sabato 8 luglio 2017

Avvenire
(Elena Molinari) Con 122 voti a favore, il no dell’Olanda e l’astensione di Singapore, è passato il testo. Il primo  strumento giuridicamente vincolante «archivia» la dottrina della deterrenza. Ma le nove nazioni  del club atomico non lo rispetteranno e manterranno gli arsenali.  Il governo italiano si era  pronunciato contro la Conferenza. E non ha partecipato ai lavori, come tutti gli Stati aderenti alla  Nato tranne i Paesi Bassi. La presidente Whyte Gómez: «Il mondo ha atteso questa norma per 70  anni» Finora c’è stata la dottrina della deterrenza. L’unico modo per prevenire un attacco nucleare, recita,  è minacciare la totale distruzione dell’attaccante. Il paradosso è che funziona solo se due  presupposti sono rispettati: se i Paesi che possiedono testate atomiche sono sempre pronti al loro  lancio, senza ombra di bluff, e se i loro leader sono persone razionali. Per 70 anni il mondo si è  accontentato di questo traballante compromesso. Ieri,122 Paesi hanno fatto un passo radicale,  dichiarando illegali le armi atomiche, alla stregua degli arsenali biologici e chimici, delle mine e  delle bombe a grappolo. «Questo trattato è un divieto categorico ed è radicato nel diritto umanitario  – a commentato Elayne Whyte Gómez, presidente della Conferenza Onu che ha elaborato il bando  –. Con questo diciamo ai nostri figli che vogliamo lasciare loro un mondo senza armi nucleari». Il  nuovo accordo, la cui approvazione è stata segnata al Palazzo di Vetro da uno scrosciante applauso  di cinque minuti, non lascia margine attorno al suo no agli ordigni che sfruttano la fissione (e in  parte la fusione) dell’atomo. Ne proibisce a livello globale l’uso, la minaccia di utilizzo, la  sperimentazione, lo sviluppo, la produzione, il possesso, il trasferimento e lo stazionamento in un  Paese diverso. La sua premessa fondamentale è il riconoscimento delle «conseguenze umanitarie  catastrofiche che deriverebbero da qualsiasi uso di armi nucleari», così come l’intesa che la loro  completa eliminazione «rimane l’unico modo per garantire che non siano mai usate». Una posizione ingenua, secondo le nove nazioni (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Cina, Francia,  India, Pakistan, Corea del Nord e Israele) che si spartiscono le 15mila bombe e testate nucleari  presenti sul pianeta, e secondo i loro alleati della Nato, Italia compresa, che hanno in larga  maggioranza boicottato i negoziati della commissione. Solo l’Olanda ha partecipato ai lavori e ieri  ha votato contro il documento finale, dichiarando apertamente il suo dissenso. L’Italia, che aveva  votato no alla risoluzione con cui veniva istituita la Conferenza, è rimasta assente sia dalla fase  preparatoria, a febbraio, che dalle tre settimane di discussioni sfociate nel testo approvato ieri.  Anche il Giappone – l’unico Paese ad aver subito degli attacchi atomici, nel 1945 – ha evitato i  colloqui. Gli Stati Uniti sono stati più espliciti nel condannare pubblicamente l’intero sforzo,  chiamandolo «devastante e sconsiderato», soprattutto in un momento in cui la Corea del Nord  minaccia un attacco missilistico nucleare sul suolo americano. «Dobbiamo essere realisti – ha detto  Nikki R. Haley, ambasciatore Usa alle Nazioni Unite –. Chi crede che la Corea del Nord vieterà mai le armi nucleari?» «Questo trattato non offre nessuna soluzione», hanno tuonato Washington,  Londra e Parigi, in un comunicato congiunto. Mentre difendono la necessità di mantenere un arsenale atomico pronto all’uso, le potenze nucleari  sottolineano però il loro impegno al disarmo, dimostrato a loro dire dall’adesione al Trattato di non  proliferazione nucleare ( Tnp) del 1968, che vincola a «perseguire negoziati in buona fede» volti a  promuovere il disarmo nucleare. Ma il ritmo quasi geologico dell’eliminazione di armi nucleari ha  fatto crescere l’impazienza di molti Stati, che temono anche che le armi di distruzione di massa  possano cadere nelle mani di terroristi. Guidati da Austria, Brasile, Messico, Sudafrica e Nuova  Zelanda, dunque, hanno incanalato la loro frustrazione nel primo strumento giuridico vincolante  contro gli ordigni nucleari, nella convinzione che il suo potere coercitivo eserciti un’enorme  influenza sull’opinione pubblica e sui governi, come successo con i trattati contro le armi  biologiche e chimiche, le mine e le bombe a grappolo. «L’elemento chiave è che cambia il  panorama giuridico – dice Izumi Nakamitsu, nuovo alto rappresentate Onu per il disarmo –. Questo  impedisce agli Stati con armi nucleari di nascondersi dietro l’idea che non siano illegali. Aumenterà  la pressione internazionale per il disarmo». Il trattato, che entrerà in vigore 90 giorni dopo che 50  Paesi l’avranno ratificato, descrive un percorso per l’adesione di nuovi membri, comprese le nazioni nucleari, a patto che distruggano le loro scorte e acconsentano a ispezioni Onu. «Il mondo ha  aspettato questa norma per 70 anni – ha detto l’ambasciatore del Costa Rica, Elayne Whyte Gómez,  che ha presieduto i lavori della Conferenza –, ma è più che mai attuale. Lo scontro tra la Corea del  Nord e gli Stati Uniti illustra la fallacia della teoria della deterrenza. Questo è un evento storico per  l’umanità».