venerdì 14 luglio 2017

«Enorme gratitudine» e soddisfazione per il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari siglato nei giorni sorsi alle Nazioni Unite sono state espresse dal reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches (Wcc), perché ciò significa «proteggere tutti i paesi e l’intero pianeta che è la nostra casa». Esso «potrebbe salvare milioni di vite umane».A sottoscrivere il trattato sono state centoventidue nazioni, anche se «i nove paesi con armi nucleari e i trenta che cercano rifugio nella deterrenza nucleare degli Stati Uniti — si legge in un comunicato del Wcc — hanno boicottato le lunghe negoziazioni sui trattati e si sono opposti ad anni di lavori preparatori». Secondo l’organismo ecumenico, il percorso però è servito a «portare il dibattito internazionale oltre le strette prospettive di autoconservazione della strategia militare e dell’influenza politica» per coinvolgere «il più ampio ambito dei principi umanitari e dell’etica fondamentale, dove l’imperativo morale contro le armi nucleari è chiaro e categorico». Il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, che segna un «risultato storico», obbliga gli stati anche a dare assistenza alle vittime dell’uso e dei test di armi nucleari e ad assumersi la responsabilità di porre rimedio ai danni ambientali.
«Il trattato — prosegue il comunicato che contiene una dichiarazione di Tveit — mette le armi nucleari nella stessa categoria di altre armi indiscriminate e inumane come quelle chimiche e biologiche, le mine antiuomo e le munizioni a grappolo», ponendo fine alla «peculiare eccezione» per cui la peggiore arma di distruzione di massa «non era vietata, e colma così un vuoto nella legge creata e sostenuta dai modi in cui le potenze nucleari hanno usato il loro potere e la loro influenza internazionali». Il testo dell’acc0rdo dovrà adesso essere firmato e ratificato dai governi.
L'Osservatore Romano, 14-15 luglio 2017.