lunedì 31 luglio 2017

La professione di adoul, una sorta di cancelliere assistente dei giudici, previsto dalla legge islamica, potrà essere esercitata in Marocco anche dalle donne. “Occhi ed orecchie del magistrato”, secondo la definizione teologica che ne riserva il ruolo esclusivamente agli uomini, l’adoul, il notaio islamico, alleggerisce appunto il lavoro di notai e giudici della giustizia amministrativa, civile e penale, notificando al posto loro ogni sorta di contratto. Ogni loro atto ha poi bisogno di un magistrato per la convalida. Tuttavia, per abitudine, per fiducia e anche perché nei piccoli centri sono più facilmente raggiungibili, usualmente si va dall’adoul per le cessioni immobiliari, per i diritti di successione, per mettere per iscritto una testimonianza che finirà agli atti di un processo.
La figura dell’adoul, con la sua jillaba bianca e il fez rosso, è così familiare che nelle case dei marocchini abitualmente si trova quasi sempre la foto che lo immortala con gli sposi, mentre notifica l’atto di matrimonio.
Ora il ministero della giustizia lancia per ottobre un concorso per 700 posti di adoul, al quale potranno partecipare anche le donne. Il concorso è regolato dalla legge 16.03, che prevedeva tra i requisiti del candidato anche quello che fosse maschio, come si leggeva all’articolo 4, almeno in una prima stesura del 1982. L’articolo era già stato emendato qualche anno fa. Ma prima d’ora nessun concorso aveva recepito la novità. La tradizione teologica è rimasta saldamente ancorata a una interpretazione tradizionalista, che non lascia spazio alle donne.
Si tratta quindi di una vera e propria svolta per un paese che da qualche tempo ha intrapreso una strada decisa per un islam moderno e tollerante. Nel 2004 il parlamento ha approvato il nuovo codice di famiglia, la mudawwana, che ha quasi completamente eliminato gli ostacoli alla parità di genere. La discussione per la riforma era iniziata nel 1993 e sulle prime pareva impossibile mettere in gioco la legge divina (sharia) a colpi di giurisprudenza (fiqh), un prodotto umano. Eppure grazie a quegli sforzi, dal 2004, in Marocco una donna può diventare murshidat, predicatrice ufficiale dell’islam. Resta ancora molto da fare.
La battaglia più recente riguarda il diritto all’eredità che ancora esclude le figlie dalla successione in linea diretta. Nessuna professione, però, tra quelle previste dall’ordinamento dello stato, è preclusa alle donne, che sono numerose tra gli avvocati, i magistrati, i notai e gli insegnanti. Ora questa apertura anche per la professione di adoul, figura ai limiti tra sharia e fiqh, rappresenta un ulteriore passo in avanti.
L'Osservatore Romano, 28-29 luglio 2017.