sabato 8 luglio 2017

Regno Unito
Ricerca sugli islamici nel Regno Unito. Contro la radicalizzazione
L'Osservatore Romano
«I musulmani assenti. Liberare il potenziale dei musulmani britannici per il bene di tutti»: è questo il titolo di un rapporto di 76 pagine pubblicato in Gran Bretagna dalla fondazione Citizen Uk, dopo gli ultimi attacchi terroristici avvenuti nel paese.
Dalla ricerca — diffusa dal sito lacroix.com — si evince che il Regno Unito ha bisogno di individuare «un modo efficace per affrontare l’estremismo e la radicalizzazione». I britannici, infatti, pensano che la lotta all’estremismo potrebbe essere più efficace se fosse inserito «nell’ambito di un programma attento e fiducioso verso le comunità musulmane». Questa fiducia, affermano gli autori della ricerca, porterebbe a sua volta «a una maggiore partecipazione dei musulmani». Poiché «bisogna dialogare con le comunità islamiche e capire qual è il punto di vista della loro maggioranza».
Nata nel 1989, Citizens Uk è una fondazione che ha l’obiettivo di promuovere l’impegno pubblico e il rafforzamento delle strutture della società civile. L’organismo ha creato un gruppo di lavoro per esaminare «come poter migliorare la partecipazione dei musulmani nella vita del paese, al di fuori delle loro comunità di fede.
«Lo scopo — spiega Dominic Grieve nell’introduzione al rapporto — è quello di cercare di individuare soluzioni agli ostacoli» che rendono difficile questa partecipazione, piuttosto che «esaminare o commentare la causa di questi ostacoli». Nonostante tutto, secondo Grieve, il rapporto evidenzia «molti risultati positivi». Nelle piccole comunità si riscontra un buon lavoro di integrazione guidato dai musulmani britannici. Cosa che non accade invece nei quartieri più svantaggiati.
«Siamo consapevoli che il nostro lavoro di ricerca si è svolto in un contesto di crescente divisione, e di polarizzazione» sottolinea Grieve ricordando che il Regno Unito ha subito di recente, a Londra e a Manchester, tre attentati terroristici giustificati dai loro esecutori con motivazioni religiose. Il fatto che questi episodi siano stati totalmente respinti dalla stragrande maggioranza dei musulmani britannici «non significa che non abbiano avuto alcun impatto sulle relazioni tra la comunità musulmana e il resto della popolazione del Regno Unito».
Nell’analisi della situazione, il gruppo di lavoro ha identificato diversi campi sui quali è necessario intervenire per aumentare il livello di integrazione. Tra questi l’assenza di una comunità musulmana omogenea e la necessità di riequilibrare un dibattito pubblico che fa dei musulmani o un gruppo univocamente pericoloso o una comunità sempre svantaggiata.
Gli autori del rapporto evidenziano la pericolosità di un dibattito pubblico orientato ad accentuale le divisioni e le contrapposizioni tra un «noi» e un «loro». E sottolineano come «la discriminazione e la paura di esserlo contribuisca alla disillusione e scoraggi il coinvolgimento dei giovani musulmani nella vita politica».
Infine, un altro aspetto riguarda la “leadership” all’interno delle comunità musulmane, le quali hanno «bisogno di leader capaci di comprendere la vita di oggi». È importante, quindi, che gli imam abbiano una buona conoscenza della lingua e della cultura inglese. E che l’assunzione degli imam e degli insegnanti nelle scuole musulmane avvenga «nel rispetto della legge».

L'Osservatore Romano, 7-8 luglio 2017