giovedì 13 luglio 2017

Ucraina
Terzo giorno di visita del Cardinale Sandri in Ucraina
Cong. Chiese Orientali
Nella mattina di giovedì 13 luglio, festa dei Santi Apostoli secondo il calendario giuliano, il Cardinale Sandri, accompagnato dal Nunzio Apostolico a Kyiv S.E. Mons. Claudio Gugerotti, da Sua Beatitudine l'Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk e dal Segretario della Nunziatura Mons. Joseph Grech, si è recato presso l'area dove stanno avanzando i lavori per la costruzione della cattedrale dell'Esarcato di Kharkiv, ove è stato accolto dall'assemblea dei fedeli e dai sacerdoti, guidati dall'Esarca, S.E. Mons. Vasyl Tuchapets, e dal Vescovo Ausiliare della diocesi latina S.E. Mons. Ian Sobilo.
Dopo aver ricevuto il tradizionale saluto con l'offerta del pane e del sale, accompagnati questa volta anche da un mazzo di fiori poi deposto ai piedi dell'icona della Vergine Maria, i Presuli hanno indossato i paramenti in quella che sinora è stata la cappella centrale dell'Esarcato, mentre la cattedrale sta sorgendo nel cortile a fianco.
Fatto l'ingresso solenne nella cripta della cattedrale, ormai ultimata, con i canti eseguiti da alcuni studenti del Seminario di Kyiv, la liturgia ha avuto inizio con il rito proprio della consacrazione dell'altare e della chiesa, senza la deposizione delle reliquie nella mensa, con l'aspersione dell'altare, l'unzione con il santo Myron, la grande preghiera recitata dall'Arcivescovo Maggiore, e il rito dell'incensazione, dell'aspersione e dell'unzione delle pareti e delle colonne della Chiesa per il quale sono intervenuti anche il Cardinale Prefetto e il Nunzio Apostolico. La Divina Liturgia poi è proseguita nel modo solito, e il Porporato ha tenuto l'omelia (allegata).
Nel saluto finale, Sua Beatitudine Sviatoslav ha ringraziato tutti coloro che erano intervenuti numerosi, e si è soffermato sul significato del gesto che si era appena compiuto. Si tratta infatti di una giornata storica: il rito di dedicazione di una cattedrale greco-cattolica in un territorio che non è tradizionalmente contraddistinto da tale presenza ecclesiale, va letto anzitutto come un servizio e una assistenza pastorale che si è inteso garantire ai fedeli, certo in presenza piccola, della propria chiesa, per non lasciarli senza la necessaria cura spirituale. La presenza di una chiesa ma sopratutto di una comunità cristiana viva attraverso la carità vuole anche essere un servizio per tutti coloro che ancora non conoscono Dio in una società ancora segnata dagli anni del comunismo ateo, e coloro che avvertono nel cuore tale sete spirituale possono scegliere di abbeverarsi. Non va poi dimenticata la vocazione culturale della città, con la presenza di molti studenti universitari, e nessuna chiesa può rimanere indifferente all'accompagnamento spirituale che può essere offerto e garantito alle giovani generazioni, speranza per il futuro dell'Ucraina. Kharkiv infine è anche uno dei luoghi ove ha patito la prigionia il Cardinale Slipyj, ed è giusto onorare tale presenza e tale memoria. L'Arcivescovo Maggiore ha poi voluto sottolineare che la presenza greco-cattolica non è contro nessuno e nessuna chiesa, anzitutto quella ortodossa, e mentre ha salutato e ringraziato per la gentilezza di aver voluto partecipare al rito il vescovo del Patriarcato di Kyiv e l'Arcivescovo Isichenko, ha inviato il saluto anche ai fratelli della chiesa ortodossa ucraina - patriarcato di Mosca, ricordando il desiderio espresso dal Cardinale Sandri di poterli incontrare nel corso della sua visita in Ucraina, che benchè non si è potuto realizzare, tuttavia non spegne il desiderio di continuare a cercare di lavorare insieme per la pace, la riconciliazione e la prosperità del Paese. Sua Beatitudine ha voluto poi rinnovare la gratitudine e l'abbraccio filiale a Papa Francesco, ringraziandolo per l'invio del Cardinale Sandri per fare sentire la vicinanza e l'affetto con cui il Santo Padre continua a seguire la situazione del Paese. Sua Eminenza ha accolto le parole dell'Arcivescovo Maggiore, assicurando che trasmetterà quanto espresso a Papa Francesco, ha esortato a continuare ad essere chiesa di pietre vive, e ha sottolineato l'importanza di lavorare per l'unità, garanzia di pace e riconciliazione per il Paese: iniziando dalla preghiera, quei fratelli che talora sentiamo come i grandi assenti sono invece certamente presenti nel cuore e nell'affidamento a Dio. E i frutti, prima o poi, sicuramente arriveranno.
Durante il pranzo, il Cardinale ha potuto ascoltare alcune testimonianze dei sacerdoti dell'Esarcato circa le condizioni in cui oggi sono chiamati a vivere il loro servizio ministeriale, e ha dialogato con alcuni di loro su quanto esposto: anche se le difficoltà non mancano, e talora ci si può sentire piccoli e impotenti non bisogna mai smarrire la speranza, da attingere come dono dal Signore coltivando la vita di fede e non cessando mai di vivere la carità.
Il pomeriggio è stato dedicato al trasferimento in auto da Kharkiv a Krematosk, dove il Cardinale è stato accolto da alcuni sacerdoti guidati dall'Esarca di Donetsk, S.E. Mons. Stephan Meniok: la città, una di quelle prima caduta in mano delle forze separatiste e poi riconquistata dall'esercito ucraino, reca ancora i segni dei combattimenti, ed è innegabile come tale condizione abbia portato molti suoi abitanti a fuggire, tuttavia si avvertono ora i segni della lenta ripresa della vita e della normalità. A cena, il Cardinale ha incontrato alcuni sacerdoti, greco-cattolici ed un latino, che per anni hanno lavorato nell'area: in modo particolare tra due, il più anziano, sacerdote latino che nei tempi dell'Unione Sovietica ha subito la prigionia e la deportazione per molto tempo, e uno più giovane, greco-cattolico, che ha proseguito l'opera di attenzione e servizio pastorale ai fedeli con l'edificazione di sette parrocchie e chiese, il quale duranti i combattimenti del 2014 si è adoperato per proteggere e mettere in salvo molte persone.
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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Divina Liturgia della Festa dei Dodici apostoli, Cattedrale dell’Esarcato di Kharkiv, mercoledì 13 luglio 2017 A.D.
Beatitudine Sviatoslav,
Eccellenza Mons. Claudio Gugerotti, Nunzio Apostolico a Kyiv,
Eccellenza Mons. Vasyl, Esarca Arcivescovile a Kharkiv,
Eccellenze,
Distinte Autorità,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi e Religiose,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.Dopo la grande festa dei Santi Pietro e Paolo, che ho avuto la gioia di celebrare ieri a Kyiv, nella cattedrale dell’Arcivescovo Maggiore dedicata alla Resurrezione, sono contento di poter essere in mezzo a voi quest’oggi, per vivere la Divina Liturgia nella festa dei santi e gloriosi dodici apostoli, degni di ogni lode, come recita l’Antologhion. Nella preghiera del vespero bizantino, troviamo oggi questa toccante espressione: “La canna dei pescatori ha confuso la boria dei filosofi e i fiumi di parole dei retori, coniando gli insegnamenti e i dogmi della scienza di Dio e chiaramente esponendo la buona novella di miriadi di beni, la partecipazione alle eterne delizie, i gaudii degli angeli e la gloria che non passa”. Siamo riuniti dallo Spirito Consolatore non solo a contemplare, ma a diventare sempre più consapevoli che in virtù del nostro Battesimo questa “gloria che non passa” è stata effusa anche nei nostri cuori. Noi che seguendo l’esortazione di san Paolo vogliamo essere imitatori degli apostoli, che ci hanno consegnato l’annuncio del vangelo mediante il dono della loro stessa vita. Ed è lo stesso Evangelo che ancora prima di riferirci i nomi di coloro che Gesù ha scelto, ci indica chiaramente il compito che Egli ha affidato anzitutto a loro: “perché stessero con lui..e per mandarli a predicare”. Se non si sta con il Signore, se non si prende dimora presso di Lui, ogni apostolo, ogni battezzato reca al mondo soltanto la propria parola, che non ha in sé nessuna forza e soprattutto non può salvare. Il nostro cuore invece come quello di ogni uomo, anela ad abbeverarsi alla sorgente che zampilla dal cuore di Cristo: essa è acqua che purifica, irriga e ristora. Sappiamo bene però, e gli apostoli Giovanni e Tommaso in particolare ce lo confermano, che da quella ferita sul fianco di Gesù aperta sul Golgota insieme all’acqua fu versato anche il sangue. Il prezzo della pace e della riconciliazione sono stati pagati una volta per tutti dal Signore, anche se nella storia, tra i suoi discepoli, continuano a ripresentarsi la vicenda dell’umanità dimentica di Dio prima del diluvio o, ancora prima, il mistero del dolore di Abele e della invidia fratricida di Caino.
2. Tutto ciò ci scandalizza, e scandalizza il mondo che anziché vedere “le opere buone dei cristiani, per rendere grazie al Padre che è nei cieli” - come dice Gesù – vede le divisioni, le lotte e le sofferenze che si infliggono coloro che lo stesso Battesimo ha consacrato. Quando si mette mano alle armi, nessuno può dire: “lo faccio in nome del mio Dio” e tantomeno in nome del Vangelo, perché la storia umana è disseminata di questi conflitti che i libri chiamano religiosi ma che ad uno studio più attento rivelano di essere stati posti in essere da altri interessi, di natura economica, politica o di espansione imperialista. Sul piano umano e cristiano, l’amore per la verità che gli apostoli ci hanno affidato ci impedisce di accettare il silenzio calato sul conflitto in Ucraina, sulle sofferenze che ha arrecato a decine di migliaia di persone. Non possiamo far finta di non vedere le vedove e gli orfani, i bambini che hanno difficile accesso alla prosecuzione degli studi, e sono cresciuti udendo il tempo intervallato dai colpi di mortaio più che dai rintocchi delle campane, gli anziani che sopravvivono a stento, i giovani che sono chiamati alle armi: sul campo poi non muoiono i potenti di turno, ma coloro che sono la promessa e il futuro di una nazione. Non vogliamo rassegnarci allo stallo della comunità internazionale, alla sfiducia nel rispetto degli accordi a suo tempo stipulati ma spesso sistematicamente violati. Vogliamo la pace e vogliamo essere trovati pronti a percorrere il cammino della riconciliazione, che in quanto tale va percorso insieme e non da soli. Ci esorta a farlo con la sua parola e i suoi gesti di carità Papa Francesco, che mi ha incaricato di portarvi il suo affetto, la sua vicinanza e la sua Benedizione. Per testimoniarvi il Suo amore sono qui in mezzo a voi. Parlando ai vescovi ucraini, orientali e latini, nel febbraio del 2015, egli affidava loro un compito: “Il senso di giustizia e di verità, prima che politico, è morale, e tale incombenza è affidata anche alla vostra responsabilità di Pastori. Quanto più sarete liberi ministri della Chiesa di Cristo, tanto più, pur nella vostra povertà, vi farete difensori delle famiglie, dei poveri, dei disoccupati, dei deboli, dei malati, degli anziani pensionati, degli invalidi, degli sfollati”. Preghiamo insieme i santi apostoli, perché con la loro intercessione veglino sui vostri Pastori: siano secondo la beatitudine evangelica chiamati figli di Dio, perché operatori di pace. E vogliamo ringraziarli, a cominciare da Sua Beatitudine, per tutta l’opera pastorale, con particolare attenzione al rinnovato annuncio ed una vibrante testimonianza del Signore Risorto, rivolto al mondo dei giovani e delle vocazioni, al servizio per i tanti sofferenti del corpo e dello spirito, senza dimenticare la dimensione fondamentale della cultura, per la quale esprimo l’apprezzamento e il sostegno per l’Università Cattolica di Leopoli. Continuate ad essere pastori che il popolo di Dio sente vicino.
3. Non è soltanto l’affetto di Papa Francesco o delle Chiese di Europa da lui invitate a esprimere attraverso la colletta della primavera del 2016 la loro solidarietà per tutto il popolo ucraino, ma è la stessa parola di Dio proclamata a farci sentire l’amore di Dio anche in questa pagina dolorosa della storia di questo Paese. È la grazia che dobbiamo chiedere, perché le sole forze umane non basterebbero, quella di vincere il male con il bene. Il male che vogliamo continuare a riconoscere anzitutto nel nostro cuore, in certi sogni o visioni della vita, quando essi affermano la propria prospettiva sul mondo e sulle cose e non quella che nasce dall’incontro col vangelo di Gesù. È la grazia di saper affrontare l’esperienza del male che ci insidia dall’esterno, come ci ha detto san Paolo: “fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo”. Se talora siamo come gli apostoli che camminano dietro al Signore, ma mentre Lui annunzia la passione a Gerusalemme sono divisi a discutere chi di loro sia il più grande, o ciascuno di essi è tentato di far prevalere il suo passato di pescatore, di zelota, di esattore delle tasse, di fariseo osservante, anziché la nuova chiamata che il Signore ci ha rivolto, torniamo insieme a guardare a Lui, torniamo ad ascoltare la sua parola, rendiamo i nostri piedi come quelli del messaggero descritto dal profeta Isaia, colui che sale sui monti per annunciare la pace di Dio. La croce che benediciamo e che verrà collocata sulla cupola della cattedrale, insieme con la cripta che abbiamo consacrato, ci ricordino ogni giorno che l’intera nostra esistenza, personale, familiare, comunitaria, e perfino quella del nostro popolo, dalle sue profondità alle sue altezze tutta è attraversata e segnata dal mistero di Cristo, Crocifisso ma Risorto il terzo giorno, che vive in eterno.
4. La Tutta Santa Madre di Dio, Maria santissima, che tra pochi giorni venereremo col pellegrinaggio nazionale a Zarvanytsia, stenda il suo manto sopra di noi e chieda per noi al Suo Figlio i doni della consolazione e della guarigione delle ferite interiori. Ci aiuti a fare memoria della storia del popolo di questa Nazione, l’Ucraina, in cui non sono mancate pagine di sofferenza che l’hanno fortificata con una professione di fede più autentica e sincera. Voglio riaffidarvi in particolare quanto disse San Giovanni Paolo II nella sua visita del 2001: “Quali testimonianze di santità si sono susseguite in questa vostra terra dal giorno del suo battesimo! Si stagliano agli inizi i martiri di Kyiv, i principi Boris e Hlib, da voi definiti “portatori di passione”, che accettarono il martirio dalle mani del fratello senza prendere le armi contro di lui. Sono essi che hanno disegnato il volto spirituale della Chiesa di Kyiv, dove il martirio in nome dell’amore fraterno, in nome dell’unità dei cristiani, si è rivelato un autentico carisma universale.” E citando il poeta ucraino Taras Shevchenko, vi riaffidava un sogno per il futuro, quello della fioritura di un nuovo autentico umanesimo, che nella preghiera di oggi, vogliamo tornare a fare nostro “i nemici più non saranno, ma ci sarà il figlio, ci sarà la madre, ci sarà la gente sulla terra!”. Amen