sabato 1 luglio 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - ©copyright) Il vero futuro dell'America Latina sta nella solidarietà, nell'incontro, nell'integrazione, nella lotta contro la corruzione, in una giusta distribuzione della ricchezza e nel dialogo politico purché non sia "tra sordi".
Ieri, Papa Francesco, in un breve discorso in occasione del 50° anniversario dell’Organizzazione Italo-Latino Americana (IILA), ai presenti ha voluto sottolineare alcune considerazioni sul momento attuale della regione. Secondo le riflessioni del Papa, nonostante le grandi e rilevanti potenzialità dei Popoli dell'area nonché i suoi importanti e fondamentali beni e tesori ("di storia, cultura, risorse naturali") "l’attuale crisi economica e sociale ha colpito la popolazione e ha prodotto l’incremento della povertà, della disoccupazione, della diseguaglianza sociale, come pure lo sfruttamento e l’abuso della nostra casa comune.
E questo a un livello tale che non avremmo immaginato dieci anni fa. Di fronte a questa situazione c’è bisogno di un’analisi che tenga conto della realtà delle persone concrete, la realtà del nostro popolo (cfr Enc. Laudato si’, 144). Questo ci aiuterà a renderci conto delle necessità reali che esistono, come pure ad apprezzare la ricchezza che ogni persona e ogni popolo porta in sé."
Guardando complessivamente questa crisi, Papa Francesco oltre all'urgenza di "individuare le potenzialità" ha chiesto ai rappresentanti dei Paesi latinoamericani di lavorare sempre per "coordinare gli sforzi per dare risposte concrete e far fronte alle istanze e alle necessità dei figli e delle figlie dei nostri Paesi." In particolare, il Pontefice ha voluto soffermarsi su un'emergenza drammatica e spesso sottovalutata. "Davanti a un mondo globalizzato - ha enfatizzato Francesco - e sempre più complesso, l’America Latina deve unire gli sforzi per far fronte al fenomeno dell’emigrazione; e gran parte delle sue cause avrebbero potuto essere affrontate già da molto tempo, ma non è mai troppo tardi (cfr Discorso al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, 11 gennaio 2016). L’emigrazione è sempre esistita, però negli ultimi anni si è incrementata in un modo mai visto prima. La nostra gente, spinta dalla necessità, va in cerca di «nuove oasi», dove poter trovare maggiore stabilità e un lavoro che garantisca maggiore dignità alla vita. Ma in questa ricerca, molte persone subiscono la violazione dei propri diritti; molti bambini e giovani sono vittime della tratta e sono sfruttati, o cadono nelle reti della criminalità e della violenza organizzata. L’emigrazione è un dramma di divisione: si dividono le famiglie, i figli si separano dai genitori, si allontanano dalla terra d’origine, e gli stessi governi e i Paesi si dividono davanti a questa realtà. Occorre una politica congiunta di cooperazione per affrontare questo fenomeno. Non si tratta di cercare colpevoli e di eludere la responsabilità, ma tutti siamo chiamati a lavorare in maniera coordinata e congiunta."
Infine, il Papa si è soffermato sulla necessità di promuovere "una cultura del dialogo" e in questo contesto ha osservato: "Alcuni Paesi stanno attraversando momenti difficili a livello politico, sociale ed economico. I cittadini che hanno meno risorse sono i primi a notare la corruzione che esiste nei diversi strati sociali e la cattiva distribuzione delle ricchezze. So che molti Paesi lavorano e lottano per realizzare una società più giusta, promuovendo una cultura della legalità. La promozione del dialogo politico è essenziale, sia tra i diversi membri di questa Associazione, sia con i Paesi di altri continenti, in modo speciale con quelli dell’Europa, per i legami che li uniscono."
Papa Francesco ha però concluso con una precisazione che in qualche modo evoca il famigerato dialogo fallito più volte in Venezuela: "In questa collaborazione e in questo dialogo si colloca la diplomazia come strumento fondamentale e di solidarietà per raggiungere la pace (cfr ibid.). Il dialogo è indispensabile; ma non il “dialogo tra sordi”! Si richiede un atteggiamento recettivo che accolga suggerimenti e condivida aspirazioni. Capacità di ascolto. È uno scambio reciproco di fiducia, che sa che dall’altra parte c’è un fratello con la mano tesa per aiutare, che desidera il bene di entrambe le parti e vuole rafforzare i legami di fratellanza e amicizia per progredire su vie di giustizia e di pace."