sabato 1 luglio 2017

Mondo
Rapporto dell’Unicef sulla situazione in Africa e Asia. Milioni di bambini possono essere salvati
L'Osservatore Romano
Vite di bambini a serio rischio in alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia. Se i progressi nella riduzione della mortalità dei minori non aumenteranno, entro il 2030 saranno in quasi 70 milioni a morire prima di aver compiuto cinque anni. È quanto emerge dallo studio dell’Unicef, che prende in esame innanzitutto 51 paesi in cui si verifica circa l’80 per cento delle morti di neonati e bambini.
I dati vengono lanciati in un momento delicato, in cui i governi proseguono il proprio lavoro per raggiungere i cosiddetti «obiettivi di sviluppo sostenibile», tra i quali è compreso anche l’obiettivo di porre fine a tutte le morti infantili tra i neonati e i bambini sotto i cinque anni entro il 2030. Investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini può anche aiutare il raggiungimento di altri obiettivi di sviluppo, come quello di porre fine alla povertà.
Lo studio chiede ai paesi di intraprendere azioni pratiche per ridurre le disuguaglianze, tra cui: dati disaggregati per identificare i bambini lasciati indietro; investire maggiormente in interventi efficaci per prevenire e curare le malattie che più colpiscono l’infanzia; rafforzare i sistemi sanitari per rendere le cure di qualità più facilmente disponibili; innovare per trovare nuove strade per aiutare le persone ancora non raggiunte e monitorare le diseguaglianze utilizzando indagini sui nuclei familiari e sistemi d’informazione nazionali.
Secondo lo studio, presentato ieri, «investire nella salute e nella sopravvivenza dei bambini e delle comunità più svantaggiate ha una maggiore efficacia: per ogni milione di dollari speso vengono salvate quasi il doppio delle vite rispetto a un uguale investimento in favore di gruppi meno svantaggiati». Si legge che «migliorare la copertura degli interventi salvavita tra i gruppi più poveri ha aiutato a far diminuire la mortalità infantile a una velocità circa tre volte superiore rispetto a quanto accade tra i gruppi non poveri». Lo studio utilizza nuovi strumenti per dimostrare che gli investimenti per raggiungere i bambini dei gruppi più poveri sono 1,8 volte più efficaci in termini di vite salvate.
«Narrowing the Gaps: The power of investing in the poorest children» («Colmare il divario: il potere di investire nei bambini più poveri») presenta nuovi interessanti dati che danno supporto a quanto l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia aveva previsto nel 2010: il costo maggiore per raggiungere i bambini più poveri attraverso interventi sanitari e salvavita ad ampio impatto sarebbe stato controbilanciato da risultati migliori. Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef, ha sottolineato che «questa è una notizia estremamente importante per i governi che stanno lavorando per porre fine a tutte le morti prevenibili di bambini, in un momento in cui ogni singolo dollaro è importante. «I dati mostrano che investire in favore dei bambini più poveri non è solo giusto come principio, ma anche in pratica: si risparmia infatti un numero maggiore di vite per ogni dollaro speso». «Investire equamente nella salute dei bambini significa investire nel futuro e aiuta a spezzare cicli intergenerazionali di povertà». «Un bambino in salute ha migliori possibilità di apprendere a scuola e di avere uno stipendio migliore da adulto», ha dichiarato Lake.
La ricerca indica sei interventi sanitari chiave che non possono mancare per interventi ad alto impatto per la salute di madri, neonati e bambini: l’uso di zanzariere trattate con insetticida, allattamento materno (subito dopo il parto), cure prenatali, vaccinazioni complete, presenza di personale ostetrico qualificato durante il parto e cure per i bambini affetti da diarrea, febbre e polmonite, che restano tra le prime cause di morte infantile in paesi poveri.

L'Osservatore Romano, 1° - 2 luglio 2017