martedì 11 luglio 2017

(Niccolò Zancan) Questo è l' unico inizio possibile. «Credo che non ci sia nessuno, qui dentro, che non vorrebbe salvare la vita di Charlie Gard. Anche io sono uno di quei 350 mila che hanno firmato la petizione. Sono un giudice. E sarei felice di cambiare idea sulla mia sentenza. Ma devo decidere per il bene del bambino in base ai fatti. Non per un tweet o per quello che dicono i media». È come se il giudice Nicholas Francis avesse tutte le tristezze del mondo concentrate nelle labbra, gli cadono giù a strapiombo. Adesso sta per fissare l' ultima data per una decisione che il mondo intero osserva e vorrebbe indirizzare. «Avete quarantott' ore di tempo per portare delle prove drastiche e inoppugnabili sull' efficacia di questa terapia sperimentale negli Stati Uniti», dice alla fine dell' udienza. «Giovedì dedicheremo tutto il giorno al caso. Per noi ha la massima priorità. Ogni giorno che passa Charlie continua a soffrire». L' edificio della sezione minorile dell' Alta Corte di Giustizia si chiama Queen' s Building, aula 43. Pochi posti a sedere, odore di legno, caraffe d' acqua. E due genitori pallidi da Bedfont, West London, seduti vicini sulla terza panca. Sono in attesa di capire se verrà staccato il respiratore che ancora tiene in vita artificialmente il loro figlio di undici mesi. O se, invece, potranno tentare un viaggio per sottoporlo a una terapia mai sperimentata prima. Neppure sui topi. Cris Gard stringe in pugno una scimmietta di pezza marrone. Connie Yates ha un fiore di stoffa nei capelli e scuote il capo ogni volta che sente una frase che la fa stare male. Il primo ad alzarsi per prendere la parola è il loro avvocato, Grant Armstrong. Un signore con gli occhiali, molto pacato. Eppure: «Noi adesso abbiamo sette esperti internazionali che propongono una terapia sperimentale che potrebbe funzionare per permettere a Charlie Gard almeno di respirare autonomamente. Uno di questi esperti ha detto che ci sono dieci possibilità su cento che la terapia possa avere efficacia. Se fosse suo figlio, signor giudice, a lei non interesserebbe questo dieci per cento?». Nicholas Francis in cima allo scranno, livido in tutto, ad eccezione che per la fede nuziale, risponde: «Se ci fosse davvero una possibilità di recupero del 10 per cento, compreso il danno cerebrale, certamente ne terremo conto». Ma il fatto è proprio questo. Né il giudice Francis, né quello della Suprema Corte che aveva confermato la prima sentenza, né i medici del Great Ormond Street Hospital, dove Charlie Gard è ancora ricoverato, credono che ci possa essere alcuna speranza di recupero. Non lo ritiene possibile neppure l' avvocato Victoria Butler-Cole, che in aula rappresenta il tutore legale del bambino. «A Charlie viene somministrata della morfina. Non esistono in medicina casi di danni cerebrali uguali al suo che abbiano avuto dei regressi». Charlie sta soffrendo. Charlie non vede. Charlie non respira da solo. Charlie ha dei danni cerebrali irreversibili. È a questo punto che il padre prende la tazza per l' acqua e la sbatte sul banco. La madre grida: «Non è vero!». E allora Cris Gard prende anche coraggio e grida ancora più forte: «Vi stanno mentendo, vi stanno mentendo!». Ma anche l' avvocato del Great Hormond Street Hospital, Katie Gallop, ribadisce lo stesso concetto: «É un danno cerebrale grave e irreversibile. Ma io capisco che i genitori non vogliano accettarlo». Fuori c' è il sole. Passano i pullman rossi e quelli scoperchiati dei turisti in direzione della Royal Opera House. Qualcuno suona il clacson in solidarietà con i manifestanti venuti ad appoggiare la causa dei genitori Gard. «Salvate Charlie!», urlano al megafono. Hanno cartelli come questo: «Solo i genitori hanno il diritto di decidere». C' è la signora Brenda Hanks, che si definisce casalinga e nonna: «Ho visto la foto. Non ci sono prove che Charlie stia soffrendo». C' è lo psicologo anti abortista Chris Holsen: «In questo Paese la finanza conta più della vita umana». In aula, adesso, Connie Yates sta piangendo. Ha appena sentito che la sentenza verrà pronunciata giovedì. Volevano più tempo per portare le prove, speravano di poter partire per gli Stati Uniti. «Questa decisione non è corretta. È nostro figlio. Il suo cervello si sta sviluppando. Non è vero che non cresce». Il giudice Francis chiede di acquisire agli atti le misurazioni della scatola cranica del bambino. Con la famiglia Gard si sono schierati anche papa Francesco e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le cover del telefonino con sopra la foto di Charlie costano 11 sterline. Sui social network sono comparse foto che lo rappresentano con la corona di spine. I medici sostengono che stia soffrendo proprio adesso. Charlie Gard resta sospeso artificialmente in questo stato di non vita e di non morte nel reparto di rianimazione di uno dei più avanzati ospedali pediatrici del mondo.