sabato 29 luglio 2017

«L’Europa non può continuare a distogliere lo sguardo dalla piaga del traffico di esseri umani. Ogni bambino e adulto che è intrappolato in questa forma di schiavitù moderna, circondato dalla paura, dall’abuso e dalla minaccia, è una vittima di troppo». È quanto ricorda Caritas Europa, in una dichiarazione diffusa in occasione della Giornata mondiale contro la tratta, che si celebra domani. Per molti, si legge nella dichiarazione, «l’idea di tornare a casa da dove sono fuggiti è peggiore che rimanere in schiavitù. Per i bambini vittime di tratta, è anche peggio; crescendo adattano la loro personalità e la loro realtà alle condizioni in cui vivono. L’Europa deve porre fine a questo. Percorsi sicuri e legali verso l’Europa possono svolgere un ruolo chiave nello sradicare questa attività criminale».
In Europa, la situazione dei minori non accompagnati, scomparsi poco dopo essere arrivati nei centri di accoglienza, ha di recente attirato l’attenzione dei media. Si tratta solo, rileva però Geneviève Colas, esperta di Caritas Europa sul tema della tratta, della punta dell’iceberg di un fenomeno che deve essere affrontato con particolare urgenza: «Quando sono costrette a migrare e a lasciare le loro case, le famiglie diventano instabili, in quanto perdono le loro reti di sicurezza. I bambini migranti, in particolare quando sono soli, sono particolarmente vulnerabili e spesso sfruttati dai trafficanti. A volte, le organizzazioni come la Caritas riescono a raggiungere le vittime, ma la capacità di mobilità delle reti dei trafficanti in tutta l’Europa sta diventando sempre più flessibile ed efficiente. Abbiamo bisogno di più strumenti giuridici a livello nazionale e locale per agire rapidamente e salvare le vittime della tratta».
Per l’organizzazione caritativa garantire un accesso aperto, sicuro e legale in Europa contribuirebbe a evitare inutili sofferenze a persone che sono così disperate da rischiare la vita per fuggire dalle loro case: «Abilitando più canali legali — si legge ancora nella dichiarazione — i leader europei potrebbero contribuire a porre fine al lucroso business dei trafficanti di esseri umani. Ci sono molti strumenti a portata di mano per raggiungere questo obiettivo, vale a dire facendo uso di visti umanitari, reinsediamento, sponsorizzazioni delle comunità, corridoi umanitari e ricongiungimento familiare». A ricordare come la tratta delle persone sia «un crimine contro l’umanità» è anche una rete di organizzazioni di ispirazione religiosa di tutto il mondo, che lancia un appello e una serie di proposte a governi e società civile affinché «intensifichino i loro sforzi per contrastare questo crimine». Ai governi chiedono, tra l’altro, «modalità sicure, legali e responsabili» per permettere l’attraversamento delle frontiere a migranti e rifugiati, principali vittime della tratta; «sistemi adeguati per la protezione delle persone a rischio» e «concessione di permessi di soggiorno umanitari a lungo termine» per proteggerle; formazione di chi lavora nell’identificazione delle persone trafficate e «indagini basate sulla raccolta di informazioni, piuttosto che sull’onere della prova esclusivamente a carico della testimonianza delle vittime». Viene chiesto anche di rafforzare le iniziative a sostegno delle vittime, «specialmente nelle regioni di frontiera e nei campi profughi» e attività di prevenzione e programmi educativi nei campi profughi per mettere al corrente i migranti dei rischi e informarli su come proteggersi. La rete è costituita da moltissime organizzazioni: fra queste, Caritas internationalis, Dominicans for Justice and Peace, Franciscan International, Jesuit Refugee Service, Unione internazionale delle superiore generali, Confederación latinoamericana de religiosos y religiosas, World Union of Catholic Women’s Organisations, Talitha Kum – The Worldwide Network of Religious Life against Trafficking in Persons.
L'Osservatore Romano, 29-30 luglio 2017.