martedì 4 luglio 2017

Una dichiarazione a sostegno del documento diffuso il 28 febbraio - 1 marzo scorso dall’università di al-Azhar su «Cittadinanza e vivere insieme”, è stata messa a punto nell’ambito del convegno islamo-cristiano che si è tenuto all’università Notre Dame de Louaïzé, a Beirut. Scopo dell’incontro era approfondire la questione cruciale della compatibilità tra i principi di cittadinanza e pluralismo e l’organizzazione sociale e politica dei paesi a maggioranza musulmana che riconoscono la legge islamica come fonte dei propri ordinamenti costituzionali.«Il congresso — si legge nel primo punto della dichiarazione — accoglie con favore e sostiene la dichiarazione di al-Azhar come appello sincero da parte dalla massima istituzione religiosa araba e islamica a una collaborazione completa in tutti i paesi arabi, in seno a uno stato nazionale costituzionale civile, che distingua tra religione e stato e si fondi sull’uguaglianza tra tutti i membri di uno stesso paese; un paese che valorizzi la diversità e la pluralità culturale e religiosa, e sostituisca ai termini “minoranza e maggioranza” quello di “cittadinanza”».
La dichiarazione di Louaïzé, in sostanza, spinge la dichiarazione di al-Azhar verso il riconoscimento dello “stato di natura civile” (espressione volta a evitare l’ambiguità che riveste l’espressione di stato laico per un musulmano) in cui la nozione di cittadinanza, con tutte le sue implicazioni giuridiche, si sostituirebbe a quello di appartenenza religiosa musulmana o cristiana, di minoranza e di maggioranza. Inoltre, la dichiarazione esorta il Libano e tutti gli altri paesi arabi a rafforzare la loro azione contro l’estremismo e a «concentrarsi sulla moderazione e il giusto mezzo» e a «cooperare in seno alle istituzioni religiose, educative e culturali con l’obiettivo di creare una nuova cultura».
Infine, i promotori della dichiarazione, al fine di realizzare gli obiettivi preposti, hanno annunciato di voler mettersi in contatto con le massime autorità religiose «musulmane e cristiane per uno sforzo di coordinamento e cooperazione».
L'Osservatore Romano, 3 - 4 luglio 2017.