sabato 15 luglio 2017

(Giovanni Franzoni) Il 12 giugno si è tenuto a Ronco di Cossato, in Piemonte, un incontro tra monsignor Bettazzi  (classe 1923), vescovo emerito di Ivrea, e il curatore di questa rubrica (classe 1928): unici “padri” italiani del Concilio Vaticano II ancora in vita. C’è chi si affanna, in questo periodo, a trovare nella Chiesa cattolica romana cambiamenti e  aperture che (dopo i pontificati soffocanti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI) si manifestano  in più regioni e diocesi, in conseguenza dell’input del Concilio Vaticano II. Il tutto in un governo di  papa Francesco volutamente innovativo ma chiaramente ostacolato da resistenze conservatrici. È parso dunque utile in una parrocchia vicino a Ivrea, diocesi dove monsignor Luigi Bettazzi fu  vescovo (1966-99), fare un incontro tra lo stesso prelato e chi scrive, che per la nostra età provetta  siamo gli ultimi “padri” italiani del Vaticano II ancora viventi.  In questa fase della crescita, dell’innovazione e delle resistenze al Vaticano II è utile chiedersi quale  sia la sua perla. Ci domandiamo, cioè, quale sia la novità del Concilio ormai acquisita, intorno alla  quale si muovono varie posizioni – anche contrastanti tra di loro – ma che comunque non può più  essere messa in discussione. La novità – ci è parso – è questa: la Chiesa cattolica non è una piramide nella quale la ricerca di  fede è pilotata da un vertice monarchico, ma, in questa  Ekklesìa , prevale (dovrebbe prevalere)  l’ascolto della Parola, sottratta ai compromessi con i poteri del mondo secolare. Con il fatto che, al Concilio, si decise subito di accettare che l’orientamento della Chiesa cattolica  non avesse due fonti – Sacra Scrittura e Tradizione – ma una sola, proveniente dalla Parola del  Signore, e che alla fatica della ricerca di risposte fossero convocate tante voci (anche dalle  periferie), ha avuto inizio un processo di consultazione e di rivalutazione di molte voci e di molti  pensieri che nei secoli passati erano state tacitate e tacitati. Non c’è da stupirsi che ne sia sorta una  varietà  di interpretazioni, anche su temi delicati, e che  questa conseguenza venga considerata uno stato confusionale, oggetto di nostalgia da parte degli  affezionati delle consuetudini. È stata, nel confronto con Luigi Bettazzi, mia particolare cura affermare l’importanza di portare  avanti i cambiamenti nelle comunità, riappropriandoci del diritto di conoscere e vivere in concreto il Vangelo, ma anche di guardare con amore larghe fasce di credenti che non devono considerare il  nostro avanzare come se fosse una fuga, ma possono partecipare con le comunità dell’ascolto e del  cambiamento, spiegandosi con tutta la pazienza e l’amore che si richiede.