martedì 25 luglio 2017

Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi) «La decisione dei genitori è molto importante. Si riappropriano di una responsabilità che rischiava di essere espropriata dai giudici di concerto con i medici. E sottraggono il corpicino di Charlie ai duellanti estremi, i partigiani della morte subito o delle cure a oltranza». Marco Tarquinio è il direttore di Avvenire , quotidiano dei vescovi italiani. «Una storia triste. Molto, molto triste», sospira. Che cosa può insegnarci? «Quando si tratta di frontiere esistenziali che toccano i sentimenti più profondi delle persone, bisogna entrarvi con delicatezza estrema.
Anche stavolta non è stato così. Minacce e insulti ai genitori, ai medici. Noi abbiamo scelto di non stare nella mischia ma riflettere e fare emergere le contraddizioni. Certo il bivio era drammatico: la rinuncia all' accanimento, se era davvero tale; e dall' altra parte la speranza eroica dei genitori, la spes contra spem di San Paolo...». E cosa è mancato? «L'alleanza terapeutica tra medici e famiglia. È fondamentale, il potere di decidere non può essere da una parte sola. È mancata la scienza, e tanta speranza». La scienza? «Sì, una scienza medica che va spesso oltre la speranza è stata, in questo caso, stranamente rinunciataria». La madre ha detto: ora non sapremo mai che cosa sarebbe accaduto se... «Anch'io ho continuato a chiedermi: ma ogni giorno in più di questa arcigna procedura giudiziaria aiuta o sta sottraendo tempo a una cura forse possibile?». Un altro tentativo non avrebbe aggiunto dolore? «Il Bambino Gesù si è messo a disposizione, in sintonia con l'appello di Francesco: non rinunciare a tentare strade ragionevoli e giuste. Anche di fronte a un male inguaribile, possiamo essere accompagnati, curati. Questa vicenda ha creato la paura dell' abbandono». Perché? «La gente chiede di essere curata con perizia e amore. Magari non guarita, ma curata. Stavolta la cultura dello scarto di cui parla Francesco è apparsa a molti rivestita dell' armatura della legge. Non si può dare l'idea, neanche per sbaglio, che si tenti di contenere la spesa sanitaria sulla pelle delle persone. In redazione ci sono arrivate lettere preoccupate: mi cureranno, se ritengono non ne valga la pena?».