martedì 18 luglio 2017

Myanmar
In Myanmar oltre 80.000 bambini minacciati dalla malnutrizione. Allarme per i rohingya
L'Osservatore Romano
Nuovo allarme delle Nazioni Unite sulle drammatiche condizioni di vita dei rohingya, la minoranza etnica musulmana che vive nello stato del Rakhine, nel nordovest del Myanmar. Secondo un rapporto del World Food Programme (Pam) dell’Onu, oltre 80.000 bambini rohingya soffrono di grave malnutrizione e avranno bisogno di cure urgenti nei prossimi mesi. Nell’ottobre del 2016, nello stato del Rakhine, al confine con il Bangladesh, le forze di sicurezza hanno scatenato una vasta offensiva militare, provocando non meno di duecento morti. Fonti indipendenti parlano, invece, di un più alto numero di vittime.
Secondo le testimonianze dei profughi che sono riusciti a fuggire oltre confine, i militari giungono nei villaggi a notte fonda, dividono gli uomini dalle donne e le violentano mentre uccidono i loro familiari. Molti analisti riferiscono di villaggi in cui la metà della popolazione è stata letteralmente sterminata. Lo scopo non dichiarato — accusano le organizzazioni per la tutela dei diritti umani — è quello di «liberare» il Rakhine dall’ingombrante presenza di questa comunità musulmana. Minoranza rispetto al resto del Myanmar, che è quasi totalmente buddista.

Sono oltre 70.000 le famiglie rohingya che sono fuggite dalla zona, ma chi non ha potuto rischia di rimanere senza cibo anche per intere giornate. «Nessun bambino al di sotto dei due anni si alimenta in modo corretto», evidenzia il Pam, sottolineando che oltre 220.000 persone hanno serio bisogno di assistenza umanitaria. «È una corsa contro il tempo per oltre 80.000 bambini che hanno meno di 5 anni», ha dichiarato al quotidiano britannico «The Guardian» un portavoce del World Food Programme in Myanmar, poiché «la grave malnutrizione può portare a una rapida perdita di peso nei prossimi mesi e quindi a un malfunzionamento del sistema immunitario».
I rohingya sono considerati dalle Nazioni Unite una delle minoranze più perseguitate al mondo. Nel Rakhine, uno degli stati più poveri del paese asiatico, sono circa un milione, su una popolazione di tre milioni di persone, a maggioranza buddista. Oltre 140.000 rohingya vivono in campi-ghetto, che non possono lasciare senza il permesso del governo. Si definiscono discendenti di mercanti arabi, mentre per il governo di Naypyidaw sono soltanto immigrati bengalesi che vivono illegalmente all’interno del Myanmar. Di conseguenza, i loro diritti allo studio, al lavoro, ai viaggi e alla libertà di praticare la propria religione e di accedere ai servizi sanitari di base sono molto limitati. Le autorità del Myanmar non hanno incluso i rohingya nella lista dei 135 gruppi etnici ufficiali del paese e a loro è negata la cittadinanza. Il che li rende apolidi a tutti gli effetti.
L'Osservatore Romano, 18-19 luglio 2017