lunedì 31 luglio 2017

L'Osservatore Romano
Anche nelle consultazioni per la scelta dei nuovi vescovi andrebbero ascoltate le donne, molto più di quanto non avvenga ora. È questa in sintesi la proposta di Lucetta Scaraffia avanzata in un articolo pubblicato nell’ultimo numero di «Vida Nueva», uscito il 27 luglio. Il settimanale spagnolo del 24-30 giugno aveva dedicato al tema, affrontato dal consiglio dei cardinali, la storia di copertina titolando Pastores elegidos por el rebaño (“Pastori scelti dal gregge”) e pubblicando un’intervista al cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga.La storica italiana — editorialista e consulente editoriale dell’Osservatore Romano, di cui guida il mensile «donne chiesa mondo» — contribuisce così al dibattito e, ricordando che tutte le istituzioni devono affrontare «il problema della selezione delle classi dirigenti», sottolinea come per la designazione dei vescovi la Chiesa abbia elaborato un sistema di antica tradizione «che ha sempre funzionato abbastanza bene. L’indagine sui possibili candidati, infatti, prevede oggi una larga consultazione di ecclesiastici che ricoprono posizioni autorevoli, ma anche di laici che hanno collaborato con loro o che semplicemente li conoscono. Una varietà di voci informate, quindi», ma nella quale si avverte la scarsità della presenza femminile.
Al contrario — sottolinea Scaraffia — «le donne sicuramente capiscono meglio quelli che si possono definire i lati meno ufficiali di una personalità, come la capacità di rapportarsi agli altri, di vederli e di accettarli. Tutte qualità indispensabili per dirigere una diocesi con autorevolezza e umanità. Le donne, poi, avrebbero un vantaggio in più nello svolgere questo ruolo di consulenti: la libertà. Non potendo fare carriera nella Chiesa, il loro giudizio, sia in positivo che in negativo, non può essere influenzato da progetti personali, da speranze di appoggio o da timori di concorrenza. Le donne sono libere di pensare solo al bene della Chiesa, e quasi sempre lo fanno». E conclude scrivendo che la situazione attuale «non corrisponde alla realtà: sia le religiose che le laiche impegnate nella vita della Chiesa sono infatti indispensabili per il buon andamento di una diocesi, da molti punti di vista. Perché, allora, considerarle solo zelanti servitrici, che devono obbedire senza partecipare alle scelte?».
L'Osservatore Romano, 27-28 luglio 2017.