venerdì 7 luglio 2017

L'Osservatore Romano
«Le politiche di prevenzione riguardanti il consumo di sostanze stupefacenti mostrano un evidente fallimento perché non hanno bloccato il fenomeno, anzi l’uso di droghe illegali fra i giovani è raddoppiato negli ultimi cinque anni»: a denunciarlo è l’arcidiocesi di México nell’ultima edizione del suo settimanale «Desde la Fe». La colpa, si afferma, è soprattutto delle mancate politiche di sostegno alla famiglia, mentre si sviluppano «modelli stranieri» e si mina «questa istituzione fondamentale che in gran parte rappresenta una scuola di prevenzione delle dipendenze».La Chiesa cita un’inchiesta nazionale sul consumo di droghe, alcol e tabacco svolta nel 2016 ed elaborata dalla segreteria della salute. Nel 2011 c’erano 4,8 milioni di uomini che consumavano sostanze stupefacenti; nel 2016 la cifra è salita a 6,5 milioni con un incremento del 25 per cento. Nello stesso periodo le donne tossicodipendenti sono passate da 926.000 a 1.900.000.
Ma sono gli adolescenti a preoccupare di più: nel 2016 sono stati ben 888.800 i ragazzi fra i 12 e i 17 anni che si sono avvicinati alla droga. Tra loro le sostanze più “popolari” sono la marijuana, le anfetamine e l’ecstasy (queste ultime due sintetiche). Si tratta di un numero di consumatori doppio rispetto a cinque anni prima.
In più — si legge nell’editoriale del settimanale cattolico intitolato Enfermo y violento — il 19 giugno scorso è stato approvato l’impiego medicinale della marijuana, della quale si sta consentendo la coltivazione e la commercializzazione. La desisione viene commentato come un «primo passo verso la sua totale liberalizzazione»: tale permissivismo — si afferma — stride in un momento storico di «guerra contro il narcotraffico» che ha già causato oltre 90.000 morti.
L'Osservatore Romano, 6-7 luglio 2017.