lunedì 24 luglio 2017

Turchia
Mezzo secolo fa l’incontro tra Paolo VI e Atenagora al Phanar. Unire ciò che è diviso
L'Osservatore Romano
(Bartolomeo) All’ingresso della basilica di San Pietro a Roma, sopra la porta santa aperta dal Papa per le celebrazioni giubilari, una iscrizione nel marmo, che spesso passa inosservata ai pellegrini, dice in greco e in latino: «Per la riconciliazione di piena comunione tra le Chiese ortodossa e cattolica romana, in questa basilica vi fu un incontro di preghiera tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora I il 26 ottobre 1967».
Di fatto, nel 1967 tra i due leader ci fu uno scambio di visite alle reciproche sedi. La visita di Atenagora a Roma fu dunque preceduta da una visita di Paolo VI al Phanar. Il 25 luglio 1967, rivolgendosi al Patriarca Atenagora nella chiesa patriarcale di San Giorgio, Papa Paolo VI disse: «Alla luce del nostro amore per Cristo e nel nostro amore fraterno l’uno verso l’altro, stiamo scoprendo sempre più l’identità profonda della nostra fede, mentre i punti sui quali ancora siamo in disaccordo non ci devono impedire di comprendere questa profonda unità».

A sua volta, il Patriarca Atenagora sottolineò che il loro obiettivo principale, come capi delle loro rispettive Chiese, era «di unire ciò che è diviso, con mutue azioni ecclesiastiche, ovunque ciò sia possibile, affermando i punti comuni di fede e di governo, orientando così il dialogo teologico verso l’inizio di una comunità sana, sulle fondamenta della fede e della libertà di pensiero teologico ispirate dai nostri Padri comuni e presenti nelle diverse tradizioni locali».
Prima di questi eventi storici, Atenagora e Paolo si erano già incontrati per la prima volta a Gerusalemme il 5 e 6 gennaio 1964. In questi incontri, le due guide avevano levato insieme le scomuniche che gravavano sulle loro rispettive Chiese sin dal grande scisma del 1054.
Papa Paolo e il Patriarca ecumenico Atenagora sono stati grandi visionari; «con grande ispirazione vide gli ultimi tempi» (Siracide 48, 24). Anche se le loro iniziative non hanno avuto un grande impatto sui media, restano però delle rivoluzionarie pietre miliari per lo sviluppo del cristianesimo. Quello che poteva sembrare solo un piccolo passo nella storia del mondo, alla fine si è rivelato un balzo da gigante nella storia della Chiesa, specialmente in termini di guarigione dello scandalo della divisione tra le due Chiese sorelle di Roma e di Costantinopoli, nuova Roma.
Infatti, se inseriamo la corrispondenza formale e le visite ufficiali scambiate dai capi o dai rappresentanti delle due Chiese nel contesto di silenzio dello scisma che ha caratterizzato le loro relazioni per quasi un intero millennio — dal 1054 al 1964, malgrado qualche occasionale sforzo teso alla riunificazione e isolati echi di comunicazione nel corso dei secoli — allora riusciremo a comprendere l’eccezionale importanza degli straordinari gesti tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.
Oggi non ci sorprende più apprendere di visite di capi di Chiese ad altre Chiese. Tuttavia, gli scambi e gli incontri tra Papa Paolo VI e il Patriarca ecumenico Atenagora restano nella memoria e al tempo stesso ci ricordano il potere duraturo della carità e del dialogo. In un tempo in cui le persone e le nazioni sono tentate di ritirarsi nell’isolamento e nell’esclusione — che sia per ignoranza o per paura degli altri — l’esempio di Paolo e Atenagora è una luce per due città costruite su un monte, da dove risplende per il mondo intero (cfr. Matteo 5, 14).

L'Osservatore Romano, 24-25 luglio 2017