venerdì 7 luglio 2017

Avvenire
(Elisabetta Del Soldato) Il mondo non si arrende. Protesta e prega per il piccolo Charlie, per mamma Connie, per papà Chris. Anche la giornata di ieri è trascorsa tra ansia e speranza. E in serata una fitta ha lacerato il cuore dei tanti che si sentono vicini a questo bimbo e ai i suoi genitori, quando un' associazione italiana ha rilanciato il grido di dolore della madre. «Ci ha chiesto aiuto, dice che stanno per staccare le macchine che tengono in vita il bambino». «Già stasera o forse domani», ha aggiunto. L' associazione si chiama "Mitocon", e si occupa di malattie mitocondriali come quella che ha colpito Charlie. Il presidente, Piero Santantonio, ha spiegato di essere in costante contatto con i Gard, e di aver raccolto l' appello di Connie. Rilanciandolo verso la Gran Bretagna: «Fermatevi, il protocollo scientifico di trattamento sperimentale è pronto. Oggi pomeriggio si è tenuta una riunione tra i medici e i ricercatori dell' équipe internazionale e tra poche ore sarà resa nota una posizione ufficiale rispetto alle possibilità terapeutiche percorribili», ha annunciato. Il riferimento è a ricercatori americani e del Bambino Gesù di Roma. Un comunicato divulgato dalla associazione "Charlies Army" ha poi precisato che «la famiglia di Charlie parlerà quando sarà pronta». «Sono molto occupati a trascorrere ogni momento possibile con il loro bambino, parlando con dottori, avvocati e stampa. Diffonderanno ogni aggiornamento che riterranno necessario». Le manifestazioni perché non venga tolto a Charlie il sostegno delle macchine che lo tengono in vita continuano. Dopo le proteste a Buckingham Palace di domenica scorsa, ieri sera i dimostranti si sono raccolti in particolare a Downing Street, residenza della premier Theresa May. In centinaia si sono radunati in un sit-in, organizzato in poche ore attraverso il sito FightForCharlie, chiedendo che al piccolo sia concessa la speranza e ai genitori la possibilità di portarlo all' estero per essere curato. A mettere pressione su Theresa May è stato ieri anche il presidente americano Donald Trump che - stando ad alcuni media britannici -, prima del summit con i G20 ad Amburgo, ha promesso di intervenire in sostegno dei Gard. Ieri non era ancora chiaro quale sarebbe stata l' agenda del faccia a faccia tedesco, ma un portavoce di Downing Street ha confermato che «la premier si aspetta» che il caso del piccolo Charlie diventi uno degli argomenti di discussione tra i due leader. Ieri è inoltre stato confermato che la Casa Bianca ha contattato anche il ministro della Sanità Jeremy Hunt per avere chiarimenti sul caso. «Il presidente è profondamente commosso dalla vicenda di Charlie - ha detto giovedì sera un portavoce della Casa Bianca - e vorrebbe aiutare la famiglia». Come padre e nonno, ha continuato il portavoce, «il presidente Trump capisce l' amore senza misure che un genitore prova per il figlio e spera di poter essere utile alla famiglia di Charlie, come lo sperano anche il Papa e milioni di famiglie in tutto il mondo». Sono L' attesa a Londra Il presidente ha chiesto un bilaterale anche per convincere la premier a «intervenire» per il trasferimento negli Usa Un' associazione annuncia il completamento del protocollo di terapia e riporta le parole della mamma del piccolo: «Spegneranno il respiratore» state diverse le offerte di ospedali fuori dalla Gran Bretagna di ospitare e curare il piccolo tra cui uno americano, il Bambino Gesù e il Gemelli di Roma. Ma fino a ieri l' ospedale londinese si ostinava a sostenere di avere «le mani legate dalla giustizia» e di non poter trasferire il piccolo. L' Alta Corte e la Corte Suprema della Gran Bretagna hanno dato ragione ai medici secondo i quali sarebbe nell' interesse del paziente staccare la spina, mentre la Corte di Strasburgo ha rifiutato l' appello dei genitori che avrebbero voluto portarlo negli Stati Uniti dove lo attendono cure pionieristiche. Secondo alcuni esperti legali, il verdetto delle Corti obbliga i medici a sospendere le cure a Charlie e impedirgli di andare in America. E anche se l' ospedale dovesse cambiare idea, il caso dovrebbe tornare davanti ai giudici e bisognerebbe attendere un nuovo verdetto. Un processo che ruberebbe del tempo prezioso alla fragile vita del piccolo. Mentre la pressione dell' opinione pubblica e dei media cresce su Theresa May, anche il leader laburista Jeremy Corbyn ha espresso la sua solidarietà ai genitori del piccolo. «Mi sento assolutamente con loro», ha detto il capo dell' opposizione, sottolineando di non conoscere dal punto di vista medico la situazione ma che «in quanto genitore» è per lui «del tutto comprensibile il tentativo di curare il neonato che stanno portando avanti i Gard». Rappresentanti del governo britannico continuano però a ribadire che May non può intervenire, a meno che non siano prodotte nuove prove che riescano a convincere i medici del Great Ormond Street e la giustizia britannica che le cure all' estero potranno offrire una prospettiva realistica per Charlie. Di certo i genitori non hanno perso speranza e sono «estremamente toccati», hanno scritto su Facebook, «dall' interessamento del presidente Trump, del Papa e di tutti i milioni di sostenitori che gli sono stati vicini in questo difficile percorso».