mercoledì 26 luglio 2017

Spagna
Il cardinale Osoro sull’eredità di san Giacomo. Una meta per l’Europa
L'Osservatore Romano
Gli europei non possono muoversi come «vagabondi», «uomini senza orientamento, incapaci di fare molte cose». Occorre invece riscoprire la meta che il vecchio continente, grazie anche a figure come quella dell’apostolo Giacomo, seppe riconoscere «nella persona di Gesù Cristo». Sono parole dell’arcivescovo di Madrid, il cardinale Carlos Osoro, a Roma in questi giorni per la festività di San Giacomo, patrono della Spagna. Il porporato ha concesso un’intervista ad Aciprensa, nella quale ha affrontato soprattutto il tema dell’identità europea.
«È necesario avere delle mete, mete che uniscano, che non dividano, che ci interpellino, che ci facciano incontrare», ha spiegato il porporato indicando il Cammino di Santiago come fonte dell’identità dell’europa cristiana. Esso infatti «continua a essere attuale indicandoci una meta, che è quella che ebbe l’apostolo. Quando abbracciamo l’apostolo dopo aver fatto il percorso per Santiago de Compostela, in questo abbraccio c’è l’abbraccio a Cristo», ha spiegato ancora il cardinale Osoro. «Avere una meta, seguire una direzione — ha aggiunto — è fondamentale nella storia degli uomini. E il contributo dell’apostolo Giacomo è quello di un umanesimo capace di essere creativo, di unire le forze e diminuire le distanze, di rompere gli schemi che ci dividono dagli altri, di eliminare l’indifferenza. Questo è ciò che fece il Cammino, l’apostolo Giacomo, in definitiva Gesù Cristo».
Nel caso concreto della Spagna, l’arcivescovo di Madrid ha sottolineato la necessità di «fare memoria di quello che unisce» gli spagnoli, facendo sì che «si abbandonino quelle posizioni personali che separano dal prossimo». Più in generale, e in considerazione anche delle sfide che si pongono di fronte all’Europa, ha detto il cardinale Osoro, «occorre fare memoria, perché ci sono momenti della storia che ci mettono alla prova, nei quali la divisione appare nel nostro orizzonte». Basta riflettere su «ciò che la fede ha portato in Spagna. La fede ci ha unito. Eravamo differenti, distinti e anche con usanze a volte divisive. Ma, senza dubbio, con grandi e impegnativi movimenti di principio che ci hanno fatto unire in progetti comuni».

L'Osservatore Romano, 26-27 luglio 2017