio di venerdì 28 luglio il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha “riportato” nel capoluogo pugliese il frammento della costola sinistra di san Nicola, dopo che questa per sessantotto giorni era stata esposta alla venerazione dei fedeli russi a Mosca e a San Pietroburgo. Insieme con l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, il porporato è tornato dalla Federazione russa con la venerata reliquia per deporla di nuovo nella tomba nella basilica intitolata al santo vescovo di Myra.
All’omelia il cardinale Koch ha messo in luce come l’«ecumenismo dei confessori e dei martiri, per quanto tragico, comporta anche una grande promessa: la testimonianza di così tanti confessori e martiri del nostro tempo si rivelerà un giorno seme della piena unità ecumenica del Corpo di Cristo». Infatti, ha chiarito, «mentre noi cristiani e noi Chiese su questa terra viviamo una comunione ancora imperfetta, i confessori e i martiri nella gloria celeste sono già in una comunione piena e perfetta». E in tal modo, ha aggiunto, «essi non solo accompagnano e sostengono con la loro intercessione i nostri sforzi ecumenici tesi a realizzare la riconciliazione soprattutto tra i cristiani e le Chiese in oriente e in occidente, ma aiutano anche a crescere nella fede in Gesù Cristo e a trovare una gioia rinnovata nella professione» di questa fede. Anche perché, ha avvertito, solo se «poniamo Cristo al centro della vita cristiana e della comunità ecclesiale, dimostriamo di essere amici credibili di san Nicola e di trovarci sul giusto cammino verso l’unità nel corpo di Cristo».
In precedenza, commentando la lettura liturgica scelta per la festa della traslazione della reliquia (Filippesi 1, 21), il presidente del dicastero vaticano aveva elogiato l’impegno del santo vescovo «durante il concilio di Nicea, contro l’eresia dell’arianesimo». Un’eresia che, ha constatato, «non appartiene solo al passato, ma è tornata a essere attuale». Infatti sebbene «molte persone e anche molti cristiani» siano «profondamente toccati dalla dimensione umana di Gesù di Nazareth» tuttavia «hanno difficoltà nell’accettare la professione di fede secondo la quale» egli «è il Figlio unigenito di Dio» e quindi «la fede cristologica della Chiesa». Al punto che, ha ammonito, «persino all’interno della Chiesa spesso si vede in Gesù semplicemente un uomo, certamente eccezionale ed estremamente buono, ma non si riesce più a distinguere il volto del Figlio di Dio». Eppure proprio in «questa professione di fede in Gesù Cristo sta o cade la fede cristiana. Difatti, se Gesù fosse stato semplicemente un uomo, allora egli sarebbe relegato irreversibilmente al passato e soltanto il nostro remoto ricordo potrebbe riportarlo, in maniera più o meno chiara, al presente. Ma, se così fosse, Gesù non sarebbe quella luce che, nella notte dell’esistenza, ci raggiunge e viene a visitarci, non solo per condividere» quelle tenebre con gli uomini, ma per farvi risplendere «la sua luce, mettendo fine alla notte». Di conseguenza «soltanto se è vera la nostra fede in Dio fattosi uomo e in Gesù Cristo come vero uomo e vero Dio e, dunque, come colui che ci permette di prendere parte al presente di Dio che abbraccia tutti i tempi, Gesù Cristo può essere anche oggi — e non solo ieri — il nostro vero contemporaneo e la luce della nostra vita».
Infine il cardinale Koch si è soffermato sul tema dell’ecumenismo dei santi. «Nicola — ha ricordato — ha vissuto al tempo della cristianità indivisa e pertanto la sua intercessione e il suo aiuto sono particolarmente importanti per la ricomposizione dell’unità della Chiesa in oriente e in occidente». Il fatto che la reliquia sia stata portata a Mosca e a San Pietroburgo è per il porporato «frutto di un evento ecumenico: lo storico incontro all’Havana il 12 febbraio 2016 tra Papa Francesco e il Patriarca Cirillo». Inoltre, ha proseguito, «la traslazione della reliquia è stata un’opportunità particolarmente proficua per ancorare nella fede del popolo di Dio la ricerca ecumenica della riconciliazione della Chiesa in oriente e in occidente». Di certo, ha constatato, «è estremamente positivo che i capi delle diverse Chiese si incontrino e cerchino vie di conciliazione ecumenica. Ma l’unità può essere conseguita soltanto se è l’intero popolo di Dio a contribuirvi». E in tale contesto, ha concluso, la venerazione della reliquia da parte dei fedeli ortodossi russi «è stato un sevizio ecumenico significativo e molto bello per questa causa».
L'Osservatore Romano, 29-30 luglio 2017.