mercoledì 19 luglio 2017

(Alex Zanotelli)  Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed  emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass- media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così  provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media ,  purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben  poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far  passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli  stanno vivendo. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del  silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa (sono poche purtroppo le eccezioni in questo  campo!). E’ inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più  giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno  trecentomila morti e milioni di persone in fuga. E’ inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un  regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire  dell’Africa e contro le etnie del Darfur. E’ inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da  oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. E’ inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso  l’Europa. E’ inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra  civile che non sembra finire mai. E’ inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona  saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. E’ inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno  scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. E’  inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove  arrivano i nostri minerali più preziosi. E’ inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a  rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu. E’ inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici  in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. E’ inaccettabile  il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che  incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi (lo scorso  anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!). Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre  rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’ “invasione”,  furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di  bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact, contratti fatti con i  governi africani per bloccare i migranti. Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è  una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico - finanziario. L’Onu si aspetta già  entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. E ora i nostri politici  gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a  Finmeccanica. E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove  sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come  patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. I nostri nipoti non  diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?. Per questo vi prego di rompere questo  silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe  possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della  Rai e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana  (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un Africa Compact giornalistico, molto più  utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo  rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci  tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.
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La risposta di Alberto Faustini.
Alex Zanotelli  
Caro Alex, pubblico molto volentieri il tuo appello. Perché è rivolto a tutti, anche se il tuo  messaggio si apre con un preciso richiamo alla nostra categoria, e perché è vero: di Africa si parla  troppo poco. Non è però una questione di libertà. Ti prego: non alimentare anche tu strani sospetti o, peggio, l'idea che vi siano complotti. Io e i miei colleghi continuiamo a poter scrivere ciò che  vogliamo e il nostro editore di ieri, così come quello di oggi, considera sacra la nostra libertà. Anche di qui la pubblicazione di questo tuo appello. Cerchiamo poi di non essere mai superficiali o  provinciali, anche se siamo fieramente locali, con uno sguardo attento su quello che accade fuori  dalla porta di casa e con un'analoga attenzione a ciò che accade lontano da qui. Tu dici che  dobbiamo darci tutti da fare e io ne sono convinto. A te, grande conoscitore dell'Africa del dolore,  della sopraffazione, della violenza e della povertà, per non dire di mille altri traffici, offro una  pagina bianca sulla quale intervenire quando vuoi per parlarci dei temi che ti stanno a cuore. Ti  chiedo anche di non generalizzare, però: né quando parli di noi, che ogni giorno cerchiamo di fare  al meglio il nostro mestiere, né quando parli di chi saccheggia l'Africa tirando in ballo le nostre  grandi imprese o le nostre banche. In quest'epoca, come scrivi proprio tu, caro padre Alex, in questo tuo accorato appello, abbiamo bisogno di tutto fuorché di superficialità. Aiutaci a capire, ad  approfondire, anche a migliorare, non a fare di tutta l'erba un fascio. Solo così, insieme, potremo  rompere un giorno il maledetto silenzio sull'Africa.  (Alberto Faustini)