martedì 11 luglio 2017

Regno Unito
La mamma di Charlie: "Sono grata all' Italia non smetto di sperare"
La Repubblica
(Enrico Franceschini) «Grazie Italia», dice la mamma del "piccolo Charlie". Fiorellino azzurro nei capelli, vestitino a pois, occhi spiritati per quella che reputa un' ingiustizia, Connie Gard sta uscendo dall' aula 47 dell' Alta Corte di Londra che rappresenta l' ultima chance di tenere vivo il suo bambino. «Sono grata al vostro paese, all' ospedale di Roma, al Papa», prosegue con un filo di voce. «Voglio continuare a sperare ma sono sconvolta». Suo marito Chris, stringendo fra le mani un orsacchiotto di peluche, la conduce fuori sbattendo la porta.
L' udienza non è andata molto bene per loro. Il giudice Nicholas Francis gli ha concesso 48 ore per «esibire nuove prove che una cura può far migliorare vostro figlio», dando appuntamento a tutti per giovedì mattina e lasciando intendere che non sarà facile persuaderlo. «Vostro onore, l' attende una decisione difficile», ammonisce Grant Armstrong, il principe del foro che difende gratuitamente i genitori. «O concede a questa famiglia la possibilità di provare a curare Charlie o dovrà dire ai medici di lasciarlo morire». Katie Gollop, la giovane avvocatessa che rappresenta l' ospedale, non si lascia intimidire dal più anziano collega. 
«Non c' è nulla di nuovo», accusa, nella lettera dei sette esperti internazionali fatta pervenire dal Bambino Gesù di Roma al Great Ormond Hospital della capitale, dove Charlie è ricoverato. Elenca le date delle ricerche citate dagli esperti: soltanto una risale a quest' anno e peraltro riguarda una sindrome muscolare, non cerebrale come la rara malattia genetica che ha colpito questa creatura su cui ora interviene mezzo mondo, dal Papa a Trump, per tacere dei politici italiani. Mentre lei parla, i genitori nella fila dietro esplodono. «Dì la verità!», scatta il padre. «Smettila di mentire!», grida la madre. «Siamo noi la voce di nostro figlio, misurategli la testa, è cresciuta due centimetri, Charlie diventa grande e sente la nostra presenza!». Interruzioni da espulsione, ma il giudice lascia correre: «Comprendo la vostra rabbia e la vostra ostinata speranza», risponde. Tuttavia non cambia posizione: altri tre gradi di giudizio, la Corte d' Appello e la Corte Suprema britannica, la Corte Europea dei Diritti Umani, hanno confermato la sua sentenza di aprile che tenere in vita Charlie significa soltanto prolungarne l' agonia. 
«Gli stanno dando la morfina», rivela Gollop: la conferma che il bambino è non solo in uno stato giudicato irreversibile dalla maggior parte degli specialisti, ma soffre. «È nostro figlio, non lo lasceremmo mai soffrire», piagnucola Connie, rifiutandosi di sentire ragioni. «Speriamo in un miracolo», è il suo messaggio ai giornalisti e al mondo. «Charlie è vivo grazie al Papa e a Trump. Se ha anche solo il 10 per cento di possibilità di migliorare, per noi vale la pena tentare con il farmaco sperimentale ». Pazienza se non è stato testato nemmeno sui topi. «È contento quando gli faccio il solletico, non ci credo che il suo cervello abbia danni irreversibili». Fuori dal tribunale, diretta da un pastore protestante americano più volte arrestato a manifestazioni anti-abortiste, una piccola folla ripete uno slogan: «Dottori curate, non ammazzate».