venerdì 7 luglio 2017

La Stampa
(Andrea Tornielli) «Negli ultimi mesi mi sembra che nei confronti del piccolo Charlie ci sia stato una sorta di accanimento. Ma non terapeutico, piuttosto "tanatologico": una gara tra giudici e medici per assicurare la soluzione più rapida possibile...». Il cardinale Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, ha studiato decenni il complesso mondo della bioetica; nei giorni scorsi ha proposto in un testo i «dieci punti critici» sul caso. Che sintetizza in questo colloquio con La Stampa.
Eminenza, perché parla di "accanimento tanatologico"? 
«Perché purtroppo giudici e medici sembrano aver messo a tacere ogni anelito di speranza dei genitori e ogni spiraglio di luce sulla possibilità di successo di una terapia». 
Tutti sono d' accordo nel dire che per il piccolo non ci sono speranze... 
«L' inguaribilità non può mai essere confusa con l' incurabilità: una persona affetta da un male ritenuto, allo stato attuale della medicina, inguaribile, è paradossalmente il soggetto che più di ogni altro ha diritto di chiedere e ottenere assistenza e cura, attenzione e dedizione continue. Quel bambino rappresenta un esempio paradigmatico». 
Che cosa l' ha colpita di più in questi giorni? 
«Il fatto che la proposta di sottoporre Charlie a un protocollo sperimentale di terapie nucleosidiche allo studio negli Usa, avanzata dai genitori, è stata considerata inattuabile, meglio ancora "futile", dai consulenti medici interpellati dai giudici. Non sappiamo se e come quelle cure avrebbero giovato, ma perché non permettere ai genitori di tentare? Si è verificato uno scollamento tra le decisioni dell' equipe medica e la volontà dei genitori del bambino, al punto di negare il permesso di poter trasportare, per veder morire, in casa loro, il proprio figlio».  
Perché la Santa Sede, attraverso la proposta del Bambino Gesù, si è mossa? 
«Innanzitutto per un motivo umanitario: per accogliere la richiesta dei genitori e continuare a garantire al piccolo alimentazione e idratazione e ventilazione assistita».  
I medici e i giudici dicono di agire nell'interesse del bimbo. 
«Noi crediamo che il migliore interesse di Charlie vada nella direzione di assicurargli un'esistenza il più possibile degna, favorendo il trasferimento in ambiente clinico più idoneo e aperto a protocolli sperimentali (quale il Bambino Gesù o il Gemelli) e, in ogni caso, assicurando che venga curato fino alla morte naturale, con l' ausilio delle cure palliative e di idratazione e alimentazione - finché siano recepite - e con la vicinanza insostituibile dell' affetto dei genitori».