sabato 8 luglio 2017

Turchia
Il patriarca di Costantinopoli ai vescovi umbri in visita a Istanbul. Testimoniare la grazia
L'Osservatore Romano
Pellegrinaggio negli antichi luoghi cristiani. L’impegno a proseguire sulla via dell’ecumenismo e della fraternità tracciata in questi anni dalle feconde tappe di dialogo tra la Chiesa greco-ortodossa e la Chiesa cattolica: è stato un incontro nel segno dell’amicizia e della fraternità, e nel nome dei santi Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, quello svoltosi ieri, venerdì, a Istanbul fra il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, e la delegazione di presuli umbri — guidati dal cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana — che hanno compiuto in questi giorni in Turchia un pellegrinaggio che ha toccato anche Smirne, Efeso, Selçuk e il sito archeologico di Hierapolis. L’incontro ha avuto luogo nel giorno (7 luglio) del quarantacinquesimo anniversario della morte del patriarca ecumenico Atenagora. Nella chiesa ortodossa di Santa Ciriaca, i presuli hanno assistito alla divina liturgia nel rito bizantino, al termine della quale Bartolomeo ha rivolto un lungo saluto, del quale a parte pubblichiamo ampi stralci.
Bassetti, ringraziando per l’accoglienza e la vicinanza spirituale, ha ricordato le figure di Paolo VI e Atenagora, che a metà del secolo scorso hanno avviato il cammino della stagione ecumenica: «Alla scuola di questi grandi padri nella fede, ci impegniamo a progredire nel dialogo della carità e preghiamo ardentemente affinché ci sia dato, in un giorno non lontano, di comunicarci insieme al sacro calice», ha detto fra l’altro il porporato. Un secondo momento celebrativo si è tenuto nel cimitero del monastero di Balikli, luogo di sepoltura del patriarca Atenagora e di altri arcivescovi, dove i presenti si sono radunati in raccoglimento e preghiera. La visita è proseguita al Phanar, sede del patriarcato ortodosso, con i saluti finali e la promessa di rafforzare quel dialogo che vede da tempo protagonisti Bartolomeo e Papa Francesco. L’ultimo atto è stata la preghiera comune recitata nella cattedrale di San Giorgio, nel ricordo dei tanti fedeli cristiani che in varie parti del mondo, ma soprattutto nel Vicino oriente, sono perseguitati per la loro fede.

Il patriarca di Costantinopoli ai vescovi umbri in visita a Istanbul. Testimoniare la grazia
di BARTOLOMEO
Ancora sono vivi i ricordi della nostra ultima visita a quella terra benedetta, nel settembre scorso, quando, in occasione della giornata mondiale di preghiera per la pace, tenutasi ad Assisi, abbiamo potuto incontrarvi nella splendida cornice della città di Perugia e nella sua maestosa cattedrale per pregare insieme e per testimoniare al mondo la necessità dell’incontro dei vari credenti in Cristo, per manifestare ai vicini e ai lontani la misericordia di Dio e la vivificante grazia dello Spirito santo. E infatti è una via senza ritorno la necessità della reciproca conoscenza, dei dialoghi teologici, della visita gli uni degli altri, della preghiera, della collaborazione e del comune intervento nelle grandi sfide che il mondo contemporaneo ci pone innanzi. Come cristiani infatti non possiamo tacere di fronte alle ingiustizie del mondo, agli sconvolgimenti epocali di questi anni, con la immane tragedia della migrazione di popoli che sfuggono a una economia egoistica e che priva troppi esseri umani delle più elementari necessità e della dignità di essere tutti icone di Dio.
Ma insieme dobbiamo affrontare come Chiese anche l’accoglienza, che a sua volta provoca difficoltà e diffidenze in altri popoli, che troppe volte si trovano soli ad affrontare tali flussi di uomini, donne, bambini, anziani, con poche risorse, privi di una visione a lungo termine per trovare soluzioni soddisfacenti per tutti. A questi si aggiungono coloro che fuggono dalle loro case, dalle loro patrie per sfuggire a guerre che non hanno voluto, a discriminazioni razziali e religiose, e tra questi i troppi nostri fratelli nella fede, i cristiani di tutto il Medio oriente e di altre parti del mondo, costretti a lasciare la culla del cristianesimo e della Chiesa dei primi secoli, e che spesso si sentono abbandonati dai propri fratelli dei paesi cosiddetti “cristiani”. È così necessaria, sempre più necessaria, quella arma potente che ci ha lasciato come un comandamento il nostro Salvatore: la preghiera. Anche se avessimo tutte le possibilità economiche del mondo, ma dimenticassimo la preghiera saremmo come un corpo senza l’anima.
La nostra voce cammina all’unisono con quella del nostro fratello Papa Francesco, anche per ricordare a tutti che il non rispetto verso questa terra abitabile che Dio ha creato per noi è un peccato spirituale. Se l’uomo continuerà a dare poca attenzione a questo tema fondamentale per la vita degli esseri umani e di tutta la creazione, commetterà inevitabilmente un peccato contro lo Spirito santo, un peccato che non sarà perdonato. Ricordando la vostra terra, non possiamo dimenticare le sofferenze che continuano ancora in alcuni dei vostri paesi e nelle regioni limitrofe, a causa del terremoto che ha colpito quei luoghi nell’agosto dello scorso anno. Trasmettiamo a tutti la nostra vicinanza, elevando la nostra voce, affinché si faccia presto nella ricostruzione di quei luoghi così pieni di cultura e di bellezze naturali, affinché le vostre genti non abbandonino per necessità quei territori.
L’Umbria tra le altre cose è stata la patria di un grande santo della Chiesa indivisa e padre dei monaci d’occidente, san Benedetto da Norcia con sua sorella santa Scolastica. Benedetto, in continuazione con la tradizione monastica dei primi secoli, soprattutto elaborando l’ideale eremitico di san Pacomio, gli insegnamenti di san Cassiano e l’opera di san Basilio, seppe adattarli all’esigenza della mentalità latina, esaltando i pregi e correggendone difetti, nell’impostazione della sancta regula. Questa, avendo moderato e addolcito l’ideale monastico primitivo, costituì un codice conciso ma preciso nelle norme, redatto per i monaci (e monache) che risiedono in un monastero. Essa si diffuse al di fuori dell’Italia, e venne accolta da tutti i monaci dell’occidente.
La vostra terra ancora ci porta alla mente un’altra grande figura, di pace e preghiera, san Francesco d’Assisi, il quale venne in contatto con la Chiesa d’oriente durante i suoi viaggi, espressione di una pace che può venire solo da colui che è il Re della pace. E in un mondo sempre più frastornato da ogni tipo di inimicizia, Assisi resta un grande ideale di pace concreta. Durante gli innumerevoli incontri e visite che abbiamo fatto nella città del Poverello di Assisi, gli incontri con la gente, le autorità locali e regionali, abbiamo assaporato ogni aspetto dell’ideale francescano, ma anche la genuina ospitalità della vostra gente.
Con questi pensieri che ci accomunano, vi diamo il benvenuto al Fanar, al patriarcato ecumenico, il primo trono della Chiesa ortodossa. Costantinopoli, sede di grandissime figure della patristica, come san Giovanni Crisostomo, ha testimoniato e guidato la nave della Chiesa in oriente attraverso le bufere dei primi secoli, attraverso la grande crisi iconoclasta e successivamente anche negli anni del progressivo isolamento della Chiesa d’oriente e dell’occidente. Il secondo millennio ha ancora una volta manifestato grandi figure sul trono di sant’Andrea, ma ha vissuto anche il suo martirio, la riduzione della sua influenza e la povertà dei suoi mezzi fino alla drastica riduzione dei suoi figli nella stessa città di Costantino. Tutto questo però non ha mai fatto venir meno la sua fede e la speranza e neppure la sua diaconia per tutta l’ortodossia, riconoscendo le nuove Chiese, promuovendo l’unità panortodossa, e con celebri encicliche agli inizi del Novecento promuovendo iniziative per ricercare l’unità pancristiana, aprendo le porte al moderno movimento ecumenico.
Celebri e coraggiose sono le sue iniziative, quali l’incontro dei nostri grandi pastori il patriarca Atenagora e il papa Paolo VI a Gerusalemme e la reciproca cancellazione degli anatemi, la partecipazione al movimento ecumenico, le dichiarazioni comuni su tanti e diversi temi, l’apertura di dialoghi teologici tanto con la Chiesa di Roma, che con altre Chiese, la preparazione del santo e grande concilio della Chiesa ortodossa, che dopo oltre cinquant’anni di preparazione ha potuto avere luogo nel giugno 2016 non in questa città come era previsto, a causa di problemi politici, ma nell’isola di Creta, che appartiene alla nostra giurisdizione. Il concilio ha trattato non temi dogmatici teologici, ma pastorali, assolutamente necessari per testimoniare con freschezza la nostra fede a un mondo sempre meno disposto ad ascoltare la parola salvifica di Cristo.

L'Osservatore Romano, 8-9 luglio 2017