mercoledì 19 luglio 2017

Stati Uniti
Chiesto dai vescovi statunitensi l’aumento delle quote d’ingresso per i rifugiati. La forza di una nazione
L'Osservatore Romano
Innalzare il tetto di accoglienza dei rifugiati a settantacinquemila: è questa la richiesta avanzata dal presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense, Joe Steve Vásquez, vescovo di Austin, all’amministrazione Trump. Proprio la settimana scorsa è stata infatti raggiunta la quota massima (cinquantamila) di persone che possono essere ammesse negli gli Stati Uniti per il 2017.
L’attuale presidenza ha varato a marzo un ordine esecutivo che abbassava le quote di ingresso da centodiecimila alle attuali cinquantamila. A nome dei vescovi, monsignor Vásquez ha già manifestato le perplessità della Chiesa, ma in una nuova lettera ha voluto esprimere ulteriore preoccupazione «per le conseguenze umane di questa limitazione e per il suo impatto sui rifugiati più vulnerabili come quelli non accompagnati, anziani e malati, oltre che per le minoranze religiose. Queste persone bisognose non saranno in grado di accedere alla protezione necessaria e continueranno ad affrontare pericoli e sfruttamenti. Dobbiamo essere consapevoli che ogni rifugiato è più di un numero, è un figlio di Dio».
Nell’appello, l’episcopato ha ribadito che limitare gli ingressi a cinquantamila non risponde ai reali bisogni di accoglienza, visto che i rifugiati nel mondo sono circa ventidue milioni e «non riflette la nostra compassione e la nostra capacità di nazione. Crediamo fermamente che gli Stati Uniti abbiano le risorse per aiutare i più vulnerabili e chi è in cerca di protezione. La Chiesa continuerà ad accogliere e ad accompagnare i rifugiati giunti nel paese e a garantire i servizi necessari».
Anche per monsignor Nelson Jesus Perez, vescovo di Cleveland, «la Chiesa è chiamata ad accompagnare i migranti, con un supporto di carattere non solo spirituale. È chiaro che una nazione ha tutto il diritto di poter difendere le proprie frontiere, ma lo deve fare rispettando i diritti e la dignità delle persone».