martedì 11 luglio 2017

Svezia
Il cardinale Arborelius sulle donne nella Chiesa. Ruoli più ufficiali per uscire dall’ombra
L'Osservatore Romano
«Il ruolo delle donne è molto, molto importante nella società, nell’economia, ma nella Chiesa qualche volta siamo un po’ indietro». Anche il cardinale Anders Arborelius, primo nella storia a provenire dalla Svezia per volere di Papa Francesco dopo la creazione nel concistoro del 28 giugno scorso, è intervenuto nel dibattito sul ruolo delle donne nella Chiesa, in un’intervista al «National Catholic Reporter».
La voce del vescovo di Stoccolma si aggiunge così alle altre che si stanno interrogando su quali strade si possano percorrere per una maggiore presenza femminile in ruoli di responsabilità. «Il mio è un tentativo di contribuire alla riflessione che porta avanti Lucetta Scaraffia nei suoi libri e negli articoli, anche ultimamente sull’Osservatore Romano» ha spiegato il vescovo di Mondovì monsignor Luciano Pacomio presentando un suo contributo sul ruolo delle donne e sulla questione del potere uscito sull’Osservatore Romano del 9 luglio. La stessa impostazione che sembra animare le riflessioni del cardinale Arborelius, il quale, partendo dall’esempio di madre Teresa di Calcutta e di Chiara Lubich, dei cui consigli spesso si avvalse Giovanni Paolo II, afferma che questo ruolo consultivo «forse potrebbe essere reso più ufficiale. Abbiamo un collegio di cardinali ma potremmo avere un collegio di donne che potrebbero dare consigli al Papa». Nel corso dell’intervista, che ha toccato diversi temi, il cardinale ha spiegato di essere comunque in attesa di conoscere i risultati degli studi sulla storia del diaconato femminile, condotti dalla commissione che il Pontefice ha creato: «Penso sia soprattutto un’indagine storica per vedere se si trattasse realmente di ministri sacramentali e di qualcosa simile a suore o a religiose. Credo che la questione debba essere chiarita. Tuttavia direi che questo non è il punto essenziale, quanto piuttosto trovare delle strade attraverso le quali le donne possano realmente trasmettere la fede a vari livelli, siano diaconi, o piuttosto si tratti di una tipologia di carisma o di lavoro».
L'Osservatore Romano, 11-12 luglio 2017