martedì 11 luglio 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Nella straziante vicenda del piccolo Charlie ci sono stati sin dall'inizio molti passaggi, alcuni piccoli e trascurabili altri decisivi, che non quadravano – e ancora oggi non quadrano - con il buon senso, con un ragionamento equilibrato e normale, comune e imprescindibile a ogni latitudine. Il passaggio più sconvolgente è il fatto che sulla vita o la morte di un bimbo gravemente malato debba decidere un giudice, e che decida sulla base d'informazioni mediche e cliniche senza tenere in nessun conto che quel bambino ha dei genitori, dei parenti, e che appartiene all'unità fondamentale del genere umano e cioè che Charlie non è una pura e semplice variabile bio-chimica che gli orologiai di una presunta società perfetta devono sistemare.
Non sappiamo nulla di questo giudice britannico, Nicholas Francis, che sicuramente è una persona meritevole di ogni rispetto nonché di comprensione tenuto conto la materia sulla quale si è espresso e che tornerà a farlo giovedì prossimo.
Ma questo giudice, secondo quanto riporta la stampa internazionale oggi, ha detto: «Credo che non ci sia nessuno, qui dentro, che non vorrebbe salvare la vita di Charlie Gard. Anche io sono uno di quei 350 mila che hanno firmato la petizione. Sono un giudice. E sarei felice di cambiare idea sulla mia sentenza. Ma devo decidere per il bene del bambino in base ai fatti. Non per un tweet o per quello che dicono i media». Poi ha aggiunto rivolgendosi ai genitori di Charlie: «Avete quarantott'ore di tempo per portare delle prove drastiche e inoppugnabili sull'efficacia di questa terapia sperimentale negli Stati Uniti».
Il giudice Francis riconosce di voler cambiare la "sentenza" anzi desidera farlo, ma attende "prove" giuridiche convincenti seppure sappia benissimo che sarebbero tutte azzardate. Chi è in grado di rispondere con certezza alle domande che il giudice ha posto? Nessuno. E lui sa che nessuno può fornire queste risposte che lui si attende.
Il giudice Francis precisa che vuole “decidere per il bene del bambino in base ai fatti” ma si è mai chiesto cosa significhi davvero, nella sua profondità e complessità, questo “bene del bambino” di cui si parla? Forse si riferisce a quello che lui ritiene sia il “bene” di Charlie (“in base ai fatti”, ma quali fatti?) oppure a quello che i genitori del bambino considerano il bene del loro figlio?
L'unica verità, che però il giudice per ora ignora, è che Charlie è un essere umano e che sulla sua vita nessuno ha diritto di decidere un bel nulla e tantomeno a emettere sentenze. Charlie va curato fino alla fine, assistito e protetto, e non va mai sottratto alle carezze e all'affetto dei suoi cari, in particolare i genitori. Charlie ha diritto a vivere la sua terribile malattia accanto ai suoi genitori e ha anche diritto a morire circondato dal loro amore.
Se il giudice Nicholas Francis viene chiamato a dare un giudizio in una questione in cui non c'entra nulla vuole dire che la legge che lo consente è una pura e semplice aberrazione che andrebbe corretta.