sabato 1 luglio 2017

Stati Uniti
Grande convention di cattolici a Orlando. La gioia del Vangelo in America
L'Osservatore Romano
Un evento paragonabile si ebbe solo cento anni fa, nel 1917, quando un raduno di leader cattolici portò alla creazione della prima organizzazione nazionale di vescovi negli Stati Uniti, chiamata National Catholic War Council. Per questo l’incontro che dal 1° al 4 luglio riunisce a Orlando, in Florida, circa tremila responsabili cattolici, fra i quali centosessanta vescovi e rappresentanti di duecento associazioni, rappresenta una convention importante quanto praticamente inedita.
Come danno ampio risalto nelle loro cronache il Catholic News Service e il quotidiano francese «la Croix», è l’occasione per una vasta riflessione sul modo di evangelizzare e raggiungere un’America sulla via della secolarizzazione. È il desiderio da parte di diocesi e parrocchie di rispondere alla chiamata di Papa Francesco contenuta nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. E proprio «La gioia del Vangelo in America» si intitola questa riunione che la Conferenza episcopale statunitense sta preparando da anni. Il programma alternerà sessioni plenarie e seminari specifici sulle sfide alle quali la Chiesa è chiamata a rispondere: dall’attuale clima politico e culturale alla crescita dei “non religiosi”, dall’impatto delle reti sociali ai bisogni e al contributo dei latinos, dal razzismo e l’esclusione alla cura delle famiglie ferite, alla preoccupazione pastorale per le persone omosessuali. Sono presenti fra gli altri Carl Anderson, cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo, e Carolyn Woo, ex capo del Catholic Relief Services.
«Prendiamo spunto dalla visione di Papa Francesco secondo cui le intuizioni contenute nell’Evangelii gaudium debbano essere considerate nel contesto dei vari paesi», spiega Jonathan Reyes, direttore esecutivo del dipartimento episcopale per la giustizia, la pace e lo sviluppo umano. Nell’esortazione apostolica il Pontefice ha scritto fra l’altro che i cristiani hanno il dovere di proclamare il Vangelo «senza escludere nessuno» (14). Sarà questo, per gli anni a venire, uno degli obiettivi dei cattolici statunitensi. La convocazione di Orlando parte dall’idea di portare tutte le anime della Chiesa a dialogare: «Abbiamo cominciato — dichiara lo stesso Reyes — organizzando incontri fra pochi rappresentanti, in particolare delle aree pro-vita e giustizia sociale, per vedere se ci fosse la possibilità di intraprendere un cammino insieme. L’intento era quello di evitare la tendenza di alcuni gruppi di cattolici negli Stati Uniti a dividersi in due campi, da una parte quelli che protestano contro l’aborto, e identificati appunto come pro-vita, dall’altra quelli che si concentrano su questioni come l’economia, l’immigrazione e l’assistenza sanitaria. Abbiamo condotto delle analisi interne e compreso che la strada era percorribile poiché le domande che i cattolici si pongono e le sfide da affrontare hanno un panorama molto più vasto». Ma è soprattutto lo sprone costituito dal documento pontificio ad aver spinto alla mobilitazione: «È stata la chiamata a Gesù Cristo, al discepolato missionario, a uscire in direzione delle periferie, che hanno creato l’obiettivo», ha concluso Reyes.
Sono giunti a Orlando delegati da tutti gli Stati Uniti, compreso un gruppo di nativi cattolici dal South Dakota. L’organizzazione ha stanziato 500.000 dollari per sostenere borse di studio collegate all’evento, il dipartimento episcopale per la giustizia, la pace e lo sviluppo umano e la Catholic Campaign for Human Development altri 100.000 ciascuno per l’assistenza finanziaria, 300.000 dollari il Black and Indian Mission Office. «Una delle cose più importanti della convocazione è ricordare a tutti i cattolici che ognuno di noi ha la responsabilità della trasmissione del Vangelo», ha osservato J. D. Flynn, addetto alla comunicazione per la diocesi di Lincoln, sottolineando che «ciascuno di noi deve essere un missionario. E questo significa che dobbiamo usare la nostra creatività, i nostri doni, le nostre opportunità e la nostra esperienza per trovare spazi in cui proclamare il Vangelo, come individui, come famiglie, come comunità parrocchiali».
Uno dei problemi da risolvere è l’invecchiamento della popolazione cattolica, il poco fascino che la Chiesa suscita fra i giovani: «In Florida — racconta padre Thomas Connery, parroco di Saint Peter a Deland — ci sono molti pensionati, dei quali le chiese sono piene, ma toglieteli ed è la catastrofe: non arriviamo a raggiungere le giovani generazioni. Per ogni persona battezzata la Chiesa americana perde sei cattolici. È ora di parlarne. Immaginate un’azienda chiamata a confrontarsi con un tale problema. Varerebbe subito un piano d’emergenza. E noi?». In effetti, se è vero che i cattolici rappresentano la denominazione religiosa più importante negli Stati Uniti con 77,4 milioni di fedeli (il 22 per cento della popolazione), è altrettanto vero che la frequentazione delle parrocchie è in calo, come i sacramenti (a eccezione del battesimo). Dal 2013 al 2016 il numero di bambini che hanno fatto la prima comunione è sceso di cinquantamila unità (il 7 per cento), mentre le scuole cattoliche registrano una perdita di duecentocinquantamila studenti.
«Creare dei ponti» laddove la Chiesa americana conosce «indubbie divisioni», proprio come la società: questo l’auspicio del vescovo di Buffalo, Richard Joseph Malone, presidente della commissione per i laici, il matrimonio, la famiglia e la gioventù.

L'Osservatore Romano, 1° - 2 luglio 2017