mercoledì 12 luglio 2017

Ucraina
Secondo giorno della visita del cardinale Sandri in Ucraina
Cong. Chiese Orientali
Nella prima mattina di mercoledì 12 luglio il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, accompagnato dal Nunzio a Kyiv S.E. Mons. Claudio Gugerotti, dal Segretario della Nunziatura Mons. Joseph Grech, ha preso congedo dal personale della Rappresentanza Pontificia e si è recato alla Cattedrale della Resurrezione, ove ad accoglierlo sulla porta, insieme ad alcuni giovani in costume tradizionale c'era Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo Maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Lì ha avuto inizio la Divina Liturgia Pontificale nella solennità dei Santi Pietro e Paolo apostoli, secondo il calendario giuliano, partecipata da un grande numero di fedeli, giunti anche dalle aree limitrofe alla capitale, presieduta dall'Arcivescovo Maggiore, e concelebrata dal Cardinale Sandri, dal Nunzio Gugerotti, dall'Arcivescovo di Rjieka in Croazia, dai Vescovi della Curia Arcivescovile Maggiore Mons. Milan e Mons. Dziurakh e da numerosi sacerdoti. Il Cardinale Sandri ha pronunciato l'omelia (testo allegato), e al termine prima di impartire la Benedizione Apostolica a nome di Papa Francesco, ha consegnato la medaglia del IV anno di Pontificato a Sua Beatitudine. Significative la parole di ringraziamento espresse dall'Arcivescovo Maggiore anche a nome dei fedeli e al Porporato: "la comunione non è una realtà che possa essere definita soltanto da un canone o da una norma, ma si riferisce al corpo vivente di Cristo che è la Chiesa. San Paolo afferma che se un membro soffre, è tutto il corpo che soffre con lui. La presenza dell'Inviato del Santo Padre è per la chiesa greco-cattolica ucraina un segno profondo dell'amore che Papa Francesco continua a custodire per il nostro popolo e un balsamo che viene versato sulle ferite dei cuori. Siamo qui a pregare anche per i nostri fratelli della Chiesa ortodossa: ci nutriamo dello stesso Corpo di Cristo, ma non lo possiamo ancora fare dallo stesso altare. Vogliamo però testimoniare con gioia, ancor più in questo giorno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, che la comunione con il Santo Padre è fonte di benedizione, come sperimentiamo noi che continuiamo a sentire la sua vicinanza e il suo affetto anche quando il resto della comunità internazionale rimane in silenzio dinanzi al dramma del nostro popolo. Porti al Santo Padre, Eminenza, il nostro abbraccio colmo di affetto filiale!".
Al termine della Divina Liturgia, tutti i concelebranti e i fedeli sono usciti dalla cattedrale per recarsi in processione nella cripta, dove poche settimane fa è stato sepolto il Cardinale Lubomyr Husar, e lì è stata cantata la preghiera di suffragio secondo il rito bizantino.
Il Cardinale Sandri si è poi spostato nei locali della Curia Arcivescovile Maggiore per essere intervistato nella diretta televisiva: alla domanda su cosa si aspetta e quale messaggio intende portare alle due diverse realtà dell'Ucraina occidentale ed orientale, il Cardinale ha risposto affermando che in realtà bisogna nella fede pensare in modo unitario, ricordando i questi giorni che ciò che ci unisce è Maria, che in tanti andremo a venerare, provenendo dall'Oriente e dall'Occidente del Paese, al santuario nazionale di Zarvanytsia. E forse la distinzione delle aree dell'Ucraina di oggi può essere descritta in questo modo: nella parte occidentale, la chiesa greco-cattolica vive la dimensione teologale della fede, per la presenza numerosa e tradizionale, mentre nella parte sofferente orientale è la carità ad essere l'elemento cardine, carità come capacità di soccorrere e consolare coloro che soffrono, che hanno perso la casa e non possono ora farvi rientro. La Chiesa che vive la fede in Gesù e lo celebra si fa buon samaritano che si china a versare l'olio della consolazione sulle ferite interiori ed esteriori dei propri connazionali. Ma tutti insieme siamo chiamati a vivere la speranza di un futuro di pace e di riconciliazione, e quindi si potrebbe affermare che la chiesa greco-cattolica ucraina, ma più in generale l'intera chiesa cattolica nel Paese è chiamata a vivere le tre dimensioni espresse dalle tre virtù teologali: Fede speranza e carità.
E alla Vergine di Zarvanytsia affideremo proprio queste intenzioni: dacci la forza per andare avanti nonostante tutte queste difficoltà. Nelle altre domande al Cardinale è stato chiesto un pensiero e un ricordo sul Cardinale Lubomyr Husar, da poco deceduto, e sul cardinale Josyp Slipyj.
Sua Eminenza si è poi recato per un breve visita alla casa dove ha vissuto fino all'ultimo il Cardinale Husar, poco fuori da Kyiv, e dove si ha intenzione di realizzare un museo con le sue testimonianze, e si è fermato a pranzo presso il vicino seminario, la cui struttura e Chiesa dovrebbero essere inagurati a settembre. I Superiori hanno spiegato la provenienza degli studenti, alcuni dei quali anche dalla regione orientale del Paese, oltre che illustrare il curriculum formativo.
Insieme al Nunzio e all'Arcivescovo Maggiore, il Cardinale si è poi trasferito in volo a Kharkiv, dove accolto dall'Esarca S.E. Mons. Vasil Tuchapets e dal Vescovo ausiliare della diocesi latina S.E. Mons. Jan Sobilo, ha voluto dedicare il primo atto in questa città dell'Ucraina Orientale alla visita alla attuale struttura della Caritas diretta dalla chiesa greco-cattolica: si tratta infatti delle pietre vive che sono esercitando la carità rendono più bella e viva la chiesa di pietre che verrà consacrata nella Divina Liturgia di domani. Il Cardinale insieme al Nunzio ha visitato le diverse aule nelle quali i volontari stavano svolgendo attività di accoglienza ed accompagnamento di bambini e adulti sfollati dopo l'inizio dei combattimenti del 2014, dalle zone di Donetsk, Lugansk e Sloviansk per la maggior parte. Ad essi, nella misura di più di 40.500 in tre anni, grazie alla collaborazione di 72 impiegati e 53 volontari, oltre che al supporto di diverse Caritas nazionali ed altri organismi anche non ecclesiali, è stato garantito l'aiuto, per l'assistenza umanitaria, l'accompagnamento psicologico e sociale. Una di esse, nell'incontro con il Cardinale, ha esclamato: "io mi ricordo cosa ha detto Papa Francesco: dobbiamo costruire ponti tra le persone, non muri per separarle o proteggerci". Molto toccante il dialogo del Cardinale, del Nunzio e dell'Arcivescovo Maggiore con il direttore della Caritas e buona parte degli operatori, molti dei quali sono sfollati interni al Paese che a loro volta si sono dati da fare per aiutare altri nella loro medesima situazione: dal racconto delle fatiche ad andare incontro ai tanti bisogni delle persone, al disagio per il continuo aumento da parte del governo del costo di luce e gas (si pensi che per questo motivo alcuni di loro, ospitati in "città modulari " da circa 400 persone l'una, si sono dovuti cercare un alloggio in affitto in città perchè non in grado di pagare quanto richiesto per poter rimanere in questi primi alloggi di emergenza), agli stenti per la speculazione che ha portato nell'area all'innalzamento dei prezzi dei beni di prima necessità del 30% rispetto al resto del Paese, con un sussidio che viene garantito a chi non può lavorare che non supera il corrispettivo di 20 euro al mese. Una delle realtà a cui prestare attenzione è quella di garantire assistenza e prevenire lo sfruttamento e il traffico di essere umani: è a disposizione un team di cinque giuristi, oltre che psicologi, per assistere sia gli uomini esposti al rischio dello sfruttamento lavorativo anche nelle Nazioni confinanti, come purtroppo per le donne il rischio dello sfruttamento sessuale. Una realtà di cui si parla poco ma per la quale l'Ucraina è tra i primi paesi nel mondo sono le strutture per la maternità surrogata, qui legale, che consente un triste mercato di arricchimento sul quale si fa fatica a rompere il velo di omertà, e le Chiese iniziano ad attivarsi per affiancare le giovani generazioni e accompagnarle nella retta percezione dei valori della dignità umana attraverso un nuovo e necessario impulso di annuncio e di catechesi.
Dinanzi a tanta sofferenza e tante sfide, il Cardinale Sandri ha ringraziato a nome di Papa Francesco gli operatori per quanto stanno facendo: se l'umanità sembra dimentica di tanto dolore, la loro presenza e attività li rende quasi "vicari di questa umanità", cioè capaci di prendersi cura dell'altro al mio fianco anche se molti se ne disinteressano e continuano a camminare per la loro strada. Significativo è quanto il Santo Padre ha stabilito con il Motu Proprio pubblicato ieri, che mette a fuoco il dono di sè agli altri come una via di vera santificazione: "non c'è amore più grande di questo, dare la vita per i proprio amici". L'invito a vivere la profonda unità tra il gesto della carità concreta vissuto ogni giorno, e il nutrimento interiore che si riceve dal Signore quando invece ci si riunisce per la preghiera e la liturgia, come accadrà domani con la consacrazione della cattedrale dell'Esarcato.

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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella Divina Liturgia per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli - Kiev, cattedrale arcivescovile Maggiore della Resurrezione, mercoledì 12 luglio 2017 A.D.
Beatitudine Sviatoslav,
Eccellentissimo Nunzio Apostolico Claudio Gugerotti,
Eccellenze,
Distinte Autorità,
Reverendi Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Seminaristi,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.Ringrazio il Signore che ci ha radunati qui oggi, per celebrare la Divina Liturgia nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (secondo il calendario giuliano), in questa cattedrale della Resurrezione. I misteri della liturgia, celebrati con tanta intensità nella tradizione bizantina, ci donano l’esperienza- come dicono i Padri - del “cielo sulla terra”: ancor più quando nella terra del nostro pellegrinaggio sperimentiamo la stanchezza, la fatica e le sofferenze, per la nostra fragilità personale ma anche per le condizioni avverse della vita famigliare o di un intero Paese, come la dolente Ucraina in questi anni, ancor più il nostro ci rallegriamo del dono della presenza del Signore, per il Quale il nostro cuore palpita colmo di desiderio di benedizione, di riconciliazione e di pace. Ero al fianco del grande San Giovanni Paolo II, accompagnandoLo nella storica visita del giugno 2001, e vado col pensiero alle sue parole, quando ricordava la tradizione secondo la quale l’apostolo Andrea, visitando i luoghi ove sarebbe sorta questa città, la benedisse affermando “Su questi monti brillerà la gloria di Dio”, profetizzando che il Dnepr sarebbe stato il nuovo Giordano per le acque del battesimo del principe Volodymyr e Kyiv una nuova Gerusalemme come madre del cristianesimo slavo nell’Europa dell’Est. Le parole del Santo Pontefice ci fanno correre con il cuore e la mente a Papa Francesco, il quale poco prima della mia partenza mi ha personalmente esortato a portarvi la sua vicinanza, il suo abbraccio, la sua preghiera, insieme alla Benedizione che in Suo nome vi impartirò al termine di questo sacro rito. Egli vi rassicura che non siete soli, che avete un posto speciale nel suo cuore, e vi ringrazia anche per la preghiera che avete offerto secondo le sue intenzioni durante il grande pellegrinaggio da poco compiuto nella Basilica di san Pietro per celebrare i centocinquanta anni dalla canonizzazione di san Giosafat: martire per amore di Dio, martire per l’unità della Chiesa, che vogliamo seguire non arrendendoci dinanzi ad ogni difficoltà o potere umano che ci vuole togliere la speranza, di una vita giusta e onesta con la collaborazione e la conversione di tutti, di una patria rispettata nella sua integrità e riconciliata al suo interno nelle sue diverse anime e componenti.
2. Lasciamo che la Parola di Dio appena proclamata sia nutrimento per la nostra vita. La vicenda di san Paolo ci è stata riproposta in tutta la sua drammaticità, attraverso un lungo elenco di prove cui è stato sottoposto a motivo della sua appartenenza a Cristo. C’è un primo livello di sofferenza, potremmo dire, che egli sperimenta dal di fuori: sono coloro che lo perseguitano, i suoi accusatori, coloro che lo hanno messo in carcere, i diversi poteri politici e militari che lo hanno condannato al carcere o a supplizi corporali. Sono dolori grandi, che si sono succeduti nella sua vita, ma ai quali ha potuto resistere. C’è però una forma di dolore più sottile, che penetra nel profondo dello spirito umano, e si tratta dell’esperienza del sentirsi tradito: egli, ebreo di nascita, fariseo per formazione, dopo aver rivolto la sua predicazione anzitutto ai suoi concittadini, di fronte al loro cuore indurito si volge ai Gentili, ma gli rimane nel cuore la nostalgia che anche Israele possa accogliere la pienezza della salvezza in Cristo “vorrei essere io stesso anatema”, dice infatti nella lettera ai Romani. Ma Paolo è tradito anche dai vicini, dai fratelli: pensiamo a quando racconta di uno dei processi e afferma “solo Luca è con me”, perchè altri lo hanno lasciato e sono stati disonesti con lui, forse perchè delusi dalla sua predicazione o qualcuno magari per trarre vantaggio dal suo male arricchendosi. Anche in queste dinamiche l’Apostolo riproduce in sè i tratti dell’esperienza di Gesù: la debolezza di Paolo è in fondo partecipazione alla passione del Signore e Maestro, per questo in una particolare rivelazione il Signore gli confida “Ti basta la mia grazia, la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Nella festa dell’apostolo delle Genti vogliamo mettere a confronto la nostra vita, personale, famigliare e come Chiesa, con quanto l’esperienza di Paolo ci ha suggerito. Tra poco, nel grande ingresso della liturgia, saranno portati oltre le porte e sante il pane e il vino per il sacrificio eucaristico: è Cristo che ha donato la vita sulla croce ed è stato Risuscitato dal Padre. Non possiamo permetterci di lasciare che il gesto liturgico sia lontano dalla nostra vita. Quel pane ancor più oggi vuole essere impastato dei nostri dolori, quelli che abbiamo subito e che subiamo, come Paolo, da fuori, da coloro che nel passato o nel presente possono aver usato violenza, persecuzione, carcere, e da dentro, da coloro che dovrebbero fratelli per l’appartenenza ad un popolo e ad una fede, che dovrebbero servire il bene comune con trasparenza e onestà, senza corruzione o arricchimento personale, che potrebbero servire l’unità e la riconciliazione e non la separazione e la violenza. Portiamo però insieme anche il bisogno e il desiderio di restare umili, come Paolo, che si vanta di aver partecipato alle sofferenze di Cristo, e non per i suoi successi o vittorie: quando invece cadiamo nella superbia e possiamo metterci su un piedistallo sopra gli altri, non accorgendoci anche del male che siamo comunque capaci di compiere, smettiamo anche noi di essere autentici discepoli di Cristo. Chiediamo che lo Spirito di Resurrezione vivifichi non solo le offerte del Sacrificio Eucaristico, ma attraverso di esse di cui saremo nutriti anche della nostre stesse vite.
3. Vogliamo ripetere anche noi, quest’oggi, insieme ai nostri Vescovi e sacerdoti, la nostra professione di fede in Gesù, Via, Verità e Vita, con la parole dell’Apostolo Pietro ascoltate nel Vangelo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, lasciando che anche in noi, in virtù del nostro Battesimo, continui a parlare la voce del Padre, e non la carne e il sangue che da sole non sono in grado di riconoscere la presenza di Dio in Gesù. Pensiamo all’apostolo Pietro, pieno di entusiasmo e tenace, ma anche fragile e peccatore. Lo ricordiamo in una pagina degli atti degli apostoli, quando sale al tempio insieme all’apostolo Giovanni e incontrano uno storpio, al quale dicono “quello che ho te lo dono, nel nome di Gesù Cristo, sii guarito”. E lo storpio fu guarito e iniziò a camminare..