domenica 30 luglio 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
"In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche»." Parola del Signore.
Commento di mons. Pierbattista Pizzaballa
Oggi leggiamo le ultime tre parabole del capitolo che Matteo dedica al mistero del Regno dei cieli.
Gesù usa immagini nuove per parlare di quel Regno di Dio che irrompe nella storia, che trasforma la vita, che fa qualcosa di nuovo a partire dal piccolo.
Ci soffermiamo innanzitutto sulle prime due parabole, tra loro affini: un uomo trova qualcosa di tanto prezioso, è pieno di gioia, va, vende tutto ciò che ha e quindi acquista quel tesoro incomparabile.
Innanzitutto il tesoro, la perla, vengono trovate (Mt 13,44.46).
Il tesoro non è qualcosa che l’uomo fa, ma qualcosa che l’uomo trova, che incontra sulla propria strada.
Ed è questo che lo rende così prezioso. Il tesoro esiste già, precede l’uomo, ma è nascosto. Se l’uomo non lo trova, il tesoro rischia di rimanere sepolto senza poter rallegrare nessuno. È sempre un tesoro, ma non arricchisce la vita. Invece se l’uomo lo trova, acquista una ricchezza senza paragoni.
Nella prima parabola il fortunato scopritore sembra imbattersi nel tesoro quasi casualmente; in quella della perla, la scoperta sembra frutto di una lunga e appassionata ricerca: il Regno è sia per l’uno che per l’altro, ugualmente. Ciascuno è chiamato a scoprirlo a modo suo, e i modi sono tanti quante sono le persone sulla terra. L’importante è trovarlo.
Ciascuno può dunque trovarlo in modo diverso, ma per tutti è necessario fare un passaggio, quello di riconoscere che quel tesoro, quella perla – quel Regno – hanno un valore incommensurabile, sono unici, sono il bene della vita: non un tesoro come tanti altri. Bisogna saper riconoscere di aver avuto una grande “fortuna”, di avere trovato qualcosa di incommensurabile, per il quale vale la pena di vendere tutto (v. 46).
Sia nell’uno che nell’altro caso non basta trovarlo: bisogna poi acquistarlo.
E qui la parabola presenta due stranezze.
La prima stranezza riguarda la gioia: il protagonista della prima parabola è pieno di gioia prima ancora di entrare in possesso definitivo del suo tesoro. Questo è strano: potrebbe essere un tempo di ansia, di trepidazione, in attesa della sicurezza di essere riusciti ad acquistarlo, di timore che qualcuno lo faccia prima di lui. Invece no. Ciò che lo colma di gioia è la scoperta di aver trovato tutto.
Come a dire che il dono più grande è accorgersi che questo tesoro c’è, e che può essere anche nostro.
È questa la scoperta che riempie di gioia la vita, la grande scoperta che ciascuno è chiamato a fare.
La seconda stranezza è il prezzo: questo tesoro, questa perla, non hanno di per sé un prezzo preciso, come ogni altro tesoro, come ogni altra perla.
Il loro prezzo è tutto: “…poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13,44); e: “trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi, e la compra” (Mt 13,46).
I beni possono essere pochi o tanti, ma per comprare il tesoro bisogna venderli tutti, perché il suo valore equivale esattamente a tutto ciò che i rispettivi futuri acquirenti posseggono, vale la vita intera.
Cosa significa?
Forse l’esegesi più bella di questo passo è la vita dell’apostolo Paolo, così come lui stesso la racconta: “Quello che era per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui, ho lasciato perdere tutte queste cose che considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Lui” (Fil 3,7-9).
Quando uno scopre la novità della vita di Dio, comprende che ogni altra ricchezza, ogni altro bene è nulla.
E non come se stesse facendo un sacrificio, ma con gioia lascia il suo modo vecchio di vivere, di pensare, di amare per accogliere una pienezza di vita che nient’altro e nessun altro potrebbero procurarci.
L’ultima parabola (Mt 13,47-50), infine, parla di una rete che raccoglie insieme pesci buoni e pesci cattivi. L’evangelista non vuole fare un giudizio, ma solo una constatazione: il tesoro è per tutti, ma per tutti c’è la possibilità di chiudersi a questo dono, di rifiutarsi di entrare in una novità di vita.
Allora ci sarà pianto e stridore di denti, ovvero ci sarà semplicemente la morte, che non farà altro che confermare il fallimento di una vita che non ha saputo comprendere e accogliere il dono.
Bisogna proprio fare come lo scriba, che Matteo mette al termine delle sette parabole del Regno (Mt 13,52). Lo scriba era per eccellenza il dotto, il maestro, il sapiente. Ebbene, anche lo scriba deve farsi discepolo, e di nuovo cominciare ad apprendere, umilmente, il mistero del regno dei cieli.
E stranamente dal suo tesoro questo scriba estrae prima cose nuove e poi cose antiche: prima, a livello di priorità, c’è la novità del Regno, e sarà questa novità a illuminare e a compiere le “cose antiche”, promesse e profetizzate nei secoli, senza che nulla vada perduto.
Il credente di ogni tempo ha ricevuto un insegnamento antico, ma è chiamato a ri-trovare il tesoro grande che è nascosto in sé, nella sua comunità. Un tesoro antico, ma se ritrovato diventa nuovo e fonte di gioia.
+ Pierbattista