sabato 1 luglio 2017

L'Osservatore Romano - donne chiesa mondo
(Silvina Pérez) Una pietra dopo l’altra, a mani nude fino a raggiungere le pendici del Potosí. Così un gruppo di cinquanta piccole donne, tutte con trecce nere e gonne colorate multistrato, hanno costruito la minuscola chiesetta che si trova a picco nel percorso verso la Cordillera Real, a 6088 metri di altitudine e a 25 chilometri a nord di La Paz. Ci si arriva tramite una scalinata piuttosto ripida, tra splendidi scorci panoramici dove le tipiche pietre inca dal taglio poligonale si sovrappongono a pezzi di mattoni d’argilla mista a paglia. Un legame indissolubile che non si spezza quello tra la popolazione indigena della Bolivia e del Perú meridionale con la natura, il paesaggio e la religiosità popolare.Le donne hanno sempre, nella storia  e in tutto il mondo, contribuito in modo determinante a costruire chiese, cappelle, luoghi di preghiera. Con il loro desiderio, la loro determinazione, il loro sacrificio personale ma ultimamente anche intervenendo come architetti nei progetti. E se, come ci dice in questo numero Eva Hinds, autrice della splendida Capilla Cardedeu a un’ora di macchina da San Salvador, non esiste uno specifico femminile in architettura, è  vero però che, progettando e disegnando, le donne rivelano  una speciale sensibilità per le esigenze di chi frequenterà questi luoghi, di chi ha bisogno di questi spazi per vivere.
La Chiesa, intesa come comunità cristiana, è un corpo in continua trasformazione, e lo sono quindi i suoi spazi celebrativi, sostiene Francesca Daprà del Politecnico di Milano in questo numero, ponendo  una domanda: quali sono le esigenze degli abitanti contemporanei rispetto agli edifici del culto? Domanda che trova una risposta possibile nel pezzo, scritto dal figlio,  su  Daphne Acton, in cui l’idea di chiesa africana multietnica ha ispirato un intero progetto architettonico.
L'Osservatore Romano, luglio 2017.