martedì 11 luglio 2017

Regno Unito
Charlie, battaglia all' Alta Corte. I genitori: «Dateci più tempo»
Avvenire
(Elisabetta del Soldato) Ore decisive Il giudice fissa una nuova udienza per giovedì. Ma la famiglia chiede un rinvio a dopo il 21, quando arriveranno i primi dati sulle terapie sperimentali Appello di Connie: «Probabilità al 10%. Se fosse suo figlio proverebbe?» Il caso del piccolo Charlie Gard, il bambino di 11 mesi affetto da una rara malattia genetica, è tornato ieri di fronte all' Alta Corte di giustizia britannica e allo stesso giudice, Justice Francis, che aveva già stroncato le speranze dei genitori del piccolo - Chris Gard e Connie Yates - di poterlo far curare negli Stati Uniti per una terapia innovativa.
Lo scorso aprile il giudice concordò con i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra (Gosh), l' ospedale in cui il bambino è in cura dallo scorso ottobre, che togliere la spina al ventilatore artificiale grazie al quale il piccolo resta in vita sarebbe stato «nel miglior interesse » di Charlie. Ora, però, su richiesta del Gosh il giudice ha accettato di riconsiderare il caso in base a nuove prove, prodotte da due ospedali di fama internazionale, relative a una terapia sperimentale che potrebbe migliorare le condizioni di vita del piccolo. La tensione era forte ieri in aula durante l' udienza che è cominciata alle 14, le 15 ora italiana, e che è andata avanti tutto il pomeriggio. Subito dopo l' inizio un legale della famiglia ha chiesto che fosse un giudice diverso a considerare le nuove prove. Un' idea che non è stata ben digerita da Francis. «Ho fatto il mio lavoro - ha detto - e continuerò a farlo. Se porterete davanti a me nuove prove e se queste prove cambieranno la situazione sarò il primo a dare il benvenuto a questo nuovo risultato». 
Il magistrato è stato chiaro su un punto: potrebbe cambiare la sua precedente decisione, in cui dava ragione al Gosh, se le nuove informazioni sottoposte al suo esame fossero assolutamente nuove e scientificamente inoppugnabili. Immediata la replica di mamma Connie: «La possibilità di successo è del 10 per cento. Lei proverebbe se fosse suo figlio?» «Non c' è nessuno in quest' aula che non vorrebbe salvare Charlie», ha replicato il giudice. Alcuni momenti sono stati particolarmente penosi per Connie e il marito. Soprattutto quello in cui il legale del Great Ormond Street ha affermato che le prove relative alla terapia si riferiscono a patologie muscolari e non ai danni al cervello. Inoltre - hanno ribadito gli avvocati della clinica - le presunte prove fornite da nuove ricerche provengono solo da laboratori e non da test su pazienti. Ma il momento più difficile è stato quando i medici hanno detto che il piccolo sarebbe tenuto in vita «contro il suo benessere». «L' ospedale vi sta mentendo », ha urlato la madre disperata, e ha lasciato l' aula sbattendo la porta. 
Alla fine, la Corte ha aggiornato l' udienza a giovedì per dare tempo alla famiglia di produrre le prove sulle cure sperimentali. Il nuovo appuntamento, però, potrebbe non essere risolutivo perché le prove sull' efficacia del trattamento che attende Charlie non arriverebbero prima del 21 luglio. Anche su questo il giudice si è mostrato molto perplesso. «Una tabella di marcia di diverse settimane - ha detto Francis - è preoccupante», riferendosi alle condizioni gravi in cui si trova il piccolo. Domenica Connie e Chris hanno presentato una petizione con 350mila firme con la quale chiedono di poter portare il figlio negli Stati Uniti dove lo attendono cure da parte di esperti di ma-lattie mitocondriali. La settimana scorsa, dopo l' intervento del Papa e del presidente americano Donald Trump, sette medici hanno scritto una lettera al Great Ormond Street Hospital in cui affermavano che con le nuove cure ci sarebbe ancora speranza per Charlie. «E finché c' è speranza, anche se fosse debolissima - ha detto la mamma -, noi continueremo a lottare». 
I genitori del piccolo vogliono che sia sottoposto a una terapia chiamata «nucleoside bypass» che recentemente ha dato risultati incoraggianti in alcuni pazienti americani. «Non potrei mai sedermi davanti a mio figlio e guardarlo soffrire. Credo che i genitori sappiamo quando il loro figlio sia pronto ad andarsene. E noi crediamo che Charlie stia ancora combattendo per vivere», ha detto la mamma in una toccante intervista. La donna ha aggiunto che il Great Ormond Street «è un ottimo ospedale» ma «non sono esperti nella condizione di Charlie. Se fino a qualche tempo fa si pensava che non avesse probabilità di sopravvivere, ora queste, sostenute da almeno sette esperti, sono salite al dieci per cento. Ci sembra giusto dare spazio alla speranza».