giovedì 6 luglio 2017

L'Osservatore Romano
È la crisi dei rifugiati che sta crescendo più rapidamente nel mondo, con quasi un milione di sfollati nella regione di Equatoria. Civili uccisi, colpiti a morte coi machete e bruciati nelle loro case, donne e bambine rapite e sottoposte a stupri di gruppo. È il terribile quadro che emerge da un rapporto stilato da diverse ong attive sul campo, pubblicato ieri. Il conflitto del Sud Sudan causa e ha causato atrocità, terrore e fame, e costretto nell’ultimo anno centinaia di migliaia di persone ad abbandonare la fertile regione di Equatoria, considerata un tempo il granaio del paese e oggi diventata un campo di morte.I ricercatori (in particolare quelli di Amnesty international) hanno visitato la zona nel mese di giugno, documentando come soprattutto le forze governative ma anche quelle di opposizione abbiano commesso violazioni del diritto internazionale, compresi crimini di guerra, contro la popolazione civile. Queste atrocità hanno costretto alla fuga verso l’Uganda quasi un milione di persone. «L’aumento delle ostilità nella regione di Equatoria ha significato brutalità ancora più diffuse contro i civili. Uomini, donne e bambini sono stati uccisi, colpiti a morte coi machete e bruciati vivi nelle loro abitazioni. Donne e bambine sono state rapite e sottoposte a stupri di gruppo» ha dichiarato Donatella Rovera, alta consulente di Amnesty international per le risposte alle crisi, appena rientrata dal Sud Sudan. «Abitazioni, scuole, ambulatori e sedi delle organizzazioni umanitarie; tutto è stato razziato, vandalizzato e raso al suolo. Il cibo è usato come arma di guerra» ha accusato Rovera. «Queste atrocità sono ancora in corso. Centinaia di migliaia di persone che solo un anno fa si sentivano al riparo dal conflitto, ora sono sfollate».
L'Osservatore Romano, 5-6 luglio 2017.